CALCIATORI, FOTOMODELLI, COGLIONI
E svegliarsi la mattina - tu- tu tu tu tu tu tu
con la voglia di picchiare - Ber-lu-sco-ni
non è niente di speciale, no- tu tu tu tu tu tu tu
solo mi farebbe bene…
(Remix krauspenhaariano di “Svegliarsi la mattina” dei Zero Assoluto)
Stamattina, con ancora nelle orecchie - come in un eterno ritorno in cuffia da post-incubo - la voce garrula e nondimeno fessa dei telecronisti delle tivu private in pieno dispiegamento di forze per il martedì di coppa e al soldo dei club di appartenenza (il focomelico interista col fuoco sacro di Sant’Antonio, il rubizzo milanista handicappato mentale a rischio infarto, lo juventino ex barbone dalla crapa pelada senza turtei dal quoziente intellettivo di un bradipo subnormale) mi dirigo come da qualche tempo al bar Mr. Martino, ubicato nella popolare via Rubens, a due passi da casa mia. Il tempo per un caffè, alla ricerca di una veloce lettura dei giornali a gratis, e magari di due fortunose chiacchiere con un avventore non completamente obnubilato dalla fatica di essere uomini.
Niente. Anche da Mr. Martino il vuoto pneumatico, lo zero assoluto, il deserto del tartaro rosso, la muerte civil (e viva la muerte tua), lo spaghetti-western metropolitano più abusato, con i companeros pronti a sparare verso i gringos e io che mi sento compiutamente Eli Wallach in Giù la testa di Sergio Leone così apostrofato da James Coburn: “Giù la testa, coglione”.
Coglione, si. Perché io, che intendo votare la sinistra anche a queste elezioni, sono un coglione. Parola del Presidente del Consiglio che naturalmente scherzava, come scherzava quando dette a Herr Schulz del kapò di fronte all’Europa intera.
Io sono insindacabilmente ancora più coglione perchè sono, ormai da parecchi anni, un coglione traditore, un coglione doppio, insomma sono una vera e propria sacca scrotale; sono un uomo (anzi un coglione) tendenzialmente di destra (un giorno o l’altro spiegherò cosa intendo dire con questo) che turandosi montanellianamente il naso ( o strizzandosi tafazzianamente i testicoli) vota a sinistra. Perché questa destra (che destra vera non è, che è solo un’accozzaglia di opportunisti e traditori) mi fa vomitare, perchè ne odio i cosiddetti principi logorati dal non uso, ne odio l’opportunismo senza scrupoli, ne odio le coordinate e, già che ci sono, le ascisse e le ordinate.
La campagna elettorale ci ha sfiancati tutti, e quando non ci ha sfiancati ci ha mortalmente annoiato. Ore e ore di dibattiti televisivi sul “soldo”, sull’ “euro”, sulle tasse, fino al colpo di teatro finale (teatro delle marionette, teatro dell’assurdo senza sospensioni beckettiane, senza sospese minacce del non detto pinteriano); il colpo di teatro di Berlusconi sull’ICI. E’ così, e così sempre sarà: gli italiani vanno presi, oltre che per i fondelli, anche per il portafoglio. Che abbiano custodite nel suddetto portafoglio l’immaginetta di Padre Pio, la figurina Panini della formazione del Milan, l’immagine nude-look di Nicole Kidman, il culo di Sacchi, la tessera dell’Arci, dell Arcigay, dell’Arcimboldo ecc. non conta nulla; tutto cio’ che conta è invece quanta grana riusciremo a risparmiare, a evadere, a trasportare all’estero, preferibilmente nei paradisi fiscali, nelle Isole dei Caimani, Isole del Tesoro per ricchi affaccendati. L’italiano è quasi sempre un fascista ignaro: uno che si fa i fatti degli altri preferibilmente con i soldi degli altri, un minigerarca, fascista anche quando sventola la bandiera rossa di un comunismo di facciata.
Sono al bar e bevo un caffè amaro e ristretto davanti a una copia de Il Giornale. Da qualche tempo Mr. Martino (un italiano di 49 anni ex tennista di una certa bravura che ha vissuto per molti anni in Australia) non affianca alla solita Gazzetta dello Sport il Corriere della Sera; precisamente da quando Paolo Mieli, con una mossa alquanto strategica, scrisse il famoso articolo sul proprio giornale dicendo quello che già tutti sapevano ma che, detto in quel momento, avrebbe significato, come ha in effetti significato, lo schierarsi netto e preciso di fronte al popolo e ai poteri; quello fu un messaggio molto chiaro che ciascuno dei lettori poteva però leggere come preferiva. In sostanza, cio’ che Mieli ci venne a ricordare era che lui, al Corriere della Sera, come sempre nella tradizione del più importante quotidiano nazionale, stava con i poteri forti; e che i poteri forti stavano, nemmeno tanto paradossalmente, a sinistra.
