
di Franz Krauspenhaar
Ancora una volta dobbiamo ringraziare la nostra buona stella!Le stelle sono tante/milioni di milioni/la stella di Negroni/ vuol dire qualità!
eccolo ancora davanti al cartone
e tutte quelle stelle che girano
all’impazzata, intorno
a un salame, che ha gustato
nella michetta croccante;
un regalino da fare
ogni tanto, che la mamma
gli consola così, la vita
non troppo spiritosa
Wilmaaa! Dammi la clava!
ah ma sono gli Antenati, questi
che ora da Carosello urlano
come simpatici matti;
chissà se gli uomini, allora
erano così tozzi, e correvano
così veloci; forse è per questo
che non c’erano auto a benzina,
come la Ford di papà, che
ancora ride, come un fanciullo,
come lui, il figlio
Oio/ olio di semi Oio/ dice il bottegaio/è l’olio da usar‘Oio’. ‘Vorrai dire olio…’ ‘No, volevo dire proprio OIO’
e la signora Bice l’ha già vista dove?
forse anche lei a Canzonissima
o Studio Uno, col piccoletto,
il marito; romani che ridono
e fanno ridere; ma adesso
il papà non ride, lui
è una specie di nordico
ride per cose strane,
sottili, felpate
ride in tedesco, ride
gutturalmente
Omsa, che gambe!
un nano USA e due stangone deutsch
ballano; e quanto sono bionde !,
sembrano aeroplani di pelle, fanno
sentire il bimbo incastrato alla sedia;
vorrebbe uscire – e, come Alberto Sordi,
portarle a spasso, a ridere, a scherzare
per la città, su un’auto sportiva
come quella del vicino di casa,
tutta cromata, che ti puoi specchiare
e dirci i desideri, anche i più vani
O-O-O-O-O Orzoro/è buo-o-o-o-no/con tutti, proprio tutti/i miei bambi-i-ni/ nel latte del mattino
la tazza eccola qua/si beve che è un piacere/e va giù che è una bontà…/O-O-O-O Orzoro!
un bimbo come lui, uno
dei tanti, biondo, anche lui
che dalla tazza fa fonte
d’orzo al malto.
A lui non piace tanto
lui vuole già il caffè
Paulista, primo
nella sua lunga lista
d’infrazioni da multa
mammamiesca
L’amico per la pelle/ è il talco Felce Azzurra/ il talco Felce Azzurra/l’amico per la pelle/il talco Felce Azzurra… Paglieri, uan!
un quartetto di canto, avanti e indietro
cantan di borotalco, quando il culetto
s’arrossava, e la mamma ci passava
la polvere bianca, che sanava;
e un leggero fruscio, fresco, di morte
o nero similare, si levava
da un futuro attendente, non si sa
dove, e per quando
Carmencita, sei già mia, chiudi il gas e vieni via… Al caffè Paulista non c’è uomo che resista
gira come una ballerina la moka
e ne sgorga un gonfio sorso;
e la Carmencita quanto è buffa,
nel Messico le donne
ingrassan presto: al bimbo
pare evidente, dall’attracco
del corpo, alto trapezio
Tuttostaaaancooo…/ ed ho tanto bisogno di…. /riposaaar Bidibodibù bididibodibù bididibodibù bididibodibù… bididibodibùbididibodibù… bi-bidibodibù!
