The FK experience

giugno 14, 2006

CRISTINELLA, LA NOSTALGIA DI UNA RAGAZZA PERDUTA

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 10:06 am

(Ricevo da Girolamo Lazoppina e pubblico un elzeviro del grande giornalista Gaetano Afeltra apparso sul Corriere della Sera il 29 Aprile 2004, e a seguire un commento dello stesso Lazoppina. Buona lettura. FK)

di Gaetano Afeltra

Adesso per fortuna, tutto il mondo è cambiato. Ma anni fa il Sud dove sono nato e ho passato l’adolescenza era spietato in materia di sesso, anzi era contro il sesso. La vicenda di una ragazza di Amalfi, che era diventata una vera “professionista”, fu vissuta addirittura come una vergogna cittadina. E’ una storia crudele che va raccontata. Si chiamava Cristinella. Noi ragazzi non l’avevamo mai vista ma ne eravamo incuriositi e affascinati, immaginandola bella e provocante, qualche cosa di irraggiungibile per noi. Perché mai Cristinella dovrebbe vergognarsi? Mi chiedevo nella mia amoralità di adolescente.

Quasi in ogni città, quasi in ogni paese d’Italia si mieteva fra le ragazze più giovani e sprovvedute per fornire personale alle varie case chiuse. Era una piaga comune. Ma ad Amalfi il caso di Cristinella aveva suscitato uno scandalo incredibile, era diventato una specie di macchia collettiva, al punto da far indire nelle chiese preghiere di riparazione “per la nostra pecorella smarrita”. Si sapeva che ad Amalfi Cristinella non sarebbe mai più tornata. Qualcuno disse di averla intravista sull’autobus Napoli-Amalfi: però non era arrivata al capolinea, era scesa a Maiori, cinque chilometri prima della sua città.

Ma chi era Cristinella? Era la figlia di un pescatore e durante un’estate aveva cominciato a lavorare come cameriera presso una famiglia di un famoso avvocato che possedeva una villa ad Amalfi.la padrona l’aveva presa a benvolere al punto di chiederle se le sarebbe piaciuto continuare il servizio a Napoli. Lo stipendio era buono e, alla fine, la famiglia concluse per un “si”. Il vecchio pescatore si raccomandò alla moglie dell’avvocato: “Ve l’affido come una figlia”.

Ogni mese Cristinella mandava una parte del suo salario e diceva che tutti, in casa, le volevano bene. La cosa andò avanti per due, tre anni. Un giorno, però, arrivò una lettera della signora, in cui si diceva che Cristinella aveva lasciato il servizio per un altro posto più vantaggioso. La ragazza stessa scrisse al padre per rassicurarlo, confermando che avrebbe guadagnato più del doppio. Ma, in capo a meno di un anno, un amalfitano scoprì Cristinella fra le “signorine” di una casa di tolleranza di via Nardones, a Napoli. Rapidamente, tutto il paese ne venne a conoscenza. Fu uno scandalo, come ho già detto. Per la vergogna, la famiglia di Cristinella si chiuse in casa e per un paio di mesi non ne uscì. Il padre moriva letteralmente di crepacuore: fece sapere a Cristinella che non mettesse più piede ad Amalfi, la famiglia la rinnegava, per loro era morta.

Ma Cristinella non resisteva dalla nostalgia. Non resisteva ma insieme non aveva il coraggio di arrivare fino ad Amalfi: si metteva in viaggio ma si fermava, come ho già detto, a Maiori. Da Maiori, Amalfi si vede benissimo. Con il binocolo Cristinella poteva distinguere la sua casa sul mare, con le due finestre dipinte di verde. Si fermava a Maori uno o due giorni.

Bonaventura, Cosimo ed io avevamo un gran desiderio di vedere finalmente una vera “professionista” del piacere. Zitti zitti, una sera andammo a Maiori. Girammo per tutto il corso e per tutto il lungomare alla ricerca di Cristnella. Non la conoscevamo ma tentavamo lo stesso di individuarla fra la gente, convinti com’eravamo che fosse diversa da tutte le altre donne. Alla fine Cosimo ebbe un’idea: “Andiamo a vedere alla Torre Normanna”.

Era una sera di giugno, sulla terrazza belvedere della Torre la gente stava seduta ai tavolini. Di lì i tre in fila sulla costiera, Maiori, Atrani e Amalfi, si toccavano con la mano. Scrutammo bene tra gli avventori. In fondo, proprio vicino al parapetto, c’era una donna sola, giovane, affascinante, i capelli lunghi e neri, vestita con grande eleganza. Ci mettemmo l tavolo accanto. Ci arrivò subito un profumo tenue e inebriante, il suo profumo. Eravamo già stati presi al laccio della seduzione. Lei guardava lontano, come assorta. Aveva l’aria di una ragazza romantica, un po’ triste e molto bella.

Bonaventura suggerì: “Che male c’è se le chiediamo: scusi, lei è Cristinella?”. Fui io a farle la domanda. Lei rispose subito di si, poi, di rimando, mi chiese: “E tu, come ti chiami?”. Così fece anche con gli altri due. Ci eravamo raccolti intorno al suo tavolo e la contemplavamo come l’incarnazione dei nostri sogni. Eravamo impacciati, rispettosi, discreti, forse anche un po’ sciocchi. Lei capì: ci osservava e a poco a poco si faceva sempre più tenera. Continuò a parlare di piccole cose, che però rafforzavano quella deliziosa confidenza e complicità. Di colpo chiese: “E mio padre come sta, lo vedete mai?”. “Si”, rispose Bonaventura, “quando va con le lampare a pesca di alici”.

