L’EUROPA DI CHIRAC
di Riccardo Ferrazzi
Tanto tuonò che piovve. Chirac ha fatto la prevedibile figura di merda. La settimana prima la stessa sorte era capitata a Schroeder. Un mese prima Blair aveva subito un grosso taglio della sua maggioranza, ma era stato rieletto.
Proviamo ad analizzare: nel Regno Unito l’economia va abbastanza bene e gli inglesi non si spaventano se c’è da fare una guerra, soprattutto se sono alleati con gente che parla la loro stessa lingua. Si incazzano se il premier racconta balle e viene sbugiardato, ma sanno che chi ha certe responsabilità non può evitare di mentire e che bisogna guardare al risultato complessivo. Totale: a Blair hanno dato un sei e mezzo.
In Germania l’economia va male, la disoccupazione continua a salire, i provvedimenti del governo hanno ben poco di socialista e, soprattutto, danno l’idea di voler curare il cancro con l’aspirina. I tedeschi sono ben contenti di non essersi infilati nel casino dell’Iraq, ma non lo considerano un titolo di merito per Schroeder. Anzi, si domandano se era proprio necessario fare fronte comune con la Francia e provocare l’incazzatura degli USA. In fin dei conti, alla Germania sarebbe bastato far notare che la sua costituzione le impedisce di mandare soldati all’estero. Totale: Schroeder ha perso un’elezione regionale dopo l’altra, è stato costretto a convocare elezioni antipate e i sondaggi danno il partito socialista ai minimi storici.
In Francia la situazione è grave ma non seria. In effetti, prendere sul serio Chirac è un esercizio che può riuscire soltanto a Claudio Bisio (o a Pecoraro Scanio). Il Président della gloriosa République è riuscito a conseguire, tutti insieme, questi bei risultati: l’economia fa schifo (come in Germania), gli immigrati sono milioni (come in Germania) ma molto meno integrati e Le Pen ci sguazza, il partito del presidente è spaccato in sei o sette bande sempre in guerra una contro l’altra (non che i socialisti siano messi meglio), la crociata anti-USA che avrebbe dovuto solleticare lo chauvinismo è servita soltanto a isolare la Francia in politica estera. Totale: i francesi ne hanno pieni i coglioni di Chirac e alla prima occasione gliel’hanno detto chiaro e forte.
Opinione personale: agli elettori francesi la costituzione europea può stare bene o male. In realtà credo che non gliene freghi gran che. Il voto è stato sì contro l’Europa, ma soprattutto contro Chirac.
E adesso ? È prevedibile che Olanda, Danimarca e Inghilterra voteranno no. Si potrà andare avanti facendo finta di niente ? Forse. La politica è capace di tutto. Però l’è dura.
Sarebbe almeno il caso che a Bruxelles (e a Parigi, Berlino, Roma, ecc.) ci si fermasse a fare un pensierino. Questo: l’Europa politica è indispensabile per mettere fine alle guerre tra europei (ne abbiamo fatte troppe !), ma è proprio necessario che le istituzioni dell’Europa Unita prendano la forma di enormi carrozzoni burocratici ? In tutta Europa i cittadini pagano tasse per mantenere istituzioni comunali, provinciali, regionali, statali e sovranazionali. Non è un po’ troppo ? Come si fa a pretendere che Joop van der Bosch e Ciccillo Esposito sappiano quale dei loro problemi dipende dal sindaco, quale dalla provincia, o dal governatore, o dallo stato o dall’Europa ? E se Joop e Ciccillo non lo sanno a che gli serve tutto ‘sto apparato ?
Il minimo che possono fare è che, quando gli si chiede un beneplacito per questa o quella cosa, rispondano NO. A prescindere.