Ma:
questo che scrisse Ezra Pound a James Joyce: “va’ a farti fottere, tu e il tuo stile!” è forse la stessa cosa?
Comment by Mauro Baldrati — April 9, 2006 @ 5:02 pm
La lingua, l’espressione vocale, di per sè, oltrepassa un bel po’ di cose, ne dice di tutti i colori, e porla a freno è un bel problema per molte persone.
Nello scrivere invece andrebbe,col condizionale, calibrata con consapevolezza.
Però mi dite chi è l’arbitro e il vero conoscitore ovvero colui che si rende conto del preciso confine, “il luogo in cui” l’espressione scritta ( propria o altrui) sorpassa, surclassa il pensiero?
Io son convinto che alcuni scrittori, apparentemente compulsivi, proprio nel gettar giù di brutto una quantità di cose quasi informi a volte hanno conseguito risultati di consapevolezza, o stati di coscienza imprevisti da loro stessi.
MarioB.
(con il massimo rispetto per Cechov, a cui sono davvero devoto)
D’accordo con Mario B.
Secondo l’aforisma di Checov, per es., il nonsense non avrebbe alcun senso. Invece penso proprio il contrario. Se quando si scrive si pensa, beh, credo s’inceppi la creatività pura. Sempre a mio modesto parere che a volte condivido.
Comment by Giancarlo Tramutoli — April 10, 2006 @ 9:05 am
Ha scritto da qualche parte il compagno Martin Heidegger che: chi pensa in modo elevato non può che sbagliare in modo abissale (o quajcòss inscì). Se n’è ricordato il poderoso Alfredo Mariani, mettendo la frasetta in esergo alla cronologia, nella sua nuova, scintillante edizione di Sein und Zeit, Milano, 2006. La morale è: non di meno, meditate, gente, meditate (voi, perché io proprio non riesco).
in realtà non capisco perchè…a volte è proprio nella liberazione della lingua che spuntano nuovi pensieri e nuove acrobatiche associazioni. Poi si passa all’organizzazione, ma quello è un altro fatto.
Ciao Missy, benvenuta all’Agenzia.
Relativamente al discorso che stiamo facendo, mi piace pensare che un giorno o l’altro proverò a “organizzare” un vaffanculo…
;.)
mi piace molto questo blog perchè è come nella vita forse di tutti noi: si puo’ passare dalla serietà al gioco intelligente in un batter di ciglia. saluti dall’argentina.
Comment by jorge santalmassi — April 10, 2006 @ 3:25 pm
Quando la mia lingua langue
il mio pensiero diventa pingue.
Comment by Giancarlo Tramutoli — April 10, 2006 @ 3:37 pm
Tramutoli è imbattibile.
Come un dente che non ne vuole sapere di essere battuto dalla lingua. (Un dente che se la tira anche fuori dal gabinetto dentistico).
Comment by markelouffenwanken — April 10, 2006 @ 3:41 pm
Mutando l’ordine dei denti
il morso non cambia ?
Comment by Giancarlo Tramutoli — April 10, 2006 @ 3:47 pm
La lingua batte
dove Dante vuole.
Comment by Giancarlo Tramutoli — April 10, 2006 @ 3:50 pm
La lingua può uccidere i limiti.
Comment by Mia Hoffmann — April 10, 2006 @ 6:04 pm
la lingua sfruculia il pensiero
facedogli linguacce
e quello s’incazza da bestia
per cui rotolano in un fosso
ed è uno spettacolo immondo
stupenda.
Comment by gianni biondillo — April 8, 2006 @ 2:36 pm
Dipende.
C’è lingua e lingua.
Comment by Mia Hoffmann — April 8, 2006 @ 5:46 pm
Più che altro c’è pensiero e pensiero:-)
O no?
Comment by F.K. — April 8, 2006 @ 6:24 pm
Diciamo che si permette di oltrepassare il pensiero stupendo il pensatore.
Comment by Mia Hoffmann — April 8, 2006 @ 8:42 pm
Risposta a scoppio ritardato: sì che mi piace l’aforisma cechoviano.
ottima scelta.
buona serata
Comment by ex ex ex — April 8, 2006 @ 9:42 pm
E’ una questione di espressività istintuale.
Comment by Mia Hoffmann — April 9, 2006 @ 8:36 am
Dipende da cosa si fa con quella lingua. :-)
Comment by Paolopaoli — April 9, 2006 @ 10:26 am
Indubbiamente. Ma tutto non parte dalla testa?:-)
Comment by F.K. — April 9, 2006 @ 2:33 pm
Già… :-(
Comment by Paolopaoli — April 9, 2006 @ 4:08 pm
Ma:
questo che scrisse Ezra Pound a James Joyce: “va’ a farti fottere, tu e il tuo stile!” è forse la stessa cosa?
