The FK experience

maggio 27, 2006

PULIRE LO SPECCHIO

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 6:21 pm

“Non c’è mai una fine. Ci sono sempre nuovi suoni da immaginare; nuovi sentimenti da cogliere. E sempre, c’è il bisogno di continuare a purificare questi sentimenti e suoni in modo che noi possiamo veramente vedere quello che abbiamo scoperto nel suo stato puro. In modo che noi possiamo vedere sempre più limpidamente quello che siamo. In questo modo noi possiamo dare a chi ascolta l’essenza, il meglio di quello che siamo. Ma per fare tutte queste cose dobbiamo continuamente pulire lo specchio”.

(John Coltrane)

14 commenti

  1. bellissimo questo pensiero di coltrane, ma dove le vai a beccare ‘ste perle franz?

    Commento by sergio garufi — maggio 28, 2006 @ 1:23 am

  2. Questo magnifico pensiero l’ho beccato in un libro sul jazz letto parecchio tempo fa, e subito annotato.
    Per me, poi, è a volte più facile, o per meglio dire naturale, imparare cose sulla vita e sull’arte (anche della scrittura) da un musicista o da un pittore che da uno che fa il mio stesso “mestiere”.
    Qui, è facile: basta sostituire la parola “suoni” con “parole”.
    E poi c’è il discorso della pulizia del nostro specchio, che si scriva o non si scriva.

    Commento by F.K. — maggio 28, 2006 @ 9:06 am

  3. Credo che in questa frase breve, essenziale, pulita e netta, vi siamo distillate parecchie cose importanti, elementi forti sulla e della creazione. Vi è, implicita, l’idea che l’artista, ogni artista, debba continuamente lavorare sulla più difficile materia del mondo: sé stessi, in un processo di continua chiarificazione, controllo, resa dei propri mezzi espressivi. Spesso un lavoro di sottrazione, più che di accumulo, di obiettivi sentiti, percepiti, ma difficilmente raggiungibili. Mi piace pensare ad una frase di Montaigne, riferita alla sua scrittura: ” Non sono io che ho fatto questo libro, è questo libro che ha fatto me”, intendendo, penso, proprio a questa attività totale, quando è sentita, resa nel suo tenativo di tarsformarsi in un puro suono. Magari, come prescrivevano i maestri Zen , per arrivare a pecepire quello di una sola mano. Dare il meglio di noi stessi, ecco un programma spelendido, e terrificante: ha un costo anche questo. Ma anche un suo innegabile fascino.

    Commento by luca — maggio 28, 2006 @ 10:05 am

  4. “Mi guardo allo specchio tutte le mattine”, mi hai scritto qualche anno fa.

    Commento by Mia H. — maggio 28, 2006 @ 10:09 am

  5. Gli specchi dovrebbero riflettere, prima di rimandare le immagini.

    Commento by luca — maggio 28, 2006 @ 10:23 am

  6. In poche parole, anche nei commenti, ritrovo
    entusiasta quello che amo
    e che ho sempre cercato,
    bellissimo,
    da incorniciare, anzi me lo ingrandisco
    lo stampo e lo metto lì,
    sul muro,
    magari nel cuore
    MarioB.

    Commento by cf05103025 — maggio 28, 2006 @ 7:02 pm

  7. Sono molto contento di questo, Mario.
    E poi, sono convinto che dietro un grande artista, come Coltrane, c’è spesso anche una grande persona, che egli lo voglia o no, che ne sia cosciente o meno.

    Commento by F.K. — maggio 28, 2006 @ 7:52 pm

  8. Di fronte al grande Trane io mi inginocchio sempre, devoto.

    Commento by gianni biondillo — maggio 28, 2006 @ 11:15 pm

  9. A Love Supreme.

    Commento by rififi — maggio 29, 2006 @ 1:44 am

  10. Una bella risposta a chi sostiene che tutto è già stato scritto, suonato, dipinto. Non è così, perché “ci sono sempre nuovi suoni da immaginare; nuovi sentimenti da cogliere.”

    Commento by Baldrus — maggio 29, 2006 @ 10:30 am

  11. Sì è una bella risposta, hai ragione Baldrus. L’unica possibile e vera, del resto, l’unica che metta in moto quello che c’è e quello che ancora potrebbe essere.

    Commento by luca — maggio 29, 2006 @ 10:55 am

  12. E’ anche l’unica lezione che non vogliono ascoltare i moderni jazzisti.
    Scusatemi ma sono fuori di me, ho sentito un asso del jazz italiano attuale disprezzare uno dei migliori figli di Coltrane, il suo pupillo dei primi anni sessanta; Archie Shepp, ha detto con sdegno “Non ce la fa più… ha cantato un po’, mah…”
    Ora, un rantolo di Shepp credo che valga più di tutta la sua tecnica del cazzo, tra dieci anni, ammesso che qualcuno lo sappia adesso, nessuno saprà più chi è sto anabolizzato dell’ancia, e si permette di disprezzare uno che ha scritto un pezzo della storia del popolo afroamericano e del jazz, una voce inimitabile, un’anima che si è spesa interamente nel suo suono e per la sua gente.
    C’è anche che io ho comprato il mio primo sax dopo aver ascoltato un disco di Archie Shepp, se avessi ascoltato un disco di NN avrei lasciato perdere, per quanta ammirazione si possa avere per un top manager di scale e accordi e suono, il primo, che considero un colosso, mi aveva avvicinato, mi diceva: fallo anche tu, si può fare.
    L’altro mi dice, scansati ragazzino, il jazz è roba per grandi, mi allontana, mette distanza.
    Nel film di Tavernier, ‘Round midnight, Dale Turner – Dexter Gordon, racconta che una sera, finito il concerto era nel camerino che stava riponendo lo strumento ed entrò un giovanotto che gli disse: “Io, la tua musica la suono meglio di te”.

    Commento by rififi — maggio 29, 2006 @ 11:39 am

  13. …che è come dire: “Io, la tua vita la vivo meglio di te”.

    Commento by Mia — maggio 30, 2006 @ 7:30 pm

  14. Eccellente, Mia, eccellente!

    @ Rififi.
    Certo che a sentir parlare così di Shepp viene voglia di prendere quel kazzofonista del mengele ad ance in faccia.

    Commento by F.K. — maggio 31, 2006 @ 4:15 pm

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