FAHRENHEIT 451 (maneggiare con cura)
di Giuseppe Iannozzi
(Parliamoci chiaro: il mondo della letteratura vive anche di falsi miti, di ingiustizie, di snobismi vomitevoli. Nel post precedente, stimolato dai VMO, ho postato una poesia semplicemente atroce di Peter Handke, uno scrittore che personalmente detesto da sempre. In risposta a quella solenne porcata narcisistica dello scrittore di lingua tedesca più sopravvalutato della storia, eccovi una poesia dell’amico Iannox. Scommetto che se avessero invertito i nomi, lì alla Deutschearschloecherverlag, se insomma all’editore di quello stronzo di Handke avessero fatto pervenire la poesia di Iannox - mille volte migliore di quella presa per il culo dell’austriaco- come handkiana, lo stronzo l’avrebbe pubblicata gridando al capolavoro, e i critici giù a battere le loro viscide manone di paglia. Quest’ operazione è veramente antirestaurativa. Perché la restaurazione è questa: tenere in vita queste Gloria Swanson della letteratura e spacciare i loro conati da Pio Albergo Trivulzio per cose serie. Buona lettura. M.U.)
E tu così bella a me - maneggiare con cura! -
come un’arma disegnata tra i colori dell’arcobaleno
m’insegni che il fuoco può far male,
che il destino dell’uomo lo può devastare in un lager di fiamme
Butto un libro dalla finestra, Fahrenheit 451
e un vecchio prete lo raccoglie, lo sfoglia, lo spoglia
E io divento tanto ma tanto geloso, e arrossisco, quasi piango
Ultimamente non sono in piena forma,
sono arrivato al capolinea, alla pagina 451
e il sole mi fa strani scherzi agli occhiali
Ultimamente ho tutti in sospetto,
penso sempre che il bicchiere è mezzo vuoto,
penso che non sarà sufficiente a spegnere il fuoco
che m’invade corpo e anima nonostante tutti i libri letti
La barchetta di carta che scivolava felice sull’acqua
è stata presa da infernali gorghi e mille uomini sono morti
Li ho visti con i miei occhi saltare in aria a bocca aperta
mentre si raccontavano del domani e di matrimoni felici
Ho così paura, ho così paura che questo mondo non è
E tu così bella a me - maneggiare con cura! -
come un amore nascente tra i dolori della speranza
Io non ho molto da confessare né un dio in cui riporre sciocchezze
E credo che sia la mia più grande forza in mezzo a tante debolezze
Mio figlio non ancora nato mi salta al collo per strangolarmi
prima che sia un anonimo boia a farlo
E io lo benedico fra le lagrime questo figlio così intelligente
perché, nel bene e nel male, ha preso tutto da me ed è carne
della mia carne, forza della mia forza
Perché è l’unica sincera debolezza della mia anima
Così tutto il resto non ha più importanza, neanche il dolore
perché ho amato infinitamente fino all’ultima pagina
Così quel bicchiere che mi riflette disonestà di sfiga lo prendo
e lo getto nel fuoco perché vada in frantumi e segni più fortuna
E tu così bella a me - maneggiare con cura! -
come un’araba fenice tra i frammenti della futura fortuna
m’insegni che il fuoco può far male, ma anche bene all’amore
Ma mai e poi mai un dio in cui riporre ferali sciocchezze