DISADATTO A VIVERE
"Pirandello, anche quando raggiunse fama e onori, più volte parlò di un suo congenito disadattamento alla vita. E non soltanto perché, come ebbe a dire, ‘ la vita, si vive o si scrive’, ma per un suo innato candore. Al consesso degli Accademici, dopo aver ricevuto il Nobel, il drammaturgo agrigentino ancora una volta accennò alla sua innocenza: ‘…tutti questi errori dell’innocenza che hanno finito per fare di me un essere come è giusto che sia un artista, del tutto inadatto alla vita, e soltanto adatto a pensare e a sentire…’ E sempre a proposito della sua ingenuità, Pirandello ha annotato: ‘ Ricordo che da bambino avevo piena fiducia che avrei potuto farmi intendere da chiunque. Un’ingenuità, che naturalmente mi costò amarissime delusioni. Ma di qui trassi lo stimolo ad affinare le mie facoltà espressive, e anche il bisogno di studiare gli altri per rendermi conto di coloro con cui avrei avuto a che fare…’ "
(Dal Corriere della Sera del 10 dicembre 1934)