The FK experience

August 11, 2005

LA CONFRATERNITA DELLE BRAVE RAGAZZE

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 7:53 pm


di Mia Hoffmann

“Le donne per bene se la prendono come per la più grande sfacciataggine se le si fruga sotto la coscienza.” (Karl Kraus, Detti e contraddetti)

Quando un nemico vi presenta una brava ragazza: non fatevi ingannare, non credete di riuscire a spuntarla da soli, dimenticate i vostri successi, il vostro fascino e ogni vostra precedente conquista; piuttosto, se ci tenete alla pelle (del portafogli) e alle palle (le vostre), recitate mentalmente come un rosario la parte bastarda di Teorema (di Marco Ferrandini): “Prendi una donna, trattala male, lascia che ti aspetti per ore. Non farti vivo e quando la chiami fallo come fosse un favore.” (Se avete problemi di memoria, fatevela incidere su una placchetta d’acciaio - non di materiali preziosi che la brava ragazza potrebbe adocchiare - e portatela al collo come se vi fosse inciso il vostro rarissimo gruppo sanguigno.)
Le brave ragazze - o meglio: i buchi con la carne insipida intorno - sono quelle creature dall’aria soavemente trasognata che bramano accasarsi con uomini brillanti, interessanti, di successo - in una parola: importanti. Raramente questi buchi sono circondati da carne pregiata, altrimenti verrebbero definiti belle ragazze e non brave ragazze. Hanno terminato gli studi con successo ma il mondo del lavoro è in crisi e non sostiene la meritocrazia, perciò sono finite come le loro amichette ignoranti a svolgere mansioni mediocri senza possibilità di sbocco se non quello sulla tazza del cesso. Economicamente fanno fatica ad arrivare a fine mese, eppure non si sognerebbero mai di cercarsi un secondo lavoro. Nel frattempo non perdono occasione per lagnarsi con chiunque, facendo pesare - soprattutto a voi: maschietti single ed economicamente ben assestati - la loro condizione. Hanno l’indole accattona, mendicano compassione. Se fanno parte della cerchia delle vostre conoscenze sapete che loro sono quelle che non bevono più di mezza birra perché “l’alcol mi da subito alla testa”. Mai una volta che prendano in mano le redini di una serata, anzi, se ci si vuole spingere un pò oltre il confine della noiosissima routine sabbatica - aperitivo/ristorante/pub - loro vanno pregate, trascinate dal davanti e spinte dal dietro se le si vuole nel gruppo, e quando acconsentiranno, vi diranno si come farebbe la madonna di Lourdes se facesse miracoli, perché adorano farsi pregare. In compagnia non si uniscono ai cori perché “sono stonata come una campana”, e quando si opta per una spaghettata di mezzanotte e si fa la conta per scoprire a chi tocca cucinare, loro si astengono perché non hanno fame, ma appena imbandisci la tavola si zittiscono e ingurgitano. Se al ristorante si paga alla romana, ordinano il minimo indispensabile e poi sbafano dai piatti altrui. Non sono particolarmente simpatiche, né particolarmente belle, né particolarmente intelligenti, ma nemmeno particolarmente brutte o stupide. Usano l’onestà come pretesto per defilarsi dal vivere responsabile, sostengono che la legge del dare e ricevere equivale a mettersi in vendita - perché “bisogna essere disposti a dare senza tornaconto” - e, dato che ” io non sono una puttana”, considerano un diritto ricevere senza ricambiare. Se vogliono un uomo, le brave ragazze affrontano un appuntamento lavorando a schemi, fasi e copioni. Pretendono di essere corteggiate, riverite, divertite e mantenute, ma non corteggiano, riveriscono, divertono e mantengono. Non invitano un uomo a cena a casa loro, tanto meno al primo appuntamento, perché “la cena la deve pagare lui, e così anche il pre e il post, perché da lì si capiscono molte cose”. Durante la serata faranno un sacco di discorsi puliti e per bene, da cui sarà impossibile dedurre qualcosa di diverso da ciò che vogliono farvi credere. Ridono, ridacchiano, ma non hanno risate contagiose perché non sanno ridere di gusto. Con loro non si toccano vette di piacere, né di delirio, né si collezionano figure di merda e tanto meno è possibile incazzarsi fino ad uscire dai gangheri perché sanno dosare molto bene il fastidio che vi procurano - l’hanno precedentemente pianificato! Anche se vivono da sole non sono brave cuoche, né estrose arredatrici, né buone padrone di casa, ma non sono nemmeno zozzone: occupano appartamenti come stanze di hotel. Non si distinguono per il buon gusto nel vestire né per stravaganza. In inverno prediligono maglioni fatti a mano e in estate maglie di cotone lavorate all’uncinetto. Non indossano scarpe con il tacco - quando esagerano si concedono un mezzo tacco dalla base quadrata - e portano, quasi sempre, capelli lunghi tinti con colori sbiaditi e acconciati con tagli classici. Piacciono alle madri ma non le sanno conquistare. Non hanno modi di fare provocanti, né argomentazioni interessanti o manie divertenti. Fanno tutto ciò che ti aspetteresti da loro ma sempre sotto tono. Spesso, quando le abbandoni, ti rimane il dubbio di essere stato fregato ma senza riuscire ad identificarne il perché. Non vi concederanno mai il loro buco migliore al primo appuntamento perché non vogliono “essere solo scopate”. Si atteggiano da principesse sul pisello ma sono allergiche al pisello, ostentano sangue nobile ma di un gruppo che non fa sangue. Quando si concedono sessualmente è perché lo ritengono inevitabile ma non si trattengono dall’imporre divieti, né prendono iniziative che potrebbero prorogare ulteriormente l’accadimento. Raramente si fanno cogliere sessualmente di sorpresa e con piacere. Insomma, si offrono spudoratamente da ogni vetrina, si offrono all’acquisto, ma non mettono in vendita niente. Sono buchi, circondati da normalissima carne insipida che si giustificano s.o.s.tenendo: “La donna è mobile / Qual piuma al vento / Muta d’accento / E di pensiero. Sempre un a mabile / Leggiadro viso, / In pianto o in riso, / è mensognero. (…) E’ sempre misero / Chi a lei s’affida, / Chi a le s’ confida, / Mal cauto il core! Pur mai non sentesi / Felice appieno / Qui su quel seno, / Non liba amore! La donna è mobile / Qual piuma al vento, / Muta d’accento / E di pensier, / E di pensier, / E di pensier!” “Talvolta la donna è un utile surrogato dell’onanismo. Naturalmente ci vuole un sovrappiù di fantasia.” (Karl Kraus, Detti e contraddetti)

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