SOLLIEVO-Seconda e ultima parte.
di Eva Clesis
(Eccovi puntuale come l’orologio testosteronico di Humbert Humbert la seconda e ultima parte del racconto della brava e simpatica Eva Clesis, alla quale l’Agenzia Uffenwanken, nella persona psicofisica del suo gestore nonché sottoscritto, augura i migliori successi nel solitamente asfittico mondo letterario nostrano. Buona lettura, sporcaccioncelli…:-) F.K.)
Ragazzina a chi, vorrei rispondergli, ma lui si volta e sparisce alle spalle della casa di cotto, le sue scarpe da ginnastica percorrono il giardino mentre io, dapprima immobile, decido di seguirlo, non ci sto che poi mi venga a richiamare come se fossi scema. Me lo ritrovo seduto su una sedia di plastica con accanto un tavolo tondo e bianco, da giardino. Si è chinato e consapevole che gli sono accanto rimesta con calma in una vecchia borsa da palestra.
Dopodiché tira fuori una piccola cassetta di pronto soccorso, di quelle che di solito hanno gli sportivi, mi fa cenno di mettermi seduta di fronte a lui, e m’indica una panchina di pietra a ridosso del muro. Il muro in questione circonda il giardino, e la casa a noi più vicina, l’unica che può spiare le nostre operazioni di disinfezione, ha l’aria d’essere disabitata, perché niente roba messa ad asciugare, niente mollette, niente bici, zero palle orfane, le imposte tutte chiuse, serrate. Nel frattempo con aria docile mi sono seduta dove m’ha indicato lui, e rispondo alle sue domande quando mi chiede come mi sono fatta il brutto taglio, e se casa mia dista molto da qui. Più di un’ora di bici, gli dico melliflua, e quasi mi scappa un gemito di stupore quando sento le sue dita ruvide e calde, un po’ rigide e callose sulle punte, scoprirmi di poco il vestito leggero, e la sua silenziosa preghiera di divaricarle ancora, perché lui possa iniziare a ripulirmi per bene. Movendosi piano, bagna con il disinfettante un minuscolo batuffolo di cotone, e con estrema delicatezza inizia a picchiettare il bordo della pelle che è gonfio, abraso. Con fare carezzevole lambisce il sangue secco e le tracce più profonde di terreno, e senza farmi male mi ripulisce, inumidisce, mi sfiora di nuovo, picchietta con maggior pazienza, infine chiede se va meglio. Se sento un po’ di sollievo. Alzo gli occhi per guardarlo con gratitudine, ma poi riabbasso il capo con violenza. Non mi sono accorta che nel frattempo egli ha avvicinato con un colpo la sua sedia alla panchina, e premendo la mano destra contro la mia gamba sinistra, che incolume giaceva perciò piegata, ma in una maniera che troppo tardi realizzai essere indecente, stava risalendola fino la coscia con le dita. Mentre il polpastrello del suo indice, quasi sorvolando la mia pelle, era chissà come giunto a percorrere una stradina sottile fino ad incunearsi per l’inguine tiepido, e lì stuzzicava invadente l’orlo della mutandina.
