TANDEM-RECENSIONE(?) DE LA CADUTA

di Vins Gallico & Io
(Ogni promessa per l’Uffenwanken è debito. Ora che entrambi – Vins e io – abbiamo visto La caduta, il film di Oliver Hirschbiegel sugli ultimi giorni di Hitler e del nazismo, eccovi la tandem-recensione(?) che avevamo promesso, in forma di dialogo. Il dialogo potrà ovviamente continuare nella colonna dei commenti con la partecipazione di chiunque voglia dire la sua. Per cui da tandem recensorio sarà possibile arrivare a un vero e proprio equipaggio. Buona lettura. M.U.)
VG. Caro Franz,
mi accennavi un paio di giorni fa al fatto che La caduta ti sia piaciuto. Mi chiedo perché. A me sinceramente ha causato il rigetto. Provo a spiegarti per quale motivo. Le riflessioni che seguono dunque non sono una vera e propria recensione di quelle che si possono leggere sui giornali, dato che (su certi temi) non so scrivere con la pretesa di oggettività, anzi mi faccio prendere dalla foga. Ho visto Der Untergang qui in Germania, la notte fra il 19 e il 20 aprile e confesso che quanto sto per dire si basa sulla teoria della relatività di Einstein abbinata all’arte e in questo caso riferita ad un film. Il mio punto e il mio tempo di osservazione hanno influenzato il mio giudizio. Il giorno dopo era il compleanno di Hitler, con festeggiamenti vari della gentaglia che ti puoi immaginare. In più era in corso una polemica sulla gioventù hitleriana (la Bild Zeitung aveva appena pubblicato una prima pagina dedicata a tutti i nonnini che avevano deciso di rompere il tabù: adesso si può di nuovo essere fieri di averne fatto parte, della Hitler-Jugend) e avevo uno sguardo ai giorni successivi: alle marce naziste del primo maggio a Lipsia e dell’8 maggio a Berlino (in quest’ultimo caso si sono raccolti più di tremila teste rasate).
FK Ok Vins, ho capito che La caduta non ti è piaciuto. E forse non ti è piaciuto anche perché vivi in Germania e ti capita di leggere la Bild e insomma vivi in un paese nel quale un certo numero di pazzi furiosi o soltanto criminali inscenano revival a base – immagino- di Horst Wessel Lied, croci uncinate e slogan xenofobi. Non voglio mettere le mani avanti, ma tu forse non puoi essere, proprio per una questione ambientale, abbastanza distaccato sul film. Tra l’altro sei uno straniero, e io so che per certi nonnetti (di cui un bel po’ di anni fa ho fatto personalmente la conoscenza sul loro stesso campo) uno straniero è tutto sommato un inferiore. Ai tempi qualcuno mi dette del “Badoglio” perché italiano. A questo non fregava un cazzo se fossi per metà tedesco, io in quel momento di litigio, per lui, ero un “Badoglio” e basta. Io gli risposi per le rime, dandogli dell’Adolf Hitler. Non era un complimento, questo, per lui, soprattutto perché il mio tono non era per nulla complimentoso. Andammo avanti per 5 minuti buoni a darci rispettivamente del Badoglio (per me allora era un insulto) e dell’Hitler: nessuno mollava il colpo. Certi tedeschi, tu l’avrai capito, rispettano solo la forza. Se chini il capo, è finita. Bisogna tenere botta, insomma.
VG Ok, allora, dvd, sigarette e parte il film, c’è una signora anziana sullo schermo, è una delle segretarie che confessa che lei là in mezzo c’è finita per caso e poi il destino l’ha sospinta. Lei mica lo sapeva. Così m’immagino la ragazza di allora, un po’ più giovane di me, che batteva su dei tasti come io sto ora facendo, mentre il Führer dettava gli ordini della soluzione finale e mi dicevo: eccone un’altra di quelle che sapevano, però tanto non ci potevano fare niente e poi hanno rimosso… Perché non posso credere che il Führer certe lettere se le battesse da solo.
FK Traudl Junge era vittima del fascino del grand’uomo. Se non ricordo male, Vins, lei non dice di essere finita per caso al servizio di Hitler. Lei dice una cosa molto diversa: che voleva lavorare per il Fuehrer a tutti i costi e che molti l’avevano sconsigliata di farlo.
VG Forse è proprio questo ciò che mi ha infastidito: l’aver accettato la rimozione collettiva della memoria nazista. Bruno Ganz recita un Adolf Hitler umano e docile con le donne, paterno, nonnesco, ziesco. Be’, Ganz è un grande attore, il tic della mano gli viene bene, tutto ricostruito alla perfezione leggo su Der Spiegel, eppure Hitler non era quello che vedo sullo schermo. Il film taglia, seleziona momenti e temi della fine del nazionalsocialismo che sono fondamentali. E Hitler diventa un fantoccio dell’arteriosclerosi: le riunioni di generali con quella maschera di gesso di Goebbels sembrano un cabaret, col vecchio rincoglionito che dice: - Mo’ arriva la nona fanteria - e gli altri imbarazzati: - No, capo, guardi che non esiste più – e Hitler che insiste: - Ho detto che arriva – e gli altri: - Va bene, capo, come vuole lei – e intanto si scambiano le occhiate e si danno le gomitate come a dire: - Questo è tutto scemo… Era lui il matto, il folle, fosse stato per gli altri sarebbe andata diversamente. Purtroppo non è andata diversamente!
