IL COINVOLGIMENTO
Entrarono in camera. Lui aveva circa quarant’anni, capelli corti brizzolati, occhi guardinghi, magro, non alto, una camicia col colletto grande, a rigoni, jeans di marca, sandali; lei era sui trent’anni, molto ben fatta e proporzionata, bruna, occhi grandi scuri, abbronzata, un vestito nero con gli spacchi e due belle scarpe nere col tacco alto. Lui si sedette sul letto, sbuffando; lei lo imitò un attimo dopo, lo sguardo perso nel vuoto. "Grazie a dio un santo ha inventato l’aria condizionata", disse. "Fa un caldo terribile". Lei continuava a guardare nel vuoto. "Che hai?" chiese lui. "Niente", rispose lei, "niente". "Appunto", disse lui, "è chiaro che ti gira male. Che c’è?". "Niente", rispose lei, "solo che sono stanca. Stressata". "Già", disse lui, "lo stress". Si mosse verso di lei rimpicciolendo gli occhi sempre più guardinghi. "Vieni qui, hai bisogno di coccole". "Tu dici?" fece lei. "Io dico", disse lui. La baciò. Si staccarono dopo mezzo minuto. "Ti amo tanto", disse lui guardandola negli occhi. "Anch’io, sai?" disse lei guardando nel vuoto come prima. "Facciamo l’amore", disse lui. "No, adesso no", disse lei. "Mica è tardi", obiettò lui. "Si, ma ora no", disse lei. "Le donne", disse lui. "Le donne cosa?" domandò lei. "Niente", disse lui. "Eppure ci amiamo", aggiunse. "Per me è indispensabile", disse lei. "E allora?" chiese lui. "E allora niente", disse lei. "Ora no". "Va bene", disse lui. Poi, dopo una breve pausa di silenzio:"Sai, anche per me è indispensabile". "Cosa?" chiese lei. "Lo sai", disse lui. "No, non lo so. Dimmelo tu", disse lei. "Fare l’amore", disse lui. "Cosa?" chiese lei. "Come cosa?" chiese lui. "Cosa è indispensabile?" chiese lei. "Lo sai", rispose lui. "No, no che non lo so", disse lei."Ah", disse lui. "Beh", aggiunse, "è indispensabile amarsi". "Per fare l’amore?" chiese lei. "Certo", rispose lui."Io non riuscirei". "Non ci credo", disse lei. "Ma si", disse lui. "Cioè, voglio dire: un po’ di coinvolgimento è necessario; cioè, è indispensabile". "Ma tu sei un uomo", obiettò lei. "Che c’entra?" disse lui. "Io sono fatto così, ho bisogno di essere coinvolto", disse lui. "Lo so", disse lei. "Vieni qui", disse lui. Si baciarono un’altra volta. "Mi sembra davvero strano che la gente faccia sesso senza coinvolgimento", disse lui guardandola negli occhi. "Dici questo perché sei innamorato", disse lei. "Puo’ darsi. Ma non credo. E tu?" chiese lui. "Che domande mi fai?" chiese lei. "Certo che ho bisogno di essere coinvolta… Cioè, meccanicamente è possibile tutto ma…" "Naturale", disse lui. "Va bè", aggiunse guardando quasi brutalmente l’orologio da polso di marca" è tardi. Non pensavo che fosse così tardi". "Già", disse lei, "è tardissimo". "Va bè", riprese lui, "io allora vado. Ci vediamo tra quattro ore. Hai tutto?" "Tutto", rispose lei. "Per qualsiasi cosa chiamami", disse lui. "Certo", disse lei. "Chi c’è stasera?" domandò lui quasi per caso. "Prima quel noioso dell’ingegnere", rispose lei. "Chi, Sanvittori?" domandò lui. "Esatto", rispose lei. "Beh, quello fa svelto, no?" domandò lui. "Meno male…", disse lei. "Solo che poi c’è l’edile…" "Chi, il geometra Tarquini?.. Occazzo… Quello ci mette due ore…", disse lui. "Non esagerare… Però magari stasera fa in meno di un’ora… La moglie è in montagna da due settimane…", disse lei. "Viva la signora Tarquini… E poi?" chiese lui. "Beh, poi c’è il maniaco…", disse lei. "Ancora?" chiese lui. "Ma dai, è uno innocuo… Faccio la solita pagliacciata dell’esame della patente… Quello non mi tocca nemmeno… L’unico problema è che, tra scritti e orali, ci mettiamo un’ora buona…", disse lei. "Già. Che fuori di testa, quello… Senti, chi è l’ultimo?" chiese lui. "Il letterato…" rispose lei. "Oddio, lo scrittore?" chiese lui. "Beh, mi pare faccia il critico…", disse lei. "Beh, scrive, no? Anzi, scriverà pure di più… Non farti imbambolare dai suoi discorsi, eh?" disse lui. "Sta tranquillo… E’ di una noia, quello… Chi lo capisce, quando parla? Fa dei paragoni assurdi… Parla di D’Annunzio, di Pasolini, di… quello giovane, come si chiama?…" chiese lei. "Boh?" rispose lui. "Va bè, quello…", disse lei. "Cerca di farlo venire al più presto possibile, d’accordo?" disse lui. "Va bè, si, d’accordo; ma è così cerebrale, cazzo!" disse lei. "E tu metticela tutta!" disse lui, e sbuffò, nervoso. Fece per accendere una sigaretta, poi ci ripensò. Sulla soglia le mandò un bacio distratto. "Meno male che ti amo", le disse facendo un sorriso stanco. "Si, amore. Meno male", disse lei. E gli mandò un bacio appoggiando delicatamente le dita della mano destra sulle labbra. Lui quasi chiuse gli occhi, mai stati così guardinghi, come se lei gli avesse appena tirato un ceffone.