Così il mio sconosciuto soccorritore con una mano continuava a picchiettare la ferita, con l’altra aveva iniziato a toccarmi, e nel bel mezzo di quest’intima dedizione, osava pure chiedermi se provassi sollievo! A quel punto, il buonsenso inculcatomi a grossi bocconi di educazione cattolica durante la crescita, avrebbe dovuto allarmarmi per l’estrema libertà che con me si stava concedendo costui. Ma la voce perversa, che bassa e invitante, mi convinceva a restare, era condivisa dall’adrenalina furiosa che iniziava a drogare il mio sangue, e dai quei battiti di cuore misti ai palpiti di dentro, da parte di una bocca più affamata e più indulgente, come il mio intricato spirito adolescente desiderava con ardore che fosse. Così, come per un tacito accordo e col sommo grado d’incoscienza mi ridussi a scuotere il capo brevemente, per affermare con assoluta convinzione che sì, in effetti stavo provando un grande sollievo. Dal dolore, dall’ardore. Dalla solitudine che divorava inquieta la mia inconsapevole esistenza, e già ai questi tempi mi stava condannando nelle delusioni della maturità. Ma così sarà ancora meglio, aggiunse sussurrando lui, e detto questo lo vidi chinare con decisione la testa, e avvicinare le labbra socchiuse e le mascelle sbarbate male alla mia gamba sollevata e ferita, iniziando a soffiare con docilità e ripetutamente. Il suo fiato caldo vinceva la peluria imbiondita che iniziava a rizzarsi, regalandomi dei brividi piccoli e intensi che come scariche mi percorrevano la schiena fino ad attanagliarmi le spalle, i seni e i capezzoli scuri e increspati in morsi impietosi e suadenti, come se lo sconosciuto stesso fosse sul punto di divorarmi. Le dita mancine avevano preso pieno possesso della linea del mio inguine, e con una certa padronanza, l’indice e l’anulare avevano scoperto i teneri riccioli del mio sesso dal lembo delle mutandine, e già si facevano spazio verso il monte di venere e con risolutezza ne perlustravano il suo solco, che vorace e senza tentennamenti gli accolse e si fece soggiogare. Quando le due dita coraggiose mi entrarono rimasi ben ferma con i fianchi, da brava, ma un lieve grido annunciò il mio incredibile e maggior sollievo. Il vestito intanto era salito fino alla vita e aveva reso nuda e violabile quella parte così golosa del mio corpo, fino a sentire le natiche sfregare contro la viva e dura pietra. Tendendo la gamba ferita immobile, dove la sua bocca soffiava ancora, s’inginocchiò per star più comodo, senza che ciò lo distogliesse dalle sue amorevoli cure. Giocando con le dita cominciò a muoversi dentro e fuori di me, titillandomi in quel punto segreto che regala gli spasmi più atroci, dannatamente intensi. Mentre io, quasi senza imbarazzo balbettavo qualcosa di sconnesso e intelligibile, lasciando che dalla mia bocca provenissero indisturbati gemiti furiosi e incitamenti, e che i miei umori color ambra consolassero come un balsamo le sue aride e tozze dita fino a bagnarne le nocche, i suoi movimenti fino ad addolcirne i rapidi ritmi. Smise di soffiare ma non alzò il capo, piuttosto con la mano libera e contro le mie deboli proteste, mi abbassò le mutandine di quel tanto da permettere alla sua bocca un timido assaggio del mio sesso eccitato. Le sue labbra premettero perfettamente giunte dapprima, poi lente si dischiusero e la sua lingua porosa fece capolino, per assaporare il risultato della dedizione. E a quel contatto, un feroce diavolo mi prese, mi sconvolse fino a spingermi indietro con il bacino, opponendomi al suo viso sommerso nei miei antri con una mano aperta, che anziché cadere nel fallimento del tentativo, fu da lui tosto afferrata, rapita, carezzata dapprima con la violenza graffiante del vero possesso, e infine guidata verso una solida parte di sé, che aveva da tempo reagito alle inopportune carezze. Infilai la mano dove mi portava, e senza difficoltà riuscii ad arrivare al suo membro inturgidito, così che glielo strinsi e lo serrai attorno alle mie docili dita chiuse a pugno, per seguirlo nei movimenti frenetici che gli restituivano un po’ del sollievo che mi stava dando. La punta delle mie dita ne perlustrava l’apice gonfio, e già gli si strofinava contro, e le sue continuavano a regalarmi nuove e più avvolgenti scosse, quando un’imposta dalla casa si spalancò di colpo, e ancora non visti, spiammo inorriditi quell’interruzione rumorosa e sgradita. Mia moglie, sentenziò lui con imbarazzo, rimettendomi le mutandine e invitandomi a ricompormi velocemente. S’era svegliata e a quanto pareva stava mettendo il caffè sul fuoco, così che la mia fuga repentina e dolorosa fu accompagnata da un forte aroma di miscela arabica. La gamba ferita e disinfettata, lo sguardo smarrito e gli occhi lucidi, un fiatone che derivava da tutto fuorché dall’incitamento degli ultimi e molesti avvenimenti, raccolsi la bicicletta in un lampo e mi avviai alla destinazione agognata in origine, la pineta.