tuttostanco è un tipo che somiglia
a lui, pigro, nullafacente
di niente ha voglia, né di fare
soprattutto i compiti; a lui,
bimbo, piacerebbe saltare, lì
sopra, sui materassi a molle
come quei ricchi bambini
in panciolle, vestiti da reclusi felici
Chiamami Peroni, sarò la tua birra
il ciccione suda nel deserto,
cerca il rinfresco, vaga,
é l’attore Mulè, caratterista
in tanti originali; finché arriva
una dama, una solita bionda
infartuale, la Solvi Stubing;
e il bimbo, quasi, s’imbarazza
di quel solare, fresco, sognar desto
Le rosse Rossana,/rosseggiando qua e là, /ingolosiscono tutti, /con la loro rossa bontà
ah le Rossana, al bimbo
fanno ricordare l’estate;
e il nonno, che nel negozio
gliele dona, con qualche Golia
a rinfrescare la gola,
immielosita; la dolcezza
del nonno è qualcosa
di eternamente grato
al creato della vita
Petrus, l’amarissimo che fa benissimo
che grande, corazzato pugno
si sbatte sulla tavola, quello
di un condottiero unno,
senz’altro; al bimbo piace
la forza, vorrebbe essere eroe
come dei film; e questo nome
(Boonekamp), gli suona bene
nelle orecchie; come urto di lance
si trattiene
Chi Vespa mangia le mele, chi non Vespa no
vede ragazzi colossali
che girano su scooter, nel vento,
liberi come fughe riuscite, liberi
come vespe, essi, loro, ronzanti
mostriciattoli a ruote
tra la musica e l’effluvio
di sere riuscite
Una cascata di freschezza. Una prorompente carica di vitalità
il cavallo, bianco, corre
sulla spiaggia; come fosse
un marziano, oggi, il bimbo,
da grande, paragona a De Chirico
quell’antica visione;
bagnoschiuma Vidal, ecco, sì,
niente di mitico, niente d’artistico,
solo un sapone per doccia
che faccia il suo sporco dovere
sulla pelle diaccia del corpo
Plas-mon!!!
un gigante dai muscoli enormi
come Maciste, come suo zio
Gaetano, sbatte sull’incudine
un martello inferrato. E dunque
vorrà dire che un giorno
anche lui sarà quel macigno
se insisterà, con quei biscotti
lattanti, da scemi poppanti?
Pun-pun / appuntamento yes / appuntamento di Punt e Mes
dolce musichetta, uno yes
che dev’essere inglese
o americano; un rendez-vous
si stende, la seratina promette
bene, se col drink si mantiene
Un Ramazzotti fa sempre bene, piacevolmente
Noschese, l’uomo dai mille volti
con quel sorriso biondo, tante volte
l’ha visto, trasformarsi, come
un camaleonte; non passeranno
che una vangata d’anni,
e poi quell’uomo, che faceva ridere
tutti, si sparerà in ospedale,
travolto da una nera emozione
ferale, ultima trasformazione
Brandy Renè Briand Extra, la legge del più forte! E ricorda: un vero intenditore beve con moderazione!
Yul Brinner, attore pelato,
uno straniero! che bello!
come sono migliori
le Jaguar delle Fiat! un uomo
tutto d’un pezzo, simbolo
della forza virile, un gangster,
un capo, colui che non puo’
fallire, in nessun campo
di questo squallido
piagnucoloso mondo
analcolico biondo
Chi ha rubato la confettura, eh … /chi sa-rà. I nostri ragazzi, nutriamoli con intelligenza!
il comico veneto, quel culastrisce
nobile veneziano, il Toffolo,
che sgorga dal tinello
e sulla musichetta dei bambini
La tartaruga? – ci spalma marmellata;
è un mondo dolce e zuccheroso
un mondo, questo, che ha raddolcito
anche il più disperato lamento
e l’ha reso spalmabile su fette
di edulcorato pianto
Ci-ci-bù/ci-ci-bù-fe-fè/do Brasil/Sao Cafè!
torniamo indietro: il bimbo
quasi un ragazzo, non dico
che già fumi, ma comunque
apprezza già Laura Troschel
carrozzata Bertone, o Pininfrina.