In quel momento, sulla striscia di mare da Capo d’Orso a Conca dei Marini si vedeva la lunga fila delle lampare con le loro luci: davano un senso di quiete, di immobilità, là ferme e pazienti, per un lavoro duro, incerto. Quella sera erano più di novanta, lontane lontane. Su una di quelle barche c’era certamente il padre di Cristinella. Nell’oscurità lei fissava quelle barche ad una ad una, come per cercarvi il padre. Se costui, per miracolo o per magia, l’avesse potuta vedere così bella, elegante e profumata, non avrebbe resistito, sarebbe morto di dolore.

Con un gesto automatico e doloroso, tirò fuori dalla borsetta un fazzolettino: mi accorsi che si asciugava gli occhi. Per mascherare la commozione osservò: “Come si vede bene il mare, stasera”. Ce ne andammo silenziosamente, uno alla volta, come nel finale di certe commedie, quando la scena si vuota degli attori, lasciando la protagonista sola, sola, che piange. Qui cala il sipario della breve avventura. In paese non dicemmo nulla della nostra spedizione a Maiori. Del resto neanche fra noi, sulla via del ritorno ad Amalfi, ci scambiammo parola. L’incantesimo continuava.

****
L’illusione che mi conforta è quel solitario lettore tra cent’anni che troverà in Cose viste un limpido riflesso della vita nostra, di quello che è stata la nostra vita e il tema dei nostri pensieri o solo delle nostre cronache e conversazioni“.
E’ quanto confidò Ugo Ojetti al giovane Marino Moretti per definire in poche battute il senso più profondo e vero dei suoi preziosi elzeviri. E mi è subito balzato alla mente nel leggere il raffinato e sobrio elzeviro di Gaetano Afeltra in ricordo della tormentata Cristinella. La giovane protagonista di un mondo che non c’è più, ma che non per questo merita di essere coperto dall’oblio.
Ringrazio Gaetano Afeltra per l’emozione suscitatami. Per avermi catapultato in un’epoca andata e certamente non mia, ma ancora viva tra le righe dei suoi ricordi. Per avermi trasmesso un pezzetto della sua emozione di allora, che è diventata la mia emozione di oggi. E per aver reso ancora viva la giovane Cristinella. Con i suoi buoni sentimenti, molto più forti di ogni ipocrita pregiudizio.

Girolamo Lazoppina

4 commenti

  1. Credo sia scomparso misteriosamente un commento di Carlo Capone. Carlo, puoi gentilmente rimetterlo? Scusa per l’inconveniente.

    Commento by markelouffenwanken — giugno 14, 2006 @ 5:15 pm

  2. No problem, Franz, mi dai l’occasione per ringraziarvi ancora, te e Girolamo, per aver proposto questa splendida memoria di Afeltra. I luoghi descritti – Amalfi, Atrani, Conca, Maiori, Capo d’Orso, il fiordo di Furore, Praiano, Positano – sono parte del mio paesaggio interiore. Terre di acqua, smeraldi, grotte, di incursioni di mori. Sbarcavano sulla spiaggia di Amalfi e risalivano le viuzze della Repubblica in cerca di preda. Oggi quelle vie sono scalinatelle erte e sinuose. Si arrampicano sopra il Duomo arabo – normanno tra costruzioni moresche. Le sere di estate lampioncini di carta ne alleviano le asprezze.

    Carlo

    Commento by Carlo Capone — giugno 14, 2006 @ 6:31 pm

  3. Si, difficile esprimere tanta dolcezza in una storia così dolorosa.
    Non è per rimpiangere tempi così bacchettoni, (non ipocriti, le posizioni erano ben chiare) ma quanto della nostra migliore letteratura, cinema e poesia (non dimentichiamo la radio, il blog degli anni cinquanta) nasce in questo concime duro e intollerante? certo oggi lo scenario di conflitti strazianti forse si è spostato, le piazze e i moli di Amalfi, la torre normanna, sono tra i luoghi della psicosi, si consumano tutti dentro e il cinismo disincantato del moderno trasgressore suscita in noi emozioni diverse.
    Ma cristinella ci da la misura di quanto il mondo di De Sica fosse vero e non romanzato; la dolcezza di vivere si poteva incontrare per strada e la prurigine di un desiderio sapeva mutarsi in commozione.

    Commento by rififi — giugno 15, 2006 @ 2:05 pm

  4. Alla periferia del mio paese c’era una volta una casa d’appuntamento in aperta campagna. La “casa di la za Pippina”, la chiamavano. Della zia Pippina non si conosceva l’età – cinquanta, sessanta, novant’anni? -, ma si raccontavano mille aneddoti favolosi sulle sue performance. Riusciva a soddisfare mandrie di maschi meglio di tutte le ragazze sudamericane che ospitava nella sua casa Era una specie di troll immortale.
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    Commento by Nicolò La Rocca — giugno 15, 2006 @ 7:24 pm

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