Ma la velocità di tutto m’aveva fatta sua come uno spirito maligno. E assatanata dal desiderio e dal suo culmine mancato, rimasi insoddisfatta e irritabile per un altro quarto d’ora, cercando di vincere l’eccitazione e di pensare a correre, battendo con troppa facilità le cosce contro il sellino, come avessi un prurito, aumentandolo fino a credere di scoppiare. D’un tratto mi ricordai della pallina, ed esasperata dai tranelli di quel pomeriggio, decisi di assecondare la mia vergognosa natura, il mio istinto.
Mi fermai all’incrocio di due strade poco battute, quasi invisibili nel terreno, e mi distesi su un letto di aghi di pino e foglie, erba vergine e margheritine passite. Aperte le gambe, infilai la pallina da tennis nelle mutandine, dapprima lentamente, poi, consapevole degli umori che andavano aumentando mentre sfregavo, rendendomi più partecipe all’esercizio e più bisognosa di maggior vigore, di una profonda penetrazione.
Mi battei così forte, divaricando il sesso con le dita di una mano e movendo la palla con l’altra che, persa com’ero, avrei quasi potuto ferirmi. Invece, un orgasmo consolatorio mi vinse delle mie fatiche, e ammorbidì in sonori brividi l’impatto di quei feroci sfregamenti. Quando finalmente mi ricomposi, decisi di abbandonare la pallina punita lì dove mi ero sdraiata. Credevo che, a distanza di dieci anni da quel pomeriggio, se il suo legittimo proprietario avesse continuato a soggiornare li, un giorno avrebbe potuto riconoscerla a naso.
(Fine)
(Foto: l’attrice Dominique Swain in “Lolita” di Adrian Lyne)
Precisi e mattinieri, par di capire dall’ora…
Ad ogni modo ringrazio tantissimo la persona pscicofisica dell’Agenzia, non foss’altro perché mi dà della brava et anco della simpatica…
Però la Swain… giuro, con le treccine nere, sarei io,
magari al cinema mi siedo meglio, ma in quanto ad espressione, sì, ci siamo.
Eccì.
Comment by eccì... salute! — April 4, 2006 @ 12:33 pm
Eva Clesis sarebbe la Swain? Fuori le prove documentali, fuori.
Il racconto è exciting pareccho, in ogni caso.
Comment by preçision — April 4, 2006 @ 2:38 pm
Nau, io ho i capelli neri e sette otto anni in più della lì presente bambina, forse meno, mmh…
però per il resto ci siamo (:-P), anche se la pettinatura con le treccine dietro la nuca la facevo a sedici anni…
Le calzette bianche invece no, mai messe.
Comment by eva clesis — April 4, 2006 @ 2:53 pm
Non ci siamo intesi: la documentazione fotografica di tutto quanto sopracitato dove sta? Qui sulla scrivania del prode Franz, ospite ottimo, ancora non si è vista. Chi ne è in possesso, non tardi a produrla, vero.
Comment by preçision — April 4, 2006 @ 3:11 pm
Io nulla saccio
Comment by eva clesis — April 4, 2006 @ 3:31 pm
Nulla sàcci, però millanti una prestigiosa similitudine ed/od simiglianza. Se ne vogliono le prove, e non lo si vorrebbe giammai più ripetere.