E anche quel jingle
quel samba de noantri,
soprattutto per quel naso
vero, del comico Pippo
animato, un cartone
vivente, sghignazzante
di commedia dell’arte
E la pancia non c’è più, non c’è più non c’è più, e la pancia non c’è pi non c’è più non c’è più, la pancia non c’è più, non c’è più, non c’è più non c’è più!… Matilde, l’olio Sasso lo voglio qui, sul tavolo!…
Mimmo Craig, l’attore bravo
con quel nome ben strano
sognava di aver la pancia, o giù di lì
forse a scosceso tonfare di grasso
e poi più nulla; quell’olio
era miracoloso, più santo che Sasso,
più l’uno che l’altro, se pubblicità
è arte della reincarnazione
è religione i cui effetti
sono mostrati dalla televisione,
ministro massimo, gran sacerdote
l’occhio di dio è il monoscopio
nostro, segreto
Quante cose al mondo puoi fare/ costruire/ inventare/ ma trova un minuto per me. Per noi… per voi… Tassoni. Per te e per gli amici: Tassoni
da qualche parte la puoi
ancora trovare, la cedrata
Tassoni; un reperto, che solo
l’esperto bevitore, in là con gli anni
conosce e scova, nei bar delle periferie
residenziali. Mina cantava, ancora,
quand’era magra e si esibiva.
Chissà, pensa adesso il bambino
quarantenne, dove sono finiti
gli amici, e quante cose al mondo
hanno fatto, se hanno fatto fortuna,
se hanno avuto dei figli, dei nipoti.
Ora saran pensionati, e berranno
oligominerale, alle terme, a Boario
Vecchia Romagna Etichetta Nera, il brandy che crea un’atmosfera
quella bottiglia il bimbo se la ricorda,
era scura, con l’etichetta nera,
gli sembrava una cosa potenziale,
sorda, quasi scostante, una cosa
da poveri che dicono d’essere ricchi,
da micragnosi; da gente come ne trovi
a mille, che oggi si baloccano con altro,
con i Bellini, con i Camparini, e, in su,
con champagne e single malt, roba
da intenditori di whisky, da Micheli
che hanno l’esclusiva alla gola.
La ricchezza è diventata
larga, quasi per tutti, almeno
una volta l’anno, per provare
l’ebbrezza di questo mondo alcolico,
ubriaco fradicio
***
Il bimbo va a letto;
é finito il suo
Carosello. Scatta
la sigla, la mamma
prepara i cuscini
per la nanna.
Domani è un altro giorno
e poi un altro, ed è sempre
domani, per chi spera
e spererà di avere.
E cambieranno gli slogan
e ci saranno gli spot, sputi
di un minuto a frammezzo
di un film. Ci abitueremo
a tutto; il bimbo crescerà,
la mamma imbiancherà
senza il papà. Altre filastrocche,
altre canzoni, altre musiche,
altri prodotti; il colorato
monoscopio, al plasma,
evacuerà storie per grandi,
i cartoni solo negli steccati
del pomeriggio, ai bambini
panda, forse gli ultimi
della specie umana.
Calimero non c’è;
e se ci fosse, sarebbe
bianco, dalla vergogna;
direbbe che non si sevizia
così, un paperino; direbbe
che gli anni sono passati
forse invano. Non è altro
che questo: il ricordo d’infanzia
è il righello di un bilancio
a oltre metà di una vita,
se tutto fila liscio.
Carosello sale verso
le stelle, dove riposano
i sonni di tutti; e ancora
qualcuno di noi spalma
il suo formaggino
sull’ultima fetta.
Franz, il tuo post è come un rock, che ti fulmina così… le sinapsi.
Pensa, sto facendo uno sforzo terribile per ricordare quante volte mi sono “applicato” sulla peroni, prima di passare dal bididibodibù pre-nanna e sogni d’oro, possibilmente non bagnati, al mio primo “mademoiselle, voulez-vous bididibodibuer avec moi ce soir?”
Non avresti una tassoni a portata di mano, per caso?
Commento by Ugolino Conte — gennaio 16, 2007 @ 1:35 am
m’è venuta una tristezza infinita. vado a farmi un do(m) bairo 76. favoloso. mette un formaggino tigre nel motore.
