The FK experience

May 22, 2005

CORSE, PILOTI, CORRIDE

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 3:29 pm

Oggi si corre il G.P. di Montecarlo, il Gran Premio dei Gran Premi. Ho sempre amato l’automobilismo, e ho sempre guidato l’auto con una certa bravura, finchè lo spavento per un incidente (per il quale non avevo alcuna colpa) e che mi ha lasciato miracolosamente illeso anni fa, mi ha convinto a desistere. Non ho l’auto da qualche anno, e comincio a provare delle vere e proprie crisi d’astinenza. E’ difficile trovare qualcuno che ti presti la macchina per un giro, l’automobilista italico in genere non si fida. Direi che fa bene, soltanto che spesso questo nostro automobilista è proprio il primo ad essere disattento, indisciplinato, incostante, in una parola pericoloso. Sulla strada io sono per la tolleranza zero. I pirati andrebbero sbattuti in galera per anni. La guida in stato di ubriachezza - che anch’io da molto giovane ho praticato senza per fortuna conseguenze, perchè comunque si puo’ guidare velocemente, un po’ alticci e lo stesso con attenzione, ma è cosa di pochi, ci vogliono dei gran riflessi  - andrebbe punita molto più severamente. Dicevo dei Gran Premi. Ora come ora la Formula Uno m’interessa poco. La tecnologia sta mandando a puttane una cosa che non è mai stata un vero sport, ma che comunque è stata un grande e pericoloso e avvincente gioco. Una roulette internazionale, che nei peggiori dei casi diventava soltanto russa. Le monoposto sono diventate molto più sicure ( e questo, detto senza ipocrisia, è un gran bene ma è anche un male nel senso della possibilità di rischio della vita che il vero automobilismo, la corrida motorizzata, contempla nel suo innato fascino), i pit-stop, l’elettronica, piloti che - salvo qualche sporadico caso- sono diventati degli impiegati miliardari della guida veloce, gente senza personalità; e di genio nemmeno a parlarne. A me piaceva soprattutto Ayrton Senna come pilota e come persona: il 1 maggio 1994 a Imola per me era un bel giorno di divertimento in tutti i sensi che alla fine discese in  una gran brutta sera, la ricorderò sempre. Le lotte tra Senna e Alain Prost esaltarono il mio amore per questo non-sport, così come m’ero esaltato da giovanissimo a vedere i numeri da circo di quel geniale pazzo furioso di Gilles Villeneuve. Il pilota dalla personalità più spiccata ancora attualmente in circolazione è proprio il figlio Jacques, erede di un mito perdente (e proprio con la sua stessa vita) e che fu amato da Enzo Ferrari come un figlio. Diversamente dal padre, è riuscito a vincere un mondiale. Ancora relativamente giovane, è da anni fuori dai giochi che contano forse perchè ha troppa personalità e dice sempre quello che pensa. Oggi vanno bene i robottini, i computer umani. Seguo con un po’ d’interesse Alonso, mi sembra un giovane pilota con qualcosa da dire, è un vincente, ma è ancora presto per giudicarlo. Di certo non sopporto Michael Schumacher. A questo proposito riporto un breve brano dal mio Cattivo Sangue (nel quale le automobili hanno un ruolo importante nello svolgimento della storia) presentato per la prima volta venerdì scorso alla Fnac di Milano con il pirotecnico Andrea Pinketts con molto divertimento:" Il vecchio mi porge il tabloid con una smorfia piuttosto seccata. Do una veloce scorsa: si parla soprattutto dell’ultima vittoria in pista dell’idolo nazionale Michael Schumacher, che a me ha sempre fatto una ben poco cordiale antipatia: il prototipo, è proprio il caso di dirlo, del tedesco superperfezionista (a parte che nell’uso della lingua italiana) che passerebbe sul cadavere della propria madre già per conto suo abbondantemente defunta (e naturalmente di suo fratello Ralf) pur di vincere anche la corsa dei sacchi". Insomma, MS è il contrario del mio "tipo" di pilota; lo so anch’io che è il migliore senza discussioni, che è quello che si impegna di più, che lavora di più, il collaudatore migliore della storia delle corse, ma la mia antipatia è tale che l’ho messa in bocca addirittura a Bruno Bruide, il protagonista del mio romanzo, che in certe cose ovviamente mi assomiglia ( a parte, anzi molto a parte - almeno per ora…- che nella pratica dell’omicidio prezzolato…). Forse non sopporto i primi della classe, (anzi non li ho mai sopportati) che è cosa ben diversa dall’essere dei pezzi unici, dei fuoriclasse. Le vittorie a mio parere non bastano per fare un grande pilota, perchè l’automobilismo è un non-sport che ha qualcosa delle corride. Correggetemi se sbaglio:  puoi ammazzare tutti i tori che vuoi, ma è come li ammazzi che dovrebbe contare di più. Discorsi da domenica pomeriggio di un appassionato, tra l’altro, di quel capolavoro letterario che è "Morte nel pomeriggio".

(Nella foto: Jacques Villeneuve in azione)

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