Comment by preçision — April 4, 2006 @ 3:32 pm
In quanto ad espressione birichina anche meglio…
Il giammai più ripetere in condizionale mi fa un po’ paura, invero, le prove si avrebbero a vedermi di persona, mmh, altre non c’é ne sono, mi sa, e non credo nella loro esistenza sulla scrivania del titolare di questa Uff’Agenzia!!!
Ergo urgono testimonianze di Clesis-avvistamenti…
Comment by eva clesis — April 4, 2006 @ 5:49 pm
Sono iudex in causa mea e la mia deposizione è da considerarsi quindi nulla, ma ricordo di averti un tempo avvistato e di non averti somigliato né alla volpe, come Montale con la Spaziani (ah, tra i due non c’è mai stato niente: avete capito bene, NIENTE! Lo sostiene Beppe Marcenaro, avendolo saputo dalla Spaziani stessa. E’ uno sgùb a tutti gli effetti) né a questa vera o presunta Swaim o Swain o Swann.
Comment by giovanni — April 4, 2006 @ 6:41 pm
Acci… e allora io a chi somiglio?? Secondo te, ohannes, tu che una volta mi hai avvistato??? Ma sul serio dici che la sensuale Volpe e Montale…
Comment by eva clesis — April 4, 2006 @ 8:09 pm
Sentite, io sono un vecchio romantico. Perché non fate all’amore? Così, come consiglio…
;-)
Comment by F.K. (Paraninfo) — April 5, 2006 @ 12:37 am
F.K. come Frantisek Kafka? E no, non si può. O di persona, e avendo viste le foto preventive, o altrimenti l’amore on line niente. E’ roba da americani
Comment by preçision — April 5, 2006 @ 6:04 am
Ma che vergogna!!!! Ma che consiglio da ragazzaccio…
Comment by eccì... salute! — April 5, 2006 @ 9:35 am
Questo blog sta diventando troppo tollerante, Franz: appunto una casa di tolleranza. Fa’ qualcosa, non stare a guardare compiaciuto come di certo stai, veterano che non sei altro di mille e mille guerre psichiche (qui c’è una citazione hard rock che mi stupisco da solo di averla fatta, eh)
Comment by giovanni — April 5, 2006 @ 9:46 am
Caro Gioann, le elezioni sono alle porte, è il momento del sano disimpegno pre-elettorale; per scongiurare il fortissimo impulso (quasi pari a quello sessuale) di non andare a votare, la butto sul disimpegno, appunto. Tollerante io? Puo’ darsi, ma nel senso di tenutario di una casa di tolleranza. Rimpiango - senza averli mai vissuti - i tempi dei casini. Quelli con la c minuscola, certamente.
Cosa ha da dire il professor Prodi sull’argomento casini, per esempio?
Comment by F.K. — April 5, 2006 @ 11:56 am
Che è una questione da coglioni (ma soprattutto da attrezzatura sovrastante, per essere precisi).
Non rimpiango sempre, se non forse di non aver preso parte, in qualità di copilota, alla Parigi-Pechino-Parigi. Oppure di non essere stato a Stoccolma, 100 anni fa, quando dettero il Nobel per la letteratura a Giosùe Carducci. Quèi rob lì.
Comment by giovanni — April 5, 2006 @ 12:27 pm
Per F.K. Ti ho mandato una mail all’indirizzo di posta elettronica… anche se non è urgente. Spero di non averti rotto :-)
Comment by rocco — April 5, 2006 @ 12:45 pm
Già, Gioann. La questione è coglioni si-coglioni no. Ma con l’attrezzatura sovrastante perfettamente funzionante. L’importante, come scrisse quel sant’omo di Cristiano Malgioglio, è “finire”.
Ok Rocco, ricevuto. Ti rispondo via mail stasera o domani.
Comment by markelouffenwanken — April 5, 2006 @ 2:11 pm
L’importante è venire, scrisse quel ricchione improponibile del Malgioglio. La censura gli azzoppò il verso ambiguo (ambiguo quanto lui, per dire, ma si fa per dire) che oltretutto, cantato con Mina, ricordava numerosi infiniti presenti trisillabici anche più sconci.