Commento by sitting targets — gennaio 16, 2007 @ 1:41 am
grande Franz!
hai pensato di farti pagare dagli sponsor?
ci faresti un capitale con queste due puntate!
impavidamente
litbrother
Commento by litbrother — gennaio 16, 2007 @ 7:16 am
peter pan dei miei giorni ancora magici
grazie Franz!
Commento by marino — gennaio 16, 2007 @ 10:15 am
Ma dove sono finite tutte quelle merci?
Il caffè paulista, la birra peroni, il talco felceazzurra sono finiti con carosello o ci sono ancora? Il formaggino mio. Ava come lava.
E come aver vissuto nove vite.
Commento by alcor — gennaio 16, 2007 @ 10:44 am
Franz, è curioso, ma questo tuo post mi ha messo in moto le stesse aree del cervello che sono state messe in moto dall’annuncio della scuola Holden.
Io devo uscire dalla rete, mi mostra troppe verità e non è detto che facciano bene alla salute.
Commento by alcor — gennaio 16, 2007 @ 10:54 am
che voglia di OOOrzoro!!!
che bella carrellata di immagini pulite….
Grazie Franz!
Commento by carla — gennaio 16, 2007 @ 11:18 am
ma voi vi ricordate quando un giorno preciso di un imprecisato anno dei settanta la merce perse il colore? E noi bambini a controllare sulle etichette che non vi fossero conservanti e coloranti, l’ E 220 e il terribile E330? E tutto quello che era Rosso (il bitter per esempio) diventò bianco? Come quando il Pc (il partito) diventò la cosa…
effeffe
Commento by effeffe — gennaio 16, 2007 @ 11:31 am
L’altro giorno ero al supermercato. Mi sento bussare sulla spalla.
Mi giro ed era mio cugino, il quale assomiglia a De Niro e ha qualche anno più di me. Lo vedo senza la famiglia.
Gli dico: “Ciao Oreste, che fai…sei solo?”
“Si. Sono venuto perchè ho saputo che qui hanno ancora i formaggini Tigre”.
Commento by missy — gennaio 16, 2007 @ 12:43 pm
La merce perse il colore?
Non me lo ricordo proprio.
Commento by alcor — gennaio 16, 2007 @ 1:06 pm
Questi non sono poemetti sperimentali bensì articolati sonetti evocativi di prima classe. Incomincio ad accusare una certa dipendenza….
la caramella che mi piace tanto e che fa dudu….dudu…..yeah!
@ effeffe
Eh, se me lo ricordo! All’improvviso mi erano vietate tutte le goloserie all’Archemese (o Alchermes?) – quel liquore di colore rosso usato in cucina come guarnizione decorativa ai comuni dolci fatti in casa – ovvero la Zuppa inglese, i Topini dolci, i Fiorellini, le Castagnole rosse ecc… tutto per timore di elementi dal nome alieno E120 ed E124….e pensare che il rosso è il mio colore preferito. Comunque la zuppa inglese non è stata più la stessa per un bel pò. In seguito ho scoperto che il comunemente chiamato E120 è di origine naturale e sin da tempi lontani viene estratto da un insetto chiamato cocciniglia: un problema in più per i vegetariani.
Commento by Lady Lazarus — gennaio 16, 2007 @ 2:38 pm
Comunque ci sono ancora i formaggini tigre e le sottilette tigre che – siccome filano di meno delle altre marche – sembra che facciano meno male. Consigliati per le minestrine dei bambini, fino a prova contraria. Peccato che non si sciolgono come i formaggini mio però.
Commento by Lady Lazarus — gennaio 16, 2007 @ 2:41 pm
Effeffe,
il P.C.I. divenne “la cosa” un po’ d’anni dopo dalla perdita di colore delle tic tac.
In generale, però, ho la sensazione che qui nei commenti si abbia nostalgia non di quegli anni, di quella tv, di quelle pubblicità (anni così meschini, democristiani, ottusi), ma, semplicemente e umanamente, degli anni passati. Della gioventù/infanzia. Lecito, ben inteso. Ma non facciamo confusione.
