FATTI UNA PERA
di Riccardo Ferrazzi
Il presidente del Senato, il filosofo Marcello Pera, ha tenuto al meeting di CL un discorso conservatore/reazionario nel quale ha sostenuto, con filosofica consequenzialità, varie tesi ben note. Partito dalla constatazione che “il relativismo liberaldemocratico… privilegia ora la libertà ora la democrazia rispetto al bene”, è arrivato a sostenere che una “società meticcia” non sarà in grado di sostenere gli assalti dell’integralismo. Per entrare in discussione su temi di questa portata bisognerebbe introdurre tanti di quei distinguo da scriverci un libro. Mi manca il tempo e lo spazio, quindi mi astengo. Però c’è qualcos’altro che mi ha incuriosito: Pera ha fatto scandalo. Ma dov’è la meraviglia ? Quasi metà degli italiani vota per lo schieramento di cui Pera è espressione. Anche tra i partiti di sinistra le idee di Pera non sono mica all’indice (cattolici integralisti e marxisti ortodossi sono tutt’altro che favorevoli al relativismo etico). Tanto è vero che le reazioni di diessini e margherite hanno accuratamente evitato di entrare nel terreno della filosofia della storia e sono rimaste strettamente sul piano della politica spicciola. Invece i cespugli si sono agitati assai, bollando il discorso come “affermazioni indegne e deliranti” e chiedendo le dimissioni di Pera (come se dovesse rimanere in carica ancora per molto). Non ci sarebbe niente di strano se tutto si riducesse a una disputa di opinioni: tu la pensi così, io la penso cosà. Ciò che mi incuriosisce, e non è la prima volta, è il tono con cui si grida allo scandalo: “come si permette costui (oggi Pera, ieri qualcun altro) di dire pubblicamente certe cose ?”. Oh bella, e perché non dovrebbe permettersi ? La libertà di parola è un diritto garantito dalla costituzione. Non ci si può scandalizzare se qualcuno ne fa uso. Ho l’impressione che il sottinteso di certi scandalismi sia più o meno questo: lo sappiamo che esiste una (larga) fetta di opinione pubblica che coltiva, magari inconsciamente, idee conservatrici e/o reazionarie. Ma non deve esprimerle. Chi la pensa così è vecchio e superato: morirà e queste idee moriranno con lui. Nel frattempo stia zitto. Questo atteggiamento infastidito è tipico di chi è convinto di possedere la verità. Chi pensa solo al “dover essere” non si abbassa a discutere con chi sta attaccato alle cose come stanno, e non ammette che qualcuno possa coltivare interessi diversi. Ho due obiezioni. La prima: non è vero che la storia vada sempre avanti. Anche Marx diceva che “la storia non si ripete mai, ma ogni tanto balbetta”. La storia, come scriveva anche il glorioso presidente Mao, “esce dalla canna del fucile”, cioè va dalla parte del più forte, e non è detto che il più forte sia sempre progressista, anzi. L’altra obiezione è questa: il progressismo (se vuole essere democratico) si afferma solo attraverso il dialogo. Quando rifiuta il dialogo, con la scusa che le idee degli altri sono “superate” e moriranno da sole, finisce per non avere più armi per controbattere. Le idee degli altri non muoiono affatto, anzi crescono, si diffondono per i canali dove non sono contrastate (o dove trovano solo reazioni sdegnose e moraliste). Se non si scende sul loro terreno, se ci si rifiuta di capire i motivi per cui si sono formate, ci si riduce a discutere all’interno di ambienti sempre più ristretti, convinti di possedere tutte le verità, ma sempre più distaccati dalla realtà. Si fa la fine dei bizantini, intenti a discutere del sesso degli angeli mentre i turchi entravano in città.