UN ANNO FA
(Esattamente un anno fa, alle ore 16.21, pubblicavo il primo post di questo blog, scritto di getto, dal titolo “Editoriale”. Titolo sbagliato, perché si trattava di una specie di programma. Comunque, lo ripropongo oggi.)
Questa non è una rivista. E’ un blog? Non so. Tecnicamente lo è. Sono contento di essere nel XXI secolo e di avere la possibilità di pubblicare un rivista senza carta che da la possibilità al pubblico di dire la sua. Dunque, il blog è qui il benvenuto. Chi sono io? Un poeta, un sobillatore, un uomo di spirito, un pacifista guerrigliero, soprattutto un dadaista post-litteram. Un uomo che crede ancora nelle Merzpoesie, in Hans Arp, nelle sperimentazioni dell’Avanguardia e in altro ancora. Non c’è più Avanguardia, non c’è quasi più nulla. Forse perché c’è poco entusiasmo. E allora il blog è lo strumento delle Nuove Avanguardie; e diventa radio libera, bollettino postale, bollettino di guerra e avviso ai naviganti, walkie-talkie, telefono scritto, televisione a fermoimmagine, cinema da casa, home-theatre delle proprie narcisistiche vitalità, del proprio irrefrenabile spunto a discutere a gridare a dire fare baciare. Lettere e testamento. Un due tre stella. Eccetera. Qui si fa la cultura o si muore. La Kultur che si cerca disperatamente altrove, nei blog squisitamente letterari. La si trova, ma troppa pubblicità regresso alla politica. Ne parleremo anche noi, ma in succinte dosi, omeopaticamente.
Fotomontaggi verbali: nel segno del Dadaismo, fotograferemo la realtà a sua insaputa, come una Candid Camera, e mescoleremo le carte in tavola.
Dada-ingegneria: sempre nel segno del Dadaismo, il Dadaismo più circonflesso, cercheremo di fare poesia utile, costruita, termica, solare, atomica.
Protopostfuturismi: saremo prima del Futuro e quindi nel passato, ma anche dopo il Futuro e quindi dietro al Futuro stesso.
Opinioni a raffronto: spereremo di avere non solo scambi e confronti ma soprattutto raffronti. La violenza, soprattutto verbale, non ci fa paura. Anzi.
Applicazioni tecniche: come a scuola. L’ultima materia. Dopo ginnastica. L’ultima ruota del carro. Quello, insomma, che non si osa dire. Qui lo si può dire. Ce ne diamo licenza, ne diamo licenza a chiunque.
Markelo Uffenwanken