Commento by gianni biondillo — gennaio 16, 2007 @ 2:42 pm
concordo con gianni b. spesso sento dire che allora era tutto meglio. non è vero: forse avevamo losguardo a colori.
il bello e lo schifo dilagano sempre e comunque: dipende da chi guarda, saper vedere.
Commento by cristiano prakash dorigo — gennaio 16, 2007 @ 3:48 pm
Grazie a tutti per i commenti. E’ stato un piacere leggervi. Il piacere è stato, credo, reciproco. Siete tornati bambini per qualche minuto, eh? Ma non era tutto oro quel che a quel tempo luccicava. Io sono stato molto meglio dopo, dalla preadolescenza in su. Quel bimbo biondo che guardava Carosello non era felicissimo, penso si sia capito.
Ma non volevo solo farvi fare “quel” giro sulla giostra. Dentro questa mia scrittura d’occasione c’è, in fondo, la nostra vita; e quello che siamo noi oggi, noi di una certa generazione; comunque sia, dovunque siamo giunti, qualcuno di noi – o forse tutti, chissà – “spalma il suo formaggino sull’ultima fetta”. Un poeta che stimo, (anzi che stimano in molti) poco tempo fa, mi disse che nelle mie cose c’è “molta clemenza” per il genere umano. Sono stato cinico e sono stato “sulla strada”, ecco perché. Ho viaggiato in Mercedes per i produttori di quei “formaggini”. Ne ho tratto esperienze, un po’ di soldi, una vita impossibile.
Da quella vita impossibile ho tratto qualche buona pagina. Ho ripreso a pensare anche alla mia infanzia. A 46 anni è ora di pensare al… passato.
Quel mondo di allora, democratico cristiano, era orribile come quello di oggi. O forse meno. Cinicamente, penso che oggi si stia peggio. Va bene pensare al passato, ma solo per scrivere. Io penso che bisogna guardare avanti, per vivere. Ciao.
p.s: Alcor cara, quei prodotti sono tutti in commercio. Ora vado a farmi una doccia, m’insapono il corpo scultoreo col Vidal Pino Silvestre, m’asciugo col Felce Azzurro, mi stappo una Peroni e… scrivo una mail a Ugolino Conte.
Commento by fk — gennaio 16, 2007 @ 5:44 pm
Bello, bello, bello;a volte credo che la nostalgia sia il sentimeto perfetto. E questo ti porta là, sopra le stelle di negroni da dove si vede un bambin che mangia un formaggin davanti al carosello.
Commento by gisy — gennaio 16, 2007 @ 7:17 pm
è molto bello, si….
ricordare è un pò come tornare alle origini….e le origini ci aiutano a mantenere la nostra identità, in un mondo che corre insaziabile!
La nostalgia è necessaria, è crescita, è anche gioia, se la accettiamo…..credo.
Baci
carla
Commento by carla — gennaio 16, 2007 @ 8:16 pm
IL felce azzurra?
Mi ha spiazzato, è vero che è talco, ma per me è femminile. Son di parte.
Che siano in commercio mi dà una certa consolazione, i libri durano poco, ma i saponi resistono.
Commento by alcor — gennaio 16, 2007 @ 8:28 pm
….mi viene in mente questa:
non spegnerti, no
come una nenia
cullami ancora…
Commento by carla — gennaio 16, 2007 @ 8:50 pm
Nostalgia tenaglia.
Commento by gisy — gennaio 16, 2007 @ 11:12 pm
sottoscrivo fk. ripartire, è il nostro destino.
Commento by o mio capitano — gennaio 17, 2007 @ 6:02 am
@Gisy. clikka sulle mie iniziali. grazie.
@O mio capitano. eh sì, altra scelta non c’è. un abbraccio.
@Carla. “La nostalgia è crescita”. Non è vero. E’ stravero.