Però che peccato che il prez non vadi a Canale 5, stasera (cioè, se era al tigì, magari con la Parodi, che ieri ha detto coglioni ed è diventata violetta, lo si guardava con piacere. Più tardi no, perché magari si può anche vivere, nella vita)
Comment by giovanni — April 5, 2006 @ 3:35 pm
Già, l’originale malgiogliano era “L’importante è venire” che, diciamocelo, avrebbe avuto tutt’altro impatto.
Altro impatto ebbe “Gelato al cioccolato dolce un po’ salato” scritta dal Malgioglio per Pupo: come senz’altro saprai a mena e a dito, il fellone scrisse il testo della famosa canzuncella per grandi e piccini appena tornato da un viaggio “esplorativo” nel Senegal…
Potere dell’ispirazione poetica…
Comment by F.K. — April 5, 2006 @ 4:28 pm
Ammàzza, ma qui stiamo parlando di un esperto di gelati pari soltanto (e forse) al Mastelloni, di recente riesumato per un favoloso reality che non sono ancora riuscito a vedere, se non a spizzichi e mòzzichi su Blob, dove ci stanno lui, Safina (il grande Safina, che una volta sfanculò a Sanremo addirittura Ciro Sebastianelli, non so se mi spiego - e infatti poi è fallito miseramente), Massimo Di Cataldo, il magistrato cantante e l’òpima Ricciarelli in Baudo!
Comment by giovanni — April 5, 2006 @ 5:09 pm
Dimmi che non è vero! 8-/
Comment by gianni biondillo — April 5, 2006 @ 5:11 pm
Tutto vero, carissimo Gianni, anzi, “Verissimo”! A parte che, nevvero, la Ricciarelli in Baudo sfancula ippopotescamente in un reality di location marocchina su Mediaset, mentre il De-Di Cataldo, assieme al senese Safina (ex cantante da pianobar, nemmen posteggiatore, diciamo, prestato alla finta lirica post-bocelliana e che ha avuto un po’ di successo solo dai franzosi mentre qui da noi, appunto deve appoggiarsi sulle transenne del reality per un tozzo di celebrità) sfancula da sfigatone in un reality Rai dal nome “Music Farm”, l’unico reality che ho il coraggio di adocchiare soltanto perchè nel cast vi si trova il grande Franco Califano nella parte di Franco Califano imitato da Fiorello Rosario.
Comment by F.K. — April 5, 2006 @ 5:21 pm
Le recensioni in 10 righe del Franz io le proporrei al direttore della London Review of Books, pensa te. Fenomeno!
Comment by giovanni — April 5, 2006 @ 5:27 pm
Io sono un vero sportivo: l’importante è partecipare. :-)
Comment by Addio alle Arti — April 5, 2006 @ 6:22 pm
Parole sante, se non fosse che l’importante è vincere
:-)
Comment by F.K. — April 5, 2006 @ 6:35 pm
Il colpo di grazia, che è altra cosa dal tocco in più dei pur sempre rimpianti Odb e Gianni Rivera (ma perché si ristampano i libri minori e illeggibili di D’Arrigo e non questi capolavori della narrativa-per-tutti italiana? Odb e Gianni Rivera, Un tocco in più, Milano, Rizzoli, 1966)
Comment by giovanni — April 5, 2006 @ 6:50 pm
Libro bellissimo della mia preadolescenza, tra l’altro.
Comment by F.K. — April 5, 2006 @ 7:35 pm
Dunque, miss Eva Clesis so chi sei. Che faccia hai forse… La tua identità, invece, ora mi è nota. Non è stato nemmeno difficile venirne a capo, tuttavia. Sciolto l’enigma, non male il racconto tracciato a me sembra, è un’impressione, abbastanza al maschile…
E ora mi chiedo: riuscirai a capire chi si nasconde dietro questo messaggio?