Da quell’episodio, dunque, Mr. Martino si rifiutò di comprare il Corriere, forse avendo pensato (o facendo finta con se stesso di averlo pensato) che tale quotidiano fosse sempre stato sostanzialmente imparziale. Abituato forse a leggere magari di straforo le prese di posizione partigiane di un fogliaccio come Libero, il barista aveva forse pensato fino a quel punto che l’understatement del Corriere rappresentasse una sorta di isola, se non felice, perlomeno serena di sostanziale imparzialità.
Da allora nel suo bar campeggia, accanto all’inossidabile Gazzetta dello Sport, una copia di Libero, per l’ appunto. E da qualche giorno, forse per l’approssimarsi vertiginoso dell’appuntamento elettorale, il giornale (?) di Feltri è stato sostituito da Il Giornale, foglio a mio parere molto più leggibile - o perlomeno meno illeggibile- ma comunque, come ben sappiamo, di proprietà del Cavaliere Senza Vergogna e Pieno di Paura.
Mi concentro sulle pagine culturali, leggo un pezzo dello scrittore cattolico Luca Doninelli che ho anche conosciuto in varie occasioni anni fa. Il caffè, peraltro ristretto, finisce presto. Mentre vado verso la cassa per pagare, i soliti habituès ciarlatani e ciurlandari parlano a sfintere anale aperto dell’ennesima disfatta in Champions League della mia squadra del cuore, l’Inter dei miei incubi calcistici più ricorrenti.
“Prestazione indifendibile”, “quelli se ne fregano”, “tanto c’hanno i miliardi”, “Mancini non ha capito un cazzo”, “cosa fara adesso Moratti?”. Finché Mr. Martino fa partire come un missile terra-terra il suo parere sull’Inter: “E’ una squadra di fotomodelli, mica sono calciatori quelli, guardali, sembrano fotomodelli… E guarda Mancini, c’ha pure le meches…”.
E’ troppo. Getto un euro sul bancone senza nemmeno aspettare il resto ed esco ad accendermi una Camel. D’ora in poi le stronzate preferisco sentirle in televisione direttamente dalla suadente voce da cantante di pianobar del Presidente del Consiglio, a costo di non uscire più di casa.
(Nella foto: Helenio Herrera, allenatore argentino della “Grande Inter” degli anni 60, prototipo arrugginito dell’ uomo di “destra”)
Mannaggia, Franz, dopo la botta di ieri, oggi mi tocca l’Inter: sono due volte coglione. A parziale castrazione mi tirò su col Napoli.
Saluti
Comment by Carlo Capone — April 5, 2006 @ 2:11 pm
Certo che sei messo bene, carissimo Carlo… Pure tifoso del Napoli. E dire che quando c’era Maradona, pà ‘à Madonna do’ o’ Carmine…
Quando c’era Maradona all’Inter c’erano Matthaeus, Braehme e Klinsmann, porcaccio Giuda!
Altri tempi, altre stanze, altra musica per camaleonti. (Per tacere dei Dik Dik).
Comment by F.K. — April 5, 2006 @ 4:37 pm
Me lo diceva sempre mio padre; sei un coglione! adesso meno, ma si vede lo stesso che lo pensa, comunque gli ho promesso che quest’anno vado a votare e che voterò a sinistra e mi ha detto “meno male, bravo”.
Così ci ha pensato il papà d’italia (quasi papa) a ricordarmi chi sono.
Solo che a questo punto mi sfugge, come quando si cerca di risalire all’origine di una deriva di pensieri oziosi, a che punto del ciclo mi trovo, da dove sono partito e dove esattamente si collochi la mia posizione politica ed esistenziale.
Per fortuna non sono un tifoso di calcio.
Comment by Rififi — April 5, 2006 @ 4:38 pm
Bravo Franz! Non perche’ sei un coglione (e fra questi oggi m’ascrivo anch’io) ma perche’ sei un uomo coerente, e uno di destra, gollista, repubblicano o tories che sia, non ha niente da spartire con la manica di populisti e bottegai che hanno messo la retromarcia al Paese. Che destra e’ quella che cerca x mesi di abolire l’articolo 18 senza riuscirci, aumenta la spesa pubblica al posto di tagliarla e insulta i tutori della legge?? Almeno io pero’ son milanista…..