@Alcor. ” i libri durano poco, ma i saponi resistono.” Già: si leggono i Saponi (in Opera) e ci si lava (diciamo così, insomma lo si fa in bagno) coi libri.
Commento by fk — gennaio 17, 2007 @ 9:30 am
Grazie fk del viaggio monoscopico. Ma la memoria dove ti porta! Accidenti a lei e alla nostalgia delle merende pane burro e zucchero e cose così. Ma lo ricordate il monoscopio con quel suono UUUUUUUUUUU fisso, chè la tv iniziava al pomeriggio tardi verso le cinque? Prima non c’era nulla, se non il monoscopio ululante. Ma, nel periodo d’interregno fra bianco e nero e colore ecco apparire le impareggiabili “Prove tecniche di trasmissione”, come modulava ogni tanto una voce femminile fuori campo: la sorpresa assoluta, accendendo la tv a tempo perso, in certe mattine in cui si stava a casa “malatini” (e quanto era bello anche quello) da scuola, preda delle altrettanto scomparse epidemie di morbi esantematici, morbilli, scarlattine, varicelle e pertossi. Queste prove tecniche, probabilmente a colori, noi le si vedeva in bianco e nero. Un universo rarefatto e muto che si ripeteva: prima delle immagini fisse di due fiori, ragazze bionde, o vestite da tennis, signore ben pettinate e truccate con sottofondo di musica classica e poi misteriose scene celibi alla Becket: una ragazza che preparava ad libitum un pranzo in cucina con arredo moderno, un venditore di stoffe che sciorinava il suo campionario, uno studio da pittore con tele e tavolozze e mi pare di ricordare anche un tour al giardino zoologico. Senza una parolina, un accenno d’intreccio. Nulla. Tutto neutro. Metafisco e fluido. Mai che il rappresentante si fidanzasse con la cuoca e portassero i loro bambini allo zoo. Inesorabilmente il loop ricominciava uguale a se stesso. E noi lì, nei fumi della febbre, a sperare che succedesse qualcosa. E di che colori fossero i due fiori anthurium con il lungo inquietante pistillo, lo si imparò solo quando, prima fra tutti nel caseggiato, la portinaia Maria acquisto l’apparecchio a colori, con sopra centrino di pizzo e gondola veneziana d’ordinanza. Uno era rosso e l’altro verde. I fiori.
Commento by cosi&come — gennaio 17, 2007 @ 11:15 am
@f.k. he he ;-) eh beh mi ha dato lo spunto! Ma vuoi mettere?
Commento by gisy — gennaio 17, 2007 @ 12:58 pm
@così e come.
ecco, un intervento come il tuo io lo metterei in homepage. sei toscano/a?
@gisy
ho nostalgia tenaglia di albano carrisi zitto. :-)
Commento by sitting targets — gennaio 17, 2007 @ 8:12 pm
ecco un indizio…Targets è toscano!
Commento by carla — gennaio 17, 2007 @ 8:27 pm
carla bariffi, se io sono toscano dio, o cosa per lui, mi fulmini. se lo leggi bene, l’amico, toscaneggia un po’. magari lo fa apposta. comunque ha scritto un pezzo, lui, non un post: (postati già postumi, appunto).
Commento by sitting targets — gennaio 17, 2007 @ 8:38 pm
l’amico è una donna….fidati!
Commento by carla — gennaio 17, 2007 @ 8:42 pm
mi fido.
Commento by sitting targets — gennaio 17, 2007 @ 8:55 pm
cara cosi&come, dopo l’inaspettato regalo del tuo tanto (giustamente) lodato commento-post, ho deciso di farti anch’io un dono, spero gradito. letto il tuo testo “la gina”, ho deciso di portarti via, senza ulteriori spese da parte tua, tutte le “robe” pesanti, le scorie verbali che coprono il senso e la bellezza fulminante della tua poesia. complessivamente riducibile, in tutto il suo splendore, al nocciolo (o zoccolo) duro di questo sublime distico:
La cameriera Gina
era venuta.