FK Io credo che la ricostruzione sia stata abbastanza fedele. Lasciamo stare gli occhioni sgranati della segretaria, quello è il vero punto debole del film. E’ lì che c’è qualcosa che non va. Non tanto per lei, quanto per il regista e i produttori, che hanno insistito troppo nel dare risalto al suo punto di vista di semideficiente. Per il resto Hitler era un mostro e come tale viene rappresentato; è notorio che fosse molto gentile con le donne (anche se forse gli interessavano fino a un certo punto); in questo – nella formale galanteria- era un normale viennese di antico stampo. Dall’altra parte non vengono risparmiati alle nostre orecchie e ai nostri occhi le sue demoniache e isteriche sfuriate contro tutto e tutti, la sua assoluta mancanza di scrupoli. Le gomitate tra Keitel e Jodl, per esempio; si, d’accordo, forse una o due volte; ma perlopiù loro erano terrorizzati. Anche perché ci erano dentro fino al collo, e da anni. Poi ogni tanto si ubriacavano e sparavano qualche cazzata tra loro per sfogarsi. Ho notato ancor meglio la fuga di Himmler dell’inizio: lì è davvero rappresentata tutta l’arroganza, l’ opportunismo e il gigantesco cinismo delle SS esemplificato anche nelle azioni finali del loro capo.
VG Speer, l’architetto, viene descritto col senno di poi e il rispetto borghese dovuto ai morti, come il tecnocrate che non c’entrava niente con la politica. I vent’anni al processo di Norimberga non glieli hanno dati perché i suoi progetti facevano schifo!
FK Ma no. Speer viene descritto come un intellettuale a servizio del regime che semplicemente si accomiata dal dittatore alla fine dello stesso regime. Il film non è sul nazismo in quanto tale; non basterebbe un ciclo alla Heimat per rappresentarlo cinematograficamente. Il film, a mio modo di vedere, mostra soltanto gli ultimi giorni di un folle sogno che in realtà è stato un tragico incubo. Speer appare in poche scene e fa quel che deve fare in quelle poche scene: sostanzialmente andarsene. Opportunisticamente, come opportunisticamente era diventato un prediletto di Hitler.
VG La signora Goebbels pur in tutta la sua brutalità fa la mamma della nazione, disposta al sacrificio dei bambini, solo perché anche lei è un po’ fuori di testa e ha un debole per Adolf (ci credo, col marito che si ritrova).
FK La Goebbels non fa la mamma della nazione. La Goebbels accoppa i figli in maniera addirittura chirurgica. La scena è stata girata con grande rigore: era facile cadere nel sentimentalismo, nonostante non certo la Goebbels ma nonostante, piuttosto, i figli innocenti uccisi nel sonno. Invece tutto viene eseguito nella lucida follia di una fanatica che non puo’ immaginare un mondo nel quale il Nazionalsocialismo non ci sia più. E questo concetto lo ribadisce più volte. Poi si fa ammazzare dal marito.
VG Eva Braun è la fanciulla innamorata, la first lady nascosta, ma con una personalità ariana incredibile. Coi russi alle porte trascina il suo popolo: Forza, balliamo, balliamo…
FK A me è sembrata una perfetta cretina, come sicuramente era. Totalmente succube del suo idolo. Felice di morire per lui. Non first lady, semmai una moritura sonnambulica col sorriso fesso stampato sulle labbra. E’ l’idiozia il peggior male del mondo, non la cattiveria.
VG Franz, più ci penso e più m’infastidisco, guarda, quasi quasi non riesco ad andare avanti. Lo so che è sbagliato dire che film di merda se il film è fatto bene ed è il soggetto che mi raccapriccia. Però, diamine, se un fotografo mi fa vedere una foto che mi suscita il vomito, avrò il diritto di dirgli: - Ma con tutto ciò che c’era, proprio ‘sto schifo dovevi fotografare?
Io mi chiedo soltanto: è una storia che non vogliamo che si ripeta, ha senso umanizzarli? E se sì, perché? Perché ti è piaciuto?
FK Certo che ne hai il diritto, Vins. Hai il sacrosanto diritto di non accettare il film anche ideologicamente, diciamo così. Mi chiedi perché mi è piaciuto: l’ho trovato un film senza emozioni, senza retorica, senza un briciolo di sentimento, e proprio per questo da encomiare. L’operazione è riuscita senza prendere la fin troppo facile scappatoia del documentarismo. Hirschbiegel e i suoi attori hanno messo in scena un non-spettacolo con le cadenze giuste, mai sopra le righe. Niente viene concesso allo spettacolo così come lo intendiamo noi, del tipo delle fanfaronate americane che ben conosciamo, vedi il per me insopportabile Spielberg. Der Untergang rappresenta la caduta di un regime terribile e quella di una città che doveva, per quel regime, diventare il centro del mondo. Parallelamente alla fine di Hitler e dei suoi accoliti viene mostrata la fine di una città. Non c’è indulgenza nei confronti dei personaggi, a parte che per la Junge. Ma anche quella breve scena nella quale la ragazza corre in bicicletta col bambino seduto sulla canna a me non disturba più di tanto. Per me è una scena più che altro simbolica: rappresenta il popolo tedesco – per certi versi connivente perché ha creduto nelle promesse del nazismo- che si risveglia da un sonno-incubo, e forse dalla propria massificata mediocrità. Prima di vedere il film ( e l’avevo scritto su queste colonne) temevo che umanizzare Hitler potesse essere un’operazione potenzialmente nociva. Ma questo non è un ritratto del dittatore alla fine: è un film più complesso, corale, con molti personaggi, dei quali Hitler è il più importante per ovvie ragioni, ma nel quale si muovono in parecchi, dentro e fuori dal bunker. Il film insomma è buono sotto molti profili; ha ovviamente dei difetti: nell’indugiare troppo sul punto di vista della Junge e nel fatto che, tutto sommato, nonostante la sua qualità e onestà di fondo, è un film abbastanza inutile, perlomeno per noi in Italia. Puo’ darsi che in Germania sia servito ad altro. Sicuramente ha smosso parecchie coscienze, a quