CRONACA VEROSIMILE DI UN ORDINARIO GIORNO DI SCUOLA
di Lorenzo Galbiati
Siamo in un istituto tecnico a nord di Milano, classe prima.
“Va bene ragazzi, correggiamo il compito che avevate per oggi.” Il professore di inglese si siede dietro la cattedra con aria fiduciosa.
“Ieri abbiamo letto insieme il brano a pagina 52, e vi ho fatto la traduzione; vediamo se a casa l’avete scritta in modo corretto. Oliva, leggi il brano e fermati a fare la traduzione frase per frase.”
“Professò, io faccio fatica a leggere in inglese, faccio prima a leggere subito la traduzione.”
“Ah, senti un po’! Tu fai fatica! Ma vedi, noi siamo qui giusto per questo, per fare fatica… tu vuoi imparare l’inglese? Sì? Ecco, e allora devi fare un po’ di fatica, e io son qui apposta per aiutarti ad imparare.”
Oliva: “cioè mi vuol dire che io provo a leggere ma però se sbaglio lei mi corregge?”
Professore: “esattamente, se sbagli ti correggo, senza ‘ma però’… (risatine dei compagni di classe). E così vediamo se impari la pronuncia corretta delle parole inglesi. Insomma, è un po’ come se fossimo a scuola, hai capito?”
La classe al completo ride divertita. Oliva prende coraggio e inizia a leggere, lentamente. Faticosamente. Il professore corregge con pazienza i tanti errori di pronuncia. Oliva si ferma più volte a sbottare: “non son capace!” Ma grazie all’insistenza del docente riesce a terminare la lettura e la traduzione del brano. Il professore appare soddisfatto.
“Hai visto che con la fatica alla fine si ottengono dei risultati?”
Oliva fissa con sguardo spento il professore, quindi, indispettito: “però se mi faceva leggere subito la traduzione facevamo prima!”
Il suo compagno di banco gli dice veloce: “pirla, lo sai che lui ti deve fregare perché ti deve mettere il voto.”
Suona la campanella dell’intervallo.
(Pausa)
Il professore di inglese entra nella classe terza dell’istituto. Vede il registro chiuso. “Strano”, pensa tra sé e sé. Cerca di aprirlo, ma sfogliando le pagine dal fondo vede che molte di esse sono appiccicate. Si accorge che il bordo superiore del registro è macchiato di rosso. Sembra sangue. Alza lo sguardo verso gli alunni. Li vede distratti, insolitamente silenziosi.
“Che è successo qua?”
Nessuna risposta.
Il docente guarda di nuovo il registro, vede che le pagine attaccate presentano un rigonfiamento in alto, vi inserisce le dita e riesce finalmente ad aprire il registro, non senza strappare due pagine incollate. Due pagine rosse di sangue coagulato, sceso dall’alto di un foglio, dove il professore riconosce la sagoma deforme, seviziata, di un passero, dal cui torace aperto è fuoriuscito il sangue che ha imbrattato il registro di classe. Alcuni alunni trattengono le risa a stento.
Il docente esclama allibito: “Ma che avete combinato? Lo sapete che questo è un documento dello stato? Ma che avete fatto a ‘sto povero uccello?! E’ uno schifo!”Il giorno dopo, di pomeriggio, viene convocato un consiglio di classe straordinario per decidere i provvedimenti disciplinari da adottare. Sono presenti molti alunni e molti genitori. Il coordinatore di classe ha già parlato con molti allievi ed è riuscito a ricostruire la sequenza dei fatti che hanno portato al misfatto.Eccola. L’uccello è stato trovato morto vicino alla finestra. Durante l’intervallo i ragazzi l’hanno usato per una partita a calcetto dentro la classe; nel corso del match l’uccello ha perso una zampa e varie piume, e ha subito delle pressioni che gli hanno schiacciato la testa e il torace. Al termine della partita un alunno ha trovato l’uccello (o ciò che ne restava) vicino al suo banco, l’ha preso in mano e l’ha appoggiato sul registro aperto sulla cattedra. Non si sa chi ha abbia chiuso il registro provocando la rottura della cassa toracica del passero e il conseguente sanguinamento. Forse qualcuno di un’altra classe.