(.:punto)
Commento by il robivecchi — gennaio 17, 2007 @ 9:30 pm
deciditi: zoccolo o nocciolo? perchè qui si taglia un po’ per tutti.
Commento by sitting targets — gennaio 17, 2007 @ 11:14 pm
zoccolo, zoccolo…
Commento by il robivecchi — gennaio 18, 2007 @ 12:22 am
Gentile Sitting Targets,
si fidi di Carla e, la ringrazio del complimento, ma no, non son punto toscana.
Lunga permanenza centro italica.
Gentilissimo il robivecchi,
La ringrazio vivamente per lo sgombero della soffitta e per aver liberato quello zoccolo della Gina, oddio non voleva mica dire zoccola, eh?! Anche se la Gina… insomma…. ha, come si suol dire “dato molto amore”.
Per contraccambiare le regalo due poesie leggere leggere.
Al massimo spolveri via la punteggiatura, se proprio proprio le sembra un po’ troppo pesante.
Sfiorata,
sfiorita.
Ammaliato?
Ammalato!
c&c
Commento by cosi&come — gennaio 18, 2007 @ 9:06 am
hey Targets…sei forse napoletano?
un saluto a cosi&come
Commento by carla — gennaio 18, 2007 @ 12:24 pm
no carla bariffi, no. acqua, acqua…
Commento by sitting targets — gennaio 18, 2007 @ 12:48 pm
ok….ti chiami Francesco e sei del Nord!
ne approfitto per chiedere a Franz quando mi fa ancora leggere cose così belle, il che equivale a farmi sognare!
ciao
Commento by carla — gennaio 18, 2007 @ 1:45 pm
@S.T: non dirmi che ho indovinato!
Commento by carla — gennaio 18, 2007 @ 2:32 pm
carla bariffi, sono del nord, sì. mi chiamo targets. sitting targets. (francesco è un bel nome ma io preferisco anacleto).
Commento by sitting targets — gennaio 18, 2007 @ 2:43 pm
anacleto è una figata unica, davvero. ti direi di comportarti così: indossalo nei giorni pari e riprenditi sitting targets nei dispari. alterna anche i mesi e, di settimana in settimana, cambia i pari coi dispari. hai capito? no? nemmeno io.
ciao, anacleto.
Commento by il robivecchi — gennaio 18, 2007 @ 3:11 pm
mica ho detto di chiamarmi anacleto. mi piacerebbe tanto, ma ormai quel che è fatto (all’anagrafe) è fatto.
Commento by sitting targets — gennaio 18, 2007 @ 3:29 pm
ma dài! ti sta così bene: anacleto targets! appena apri bocca e ti presenti a una femme, acchiappi di brutto. è un nome che tira. il vero guaio, invece, sarebbe chiamarsi ‘anocleto’. anche se, molto probabilmente, si acchiappa anche in quel caso.
Commento by il robivecchi — gennaio 18, 2007 @ 3:38 pm
Anacleto….sempre in tema di spade è???
Commento by carla — gennaio 18, 2007 @ 3:56 pm
…anche se Anacleto era il Gufo parlante….
Commento by carla — gennaio 18, 2007 @ 3:57 pm
ah, io acchiappo anche da anonimo.
carla bariffi, sia buona, niente gufi nè tanto meno grilli. amo gli animali ma c’è un limite. a proposito, il mio setter otto attende con una certa ansia di conoscere il suo mordicchio. veda lei.
Commento by sitting targets — gennaio 18, 2007 @ 4:26 pm
…era il gufo de “la spada nella roccia”!
Ogni nome ha una sua storia…
La prego…
non si offenda!
Penserò una poesiola da mandarle….
Commento by carla — gennaio 18, 2007 @ 5:18 pm
Non vedo
oltre la smerigliata faccia
- nello specchio -
L’angolatura chiama
la tua lucentezza…
Commento by carla — gennaio 18, 2007 @ 9:18 pm
Perdindirindina! Ma questo è un gran lavoro, franz. E sottolineo lavoro.
M’intenerisce, mi diverte, mi rattistra. Ma sono anche ammirato, perché
è un testo assai impegnativo. E non mi sembra proprio “d’occasione” (come lo definisci). Dubito, infatti, che in questa rigorosa ricognizione ti abbia assistito solo l’affettuosa memoria. Il poeta, qui, è anche uno storico alle prese con una riflessione (semiseria ma non per questo meno drammatica) sulla fine della storia, oltre che con i sui personali bilanci esistenziali.
L’idea è geniale: una glossa poetica, in amaro controcanto, per ogni spot di carosello; e il tutto resituisce il sapore di un’epoca, oltre a evocare quell’infanzia che il lettore indovina triste. L’infanzia triste (ma favolosa come ogni infanzia) degli ultimi infanti della specie umana.
Commento by Giovanni Monasteri — gennaio 18, 2007 @ 10:01 pm
Grazie, Giovanni, sempre gentile.
Commento by franz krauspenhaar — gennaio 19, 2007 @ 12:28 pm
caro sitting targets, un setter di nome otto non mi era mai capitato, ma me lo rivendo di sicuro.
ti consiglio di acchiappare le persone giuste, che tra grilli e gufi stai certo che ti stufi.
salufi
lit
Commento by litbrothers — gennaio 19, 2007 @ 1:57 pm
mi sa che hai (avete? – quanti fratelli siete?) ragione.
Commento by sitting targets — gennaio 19, 2007 @ 2:09 pm
sì, siamo una bella compagnia! (ma non gufiamo mai, salvo in casi eccezionali).
Commento by litbrothers — gennaio 19, 2007 @ 4:21 pm
però “i gufi” erano un bel gruppo. vecchi tempi.-
Commento by sitting targets — gennaio 19, 2007 @ 6:46 pm
@Franz
in attesa di tuoi prossimi scritti, ti dedico tre versi, brevi brevi,
ma così prepotenti!
“Vaganti come stelle
nella notte calda
siamo…
Commento by carla — gennaio 19, 2007 @ 7:57 pm
Ah i gufi e nanni svampa? ^-^
La mamma prepara la nanna,
Mi versa sapore di panna,
è ora di andare Susanna,
mi porta sulle lenzuola
di fresco vestite d’aiuola
mi appoggia la guacia sul letto
ed io cosa vedo sul tetto?
Ragnetto, ragnetto, ragnetto.
Commento by Gisy — gennaio 19, 2007 @ 8:05 pm
Bellissima Gisy!
sognamo…
Commento by carla — gennaio 19, 2007 @ 8:49 pm
Se ci tolgono pure il sogno… cosa ci resta di vero? :-)
Commento by Gisy — gennaio 19, 2007 @ 9:05 pm
bisognerebbe aggiungere una strofa sulla biancheria ragno. certo, se ci pensi, biancheria ragno: trovarsi un aracnide nelle mutande o tra le lenzuola…altro che grilli e gufi.
salumi a tutti.
Commento by litbrother — gennaio 20, 2007 @ 12:49 am
p.s.:
stasera mi guardo: “Le cronache di Narnia”.
non ci sono per nessuno!
o quasi…
Commento by carla — gennaio 20, 2007 @ 8:33 pm
Howdy, i learn your weblog often and i personal an identical one and i used to be just wondering in case you get loads of spam comments? If so how do you forestall it, any plugin or anything you possibly can advise? I get a lot lately it’s driving me mad so any assistance is very a lot appreciated. Anyway, in my language, there aren’t much good supply like this.
Commento by viec lam nhanh — gennaio 13, 2011 @ 6:45 pm
Good day very nice blog!! Man .. Stunning .. Wonderful .. I will bookmark your weblog and take the feeds also…
Commento by internet marketing promotion — gennaio 14, 2011 @ 11:22 am