Comment by un libertino — April 5, 2006 @ 10:33 pm
Venire a capo di questo rebus, mi rendo conto, non è affatto semplice.
La mia è una benevola sfida alla tua intelligenza e al tuo intuito femminile…
Sta a te scegliere se raccoglierla o meno
Comment by un libertino — April 5, 2006 @ 10:46 pm
Gran bel racconto…
L’arte della pallina da tennis nell’epoca della sua riproducibilità orgasmica…
andrea
Comment by andrea — April 5, 2006 @ 11:14 pm
Chiariamo subito in questa sede scherzoncella e ospitalissima un grosso equivoco che va avnti da mesi. E’ molto facile, invero, scoprire l’identità di Eva Clesis, dalla A alla Z. Lo stesso pseudonimo non ha velleità di privacy, d’accord? basta digitarlo su un qualsiasi motore di ricerca ed esce fuori il mio vero nome, non vedo dove sia la difficoltà… Boh!!!
Sul riuscire a capire chi si cela dietro i messaggi del libertino, caro libertino, niente contro nessuno, per carità, è che sono semplicemente troppo pigra per mettermi a scovare i dottori jekill nei vari mister che si nascondono.
Ommelodicitu, ommelofaicapire. Di più nin zo.
Grazie enivuei per i complimenti, a te e al caro andrea!!!!
;-)
Comment by Eva Clesis — April 6, 2006 @ 9:20 am
Ah, a proposito, io detesto le sfide in generale…
Sono trooooppo poco intuitiva, perderei di sicuro. Sono quella che vede la partita giocarsi in panchina, bevendo frullato alla fragola e sollevandomi la gonnellina a pieghe per farmi aria, godendo della vista dei corpi (quelli, immagino, con le menti intuitive e intelligenti, categoria peraltro per la quale non ho mai scalpitato per il tesseramento) che s’azzuffano credendoci parecchio, che più ci credono più è exciting. Null’altro. Game over?
Comment by Eva Clesis — April 6, 2006 @ 9:25 am
Caro F.K., non sono d’accordo. Lo sarei solo se scoprissi cosa è vincere per te. Per esempio: partecipare. :-)
Comment by Addio alle Arti — April 6, 2006 @ 9:50 am
Come preferisci: game over.
Come sei irritabile…
Comment by un libertino — April 6, 2006 @ 9:57 am
Invero no, non credo, niente affatto irritabile o irritata,
anzi, di ottimo umore stamattina.. e poi, già comparire su questo autorevole blog non è cosa che mette in buona disposizione d’animo???
se do l’impresisone contraria, me ne scuso volentieri…
chissà…
sarà l’aria ufficio-sa…. ?
Comment by Eva Clesis — April 6, 2006 @ 10:05 am
Quello che si riconosce lontano un miglio è il Libertino - definizione peraltro appena un filo pretenziosa, vero.
Comment by Pierre Jacques Onèsyme Bergeret de Grancourt — April 6, 2006 @ 10:15 am
Non amo i blog, lo ammettto.
Dunque fuggo
preferisco il rumore del mare
e le macerie di Punta Perotti
buon proseguimento
Comment by un ex libertino — April 6, 2006 @ 10:42 am
Quello che preferiva il rumore del mare non era un libertino per niente affatto, ma questo è un dettaglio (sebbene molti - non tutti - sappiano che, giusta un Flaubert probabilmente apocrifo, le bon Dieu est dans les details)
Comment by giovanni — April 6, 2006 @ 10:59 am
No, fuggitivo, non se ne vadi… e ci lascia così????
Comment by Eva Clesis — April 6, 2006 @ 11:11 am
Ohannes, ma fai scappare tutti, ‘cazzo c’hai te contro il rumore del mare???
Ad ogni modo sei perdonato sempre e a priori, non foss’altro per il tuo brillantissimo conio sul sollievo number one che mi appunterò da qualche parte e userò alla prima buona occasione…
però ti pagherò i diritti, promesso….
