The FK experience

June 25, 2005

PAT METHENY O DELL’ESPERIENZA MISTICA

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 3:03 pm

di Gabriella Fuschini

(Eccovi un pezzo di Gabrielska sull’ ultimo concerto di Pat Metheny qui a Milano. Ci sarei andato anch’io, ma quella sera avevo da fare. Peccato. Pat Metheny, secondo me, se non è un genio poco ci manca. Buona lettura di questa non-recensione. M.U.)

 

Può un concerto diventare un “viaggio” senza utilizzare sostanze stupefacenti? Sì, se si tratta della musica del grande Pat! Un viaggio iniziato alle nove di sera di un solstizio d’estate con luna piena, d’accordo il Mazda palace di Milano non è l’anfiteatro di Siracusa, ma la magia accende l’atmosfera di un concerto strepitoso. E Metheny è un musicista che si dà al pubblico in modo totale, lui ama il suo pubblico e lo trasmette sin dall’inizio quando invita tutti a occupare i posti rimasti liberi nel parterre del palazzetto. Non mi interessa fare un resoconto tecnico, non sono una musicista ma un’amante della musica e il mio è il racconto di cosa ho provato martedì sera. Mi sono ritrovata in una spirale che mi ha risucchiata anima e corpo dentro il buco nero di me stessa, e così lupo nero tra lupi correvo lungo strade metropolitane deserte, annusando cane tra cani gli odori del malessere quotidiano, per poi staccarmi dal branco inseguendo una stella che come fuoco d’artificio esplodeva illuminando la città, con il cuore che batteva al ritmo della batteria di un Antonio Sanchez inarrestabile. E se la tromba di Cuong Vu mi strappava letteralmente pezzi di carne, Grégoire Maret riportava pace con la sua armonica! Con l’elfo Lyle Mays alle tastiere, sono entrata nel bosco più fitto che avessi mai visto, illuminato a tratti dalla chitarra parlante di Metheny le cui note lastricavano sentieri nascosti scovati grazie alla guida del sapiente Steve Rodby, magister contrabbassista e guida dell’intero percorso. E poi aperture, spalancate verso mondi altri e tuffi di ritorno al centro della terra, scendendo giù, nell’oscurità dove l’opera al nero si crea e ti rigenera se non hai paura di vedere l’ombra che ti appartiene e puoi apprendere lezioni di tenebra passando dalla nigredo all’albedo come in un viaggio iniziatico permeato dalla gioia di essere lì a godere di tanta bravura e bellezza. Tre ore di musica senza un attimo di tregua, immersi in quell’incredibile rituale che solo i grandi sanno creare. Grazie Pat!

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