Comment by Mauro Baldrati — April 9, 2006 @ 5:02 pm
La lingua, l’espressione vocale, di per sè, oltrepassa un bel po’ di cose, ne dice di tutti i colori, e porla a freno è un bel problema per molte persone.
Nello scrivere invece andrebbe,col condizionale, calibrata con consapevolezza.
Però mi dite chi è l’arbitro e il vero conoscitore ovvero colui che si rende conto del preciso confine, “il luogo in cui” l’espressione scritta ( propria o altrui) sorpassa, surclassa il pensiero?
Io son convinto che alcuni scrittori, apparentemente compulsivi, proprio nel gettar giù di brutto una quantità di cose quasi informi a volte hanno conseguito risultati di consapevolezza, o stati di coscienza imprevisti da loro stessi.
MarioB.
(con il massimo rispetto per Cechov, a cui sono davvero devoto)
Comment by cf05103025 — April 10, 2006 @ 7:59 am
D’accordo con Mario B.
Secondo l’aforisma di Checov, per es., il nonsense non avrebbe alcun senso. Invece penso proprio il contrario. Se quando si scrive si pensa, beh, credo s’inceppi la creatività pura. Sempre a mio modesto parere che a volte condivido.
Comment by Giancarlo Tramutoli — April 10, 2006 @ 9:05 am
Ha scritto da qualche parte il compagno Martin Heidegger che: chi pensa in modo elevato non può che sbagliare in modo abissale (o quajcòss inscì). Se n’è ricordato il poderoso Alfredo Mariani, mettendo la frasetta in esergo alla cronologia, nella sua nuova, scintillante edizione di Sein und Zeit, Milano, 2006. La morale è: non di meno, meditate, gente, meditate (voi, perché io proprio non riesco).
Comment by giovanni — April 10, 2006 @ 9:33 am
in realtà non capisco perchè…a volte è proprio nella liberazione della lingua che spuntano nuovi pensieri e nuove acrobatiche associazioni. Poi si passa all’organizzazione, ma quello è un altro fatto.
Comment by missy — April 10, 2006 @ 11:56 am
Ciao Missy, benvenuta all’Agenzia.
Relativamente al discorso che stiamo facendo, mi piace pensare che un giorno o l’altro proverò a “organizzare” un vaffanculo…
;.)
Comment by F.K. — April 10, 2006 @ 1:33 pm
La lingua batte dove il pensiero duole…
Comment by Giancarlo Tramutoli — April 10, 2006 @ 1:34 pm
Il pensiero duole se la lingua non batte…
:-)
Comment by F.K. — April 10, 2006 @ 2:45 pm
la mia lingua è duttile (e batte perchè è poco seria)
il mio pensiero è debole (e matto, anzi “motto”, perchè fa ridere).
:-)
Comment by Giancarlo Tramutoli — April 10, 2006 @ 3:15 pm
“La lingua batte dove il clito ride”, recitava la maglietta nuziale di un mio amico.
Comment by Mia H. — April 10, 2006 @ 3:21 pm
mi piace molto questo blog perchè è come nella vita forse di tutti noi: si puo’ passare dalla serietà al gioco intelligente in un batter di ciglia. saluti dall’argentina.
Comment by jorge santalmassi — April 10, 2006 @ 3:25 pm
Quando la mia lingua langue
il mio pensiero diventa pingue.
Comment by Giancarlo Tramutoli — April 10, 2006 @ 3:37 pm
Tramutoli è imbattibile.
Come un dente che non ne vuole sapere di essere battuto dalla lingua. (Un dente che se la tira anche fuori dal gabinetto dentistico).
Comment by markelouffenwanken — April 10, 2006 @ 3:41 pm
Mutando l’ordine dei denti
il morso non cambia ?
Comment by Giancarlo Tramutoli — April 10, 2006 @ 3:47 pm
La lingua batte
dove Dante vuole.
Comment by Giancarlo Tramutoli — April 10, 2006 @ 3:50 pm
La lingua può uccidere i limiti.
Comment by Mia Hoffmann — April 10, 2006 @ 6:04 pm
la lingua sfruculia il pensiero
facedogli linguacce
e quello s’incazza da bestia
per cui rotolano in un fosso
ed è uno spettacolo immondo
MarioB.
Comment by cf05103025 — April 10, 2006 @ 7:54 pm
trovaron poi unità
nella mota e nel lerciume
Comment by cf05103025 — April 10, 2006 @ 7:55 pm
“La lingua batte
dove Dante vuole.”
Tram sei mitico.
Comment by andrea barbieri — April 11, 2006 @ 6:08 pm