Comment by Eva Clesis — April 6, 2006 @ 11:15 am
Cara Eva, Johannes fa scappare libertini in s.p.e. e in disarmo essendo lui stesso, come certamente saprai, in piena carica… Vi vedo (anche se materialmente non vi vedo) bene assieme… Che vi volete fare, son l’ultimo dei romantici…
Caro (o cara?, mi viene or ora un dubbio) Addio alle Arti: per me l’importante è partecipare alla vittoria…
:-)
Comment by F.K. — April 6, 2006 @ 11:41 am
Postilla: “Che VI volete fare” non è male come lapsus…
:-)
Comment by F.K. — April 6, 2006 @ 11:42 am
Scusi Franz, che Ohannes fosse un libertino non lo sapevo, me lo vedo però come sciupafemmine, e che avesse un’innegabile cultura al riguardo e fosse gran mattatore nell’arte -dialettica- sì…
Di certo, però…. franz, ma tu sei un romanticone! Dovrsti scrivere di chiari di luna!!
Io e Giovanni non credo ci vedremmo bene insieme, tanto più che sono donna lontana “vecchio stampo” et angelikata, io, in primis, e, in secondo luogo, ma sai te quanto è corteggiato in rete il nostro eroe????
;-)
Più che altro la postilla è: ma che ci vuoi far fare???
Comment by Eva Clesis — April 6, 2006 @ 11:59 am
Lo so, lo so, che il nostro eroe (dei nostri tempi?) è corteggiato elettronicamente da tante sponde (nel senso di luoghi, non fraintendermi:-)).
No, di chiari di luna non scrivo, nè ho mai scritto. Quel romanticismo lì non mi si addice, odio le svenevolezze in genere.
Peccato per te e Johannes: così, d’istinto webbico mi pareva fattibile, la cosa tra voi.
Ciao.
Comment by markelouffenwanken — April 6, 2006 @ 12:17 pm
ah,ah, per fortuna il salvifico tra parentesi…
:-))))))
vabbene, istinto webbico, mi hai convinta: d’ora in poi manderò rose rosse on line al Giovanni, perché è un bravo ragazzo che nessuno lo può negar.
Ciao anche a te…
Comment by Eva Clesis — April 6, 2006 @ 12:23 pm
F.K, partecipare alla vittoria non significa nulla, se non mi spieghi che cosa è la vittoria per te, che per me è un concetto relativo (come tutti i concetti sono). Insomma, quello che per te è una vittoria, per me potrebbe essere una sconfitta (per esempio “venire”). Ecco forse perché l’importante è partecipare :-)
Comment by Addio alle Arti — April 6, 2006 @ 12:25 pm
Ah, dimenticavo: sono “caro”. Nel senso che costo molto alle donne. :-)
Comment by Addio alle Arti — April 6, 2006 @ 12:25 pm
Cara Eva, in effetti le mie parentesi sono spesso salvifiche… Io però con l’online non gioco più, me ne vado; e così dovreste fare voi, dico… Macché, si possono mandare rose rosse (per te, ho comprato staseraaa) via internet? Non lo sapevo, ammetto la mia ‘gnuranza. Maddai, Evina (contrazione (?) di Evita) ’ste rose al Johannes caro mandagliele per Interflora. Anzi, Johannes caro, mandale tu alla Eva, che le donne giustamente costano…
E a questo proposito, caro Addio alle Arti, mi dai il destro (che il sinistro lo uso per turarmi il naso in (g)abina elettorale ma anche fin d’ora, nella preparazione psicologica al triste evento) per dirti che la vittoria per me è appunto partecipare alla vittoria: e per me - ora vengo al punto…- la vittoria è partecipazione; un po’ come per Gaber era la libertà.
Comment by markelouffenwanken — April 6, 2006 @ 12:59 pm
Dunque l’importante Non è venire, né finire o Non finire, ma (almeno, eh eh) partecipare.
