SU MILTON NASCIMENTO
Vi voglio parlare di un musicista che amo moltissimo, Milton Nascimento. Nasce nel 1942 a Rio de Janeiro ma viene adottato da una famiglia del Minas Gerais, uno stato molto particolare – si potrebbe dire proprio a sé- del subcontinente brasiliano. Se dovessimo cercare un’anima della musica brasiliana, un’anima che possa racchiuderle tutte in un abbraccio affettuoso, ritmico, a volte drammatico e sofferto, a volte melanconico, a volte proprio dolente, a volte gioioso, sempre coinvolgente, dovremmo cercare- e quindi trovare, come un tesoro – la grande anima di Nascimento. Polistrumentista e compositore raffinatissimo, è anche uno dei migliori vocalist del mondo – e un certo Sting, da una vita, dice che MN è proprio il migliore in assoluto; vale a dire che non è un semplice cantante (anche se ha iniziato come “crooner” nei night). Di lui infatti Elis Regina disse: “Se Dio cantasse, avrebbe la sua voce”. Proprio la sua voce unica ed estesissima- fino a un falsetto giustamente celebre in tutto il mondo- e il suo modo di interpretare fanno si che le canzoni degli altri si trasfigurano completamente quando a cantarle è lui. Come Caetano Veloso, è capace di rifare i pezzi di altri facendoli completamente propri, anzi vampirizzandoli, e quasi sempre (ma per MN toglierei proprio il quasi) migliorandoli. Se Veloso è sinuoso e felpato come un gatto di razza purissima, Nascimento è una belva felina che a volte ti strappa il cuore. “Caçador de Min” di Sergio Magrao e Luiz Carlos Sa è un esempio calzante di felicissima rielaborazione: un cavallo di battaglia di Milton che fece dire a Sa: “Confesso che è impossibile migliorare la versione di Milton”.
MN viene dalle chiese barocche del Minas Gerais, la sua voce proviene dai cori religiosi e spesso si espande direttamente verso l’inferno. Inferno e paradiso: nella sua musica, due facce della stessa medaglia. Nonostante sia anche un ottimo paroliere, MN si avvale fin dall’inizio della sua carriera (1966) della collaborazione del poeta della sua regione Fernando Brant (in Brasile i parolieri spesso sono poeti veri, e anche premiati). Il brano più bello composto dai due è forse “Travessia”, forse è “Fruta Boa”, o “Yaguareté”, o “Cançao do Sal”, o “Outubro”. Impossibile insomma stabilire: ci sarebbe da scegliere tra più di duecento grandi canzoni composte insieme, il repertorio di quasi una vita. “Le parole che scrivo per lui sono molto diverse da quelle che scrivo per gli altri compositori”, ha detto Brant chiarendo una volta per tutte.
Album particolarmente riusciti sono a mio avviso Yaguareté del 1987 (pieno di brio e di forza esplosiva, la musica di una tigre, la chiamerei) e Nascimento del 1997 (pieno di malinconia e pathos, la musica di un cuore battente a raffica, la chiamerei). La sua musica è stata influenzata dalle messe brasiliane, dai tamburi e dalle processioni del Minas Gerais, e ovviamente (come per ogni grande compositore brasiliano) dal jazz, ma anche dal rock e dal pop e dal compositore classico Villa Lobos. Lui esprime al meglio – cioè artisticamente – il carattere della gente della sua regione: gente fiera, sincera, ostinata, di poche e misurate parole; in un certo senso sono i tedeschi del Brasile. C’è un proverbio del Minas che dice così: “ Se litighi con uno di Minas per una mucca, alla fine quello si prende tutto il gregge”. Ne ho conosciute personalmente un paio, di persone del Minas: sono proprio così, e con loro io mi trovo bene.