Comment by Momus — April 5, 2006 @ 5:48 pm
http://www.repubblica.it/2006/04/sezioni/politica/elezioni-2006-3/coglioni-commenti/coglioni-commenti.html
http://redazionekataweb.blog.kataweb.it/temporeale/2006/04/faccia_da_orgog.html
Comment by Addio alle Arti — April 5, 2006 @ 6:07 pm
E’ quello che continuo a dire; con questa manica di farabutti non c’entriamo nulla; e chi ne è entrato, nella manica, ne è stato ingoiato e assimilato. Io con questa gente non voglio averci nulla a che fare, né ora nè mai. Preferisco - e mi duole il corazon nel dirlo - il velleitarismo comunistoide di un Bertinotti.
All’estero se ne sono accorti che questa non è una destra, come la sinistra di Blair non è una sinistra. Possibile che in casa nostra la gente di destra si sia allineata quasi tutta con Berlusconi e Compagni ? (si fa per dire, compagni…) Si, possibile. Perché forse la “nostra” destra è sempre stato un sogno, come democrazia è soltanto una bella parola, che suona tanto ma tanto bene…
Comment by F.K. — April 5, 2006 @ 6:34 pm
Caro Franz, poni un problema che mi assilla (ma a essere sinceri sono parecchi i tuoi temi a me cari) . Questa ennesima anomalia italiana - novecentesca, perchè la destra storica e di governo di Cavour, Minghetti, Sella l’abbiamo avuta - non solo ha stravolto l’identità di una specia sociale ma anche il dna della sinistra. Che per indiscutibile senso dello Stato è obbligata a caricarsi di politiche estranee alla sua natura, solidarista e perciò di spesa. Il compito che attende il governo Prodi - qualora vinca- è da scivolata con gli abusati coglioni su un rasoio. Non sfugge che l’intervento a sostegno delle imprese, volto ad alleviarne i costi e quindi a favorirne slancio produttivo e dunque a rendere competitivo il sistema e perciò a incrementare il gettito fiscale (con cui a sua volta ridurre il deficit e guadaganare margini per investimenti produttivi e mantenimento dello stato sociale ) debba essere finanziato mediante una redistribuzione del reddito. La centaurinità - preciso: di alto profilo - della sfida di Prodi sta tutta qui: al cittadino vengono somministrati sacrifici per alleviare chi ai tempi di Sarti, Corso e Mazzola era il sciur padrun dalli beli braghi bianchi. E non finisce. Quei sacrifici dovranno essere dosati secondo criteri di chirurgica equità, pur essendo fuori dalla grazia di dio non aspettarsi crisi di rigetto. Ma d’altra parte tale è l’Italia che ci consegna la destra (’questa’ destra). Un paese isolato, insofferente ai patti, incline all’anarchia finanziaria, il cui Ministro degli Esteri - nel corso di una trasmissione - irride all’ analista di un’agenzia di rating, reo di aver messo in guardia sui pericoli di declassamento del nostro debito pubblico .
La borghesia di Minghetti, Sella, Ricasoli non esitò a tassarsi per risanare le casse del neonato regno unitario, e lo fece delegando i suoi eletti. Che cogliona.
Comment by Carlo Capone — April 5, 2006 @ 8:56 pm
Caro Carlo, grazie molte per il tuo intervento chiarificatore (ad uso di tutti i lettori).
Io personalmente sono stufo di questa destra villana e troglodita soprattutto perchè mi sento tradito nei miei ideali. Forse sono rimasto un ragazzo, quel ragazzo idealista e anche unn po’ stupido che credeva nelle parole di Giorgio Almirante: “Vivi come se dovessi morire subito; pensa come se non dovessi morire mai”.
Belle parole.
Appunto.
Comment by F.K. — April 5, 2006 @ 9:35 pm
de coubertin era interista :-)
Comment by sergio garufi — April 5, 2006 @ 11:59 pm
E il diavolo, purtroppo, è milanista.
:-)
Comment by F.K. — April 6, 2006 @ 12:35 am
Come il diavolo della tua amica milanista… :-)
bentornato, diavolo di un Uffenwanken!
Comment by gabriella fuschini — April 6, 2006 @ 12:57 am
Grazie Gabriella, bentornata anche tu.
Comment by F.K. — April 6, 2006 @ 11:36 am
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