Comment by Addio alle Arti — April 6, 2006 @ 1:17 pm
Dieu sacré, mon Franz… Evina?????
Non ti dà un po’ di Evita e un po’ di Irina?
Comment by Evina-Clesis — April 6, 2006 @ 4:01 pm
Se Eva Clesis diventa, pure grazie al sommo Franz, Evina, esigo che da domattina fino a nuovo ordine ci si rivolga a me anteponendo l’appellativo di Sua Eminenza Reverendissima. E santa la polenta, vero (Franz, tu sai cosa intendo)
Comment by giovanni — April 6, 2006 @ 11:22 pm
Un ex libertino ascolta il rumore del mare, vi riconosce voci e brandelli di memoria, echi di scrittura…
Affiorano parole che vanno oltre l’impermanenza del blog, versi che nella loro cristallina purezza si ostinano a restare scolpiti fra le pagine del libro di una vita (parlo almeno della mia, beninteso).
Finché, nietzscheanamente, non ti vien voglia di donarli.
Ecco tutto. Cedo il posto al dunque…
E fui fatta maschio
soldata del Signore
carismatica martire felicemente
atleta Christi,
leccavo miele, sgranocchiavo locuste.
Santa allegrezza!
pensavo che non ce l’avrei mai fatta
a darmi in pasto alle belve.
Ma tutta nuda
rivestita di Cristo,
che godimento essere sbranata
che sensi ariosi provai da sbrindellata.
Poi presi una storta,
e fui smidollata
- smorta -
Pelle capelli unghie cominciarono a ispessire,
ebbi glandole ovunque rigonfie e pieghe e folti.
E fui fatta femmina,
mollemente uscita viva dal guaio della nascita.
Si levò un forte odore di corpo
in quel cicatriziale cambio d’abito.
(da: “Comedia” di Rosaria Lo Russo”)
Comment by ex libertino in riva al mare — April 6, 2006 @ 11:44 pm
Non più libertino, non più sulle odorose sponde del mio
metafisico lungomare, constatato il grado zero della
reattività di questo blog, affido in dono d’addio questi versi di kavafis che adoro.
Un messaggio in una bottiglia abbandonate in balia delle onde
del nulla di questa vanagloria telematica, democrazia digitale
la chiamano questa possibilità di pubblicare on line.
Ma ne varrà davvero la pena?
A chi, qui, ha scelto di farlo, non da ultimo me: “Per quanto sta in te”
E se non puoi la vita che desideri
cerca almeno questo
per quanto sta in te: non sciuparla
nel troppo commercio con la gente
con troppe parole e in un viavai frenetico.
Non sciuparla portandola in giro
in balia del quotidiano
gioco balordo degli incontri
e degli inviti
sino a farne una stucchevole estranea
Comment by ex ex ex — April 8, 2006 @ 12:08 am
post scriptum
onde evitare equivoci di sorta, i versi qui deposti
ieri e ora erano un dono per miss Eva Clesis
(peccato cmq tu mi abbia chiesto il game over, ma
uno di questi giorni forse mi appaleserò)
Comment by ex ex ex — April 8, 2006 @ 12:23 am
Senza offesa, ma Kavafis mi ha sempre provocato sbadigli di così grande portata che, in caso di insonnia prolungata, ne consiglio la lettura a (quasi) tutti.
Ora (yawn) vado a farmi un riposino.
Per l’appunto.
Comment by F.K. — April 8, 2006 @ 10:10 am
Concordo sulle qualità soporifere del Kavafis, eppure i versi qui abbandonati mi piacciono.
Buon riposo Fk
Comment by ex ex ex — April 8, 2006 @ 10:20 am
OK. Mi sono appena svegliato (di soprassalto!) per postare una bella frase di Cechov. Spero che ti piaccia. Ora torno a “pennichellare”.
:-)
Comment by markelouffenwanken — April 8, 2006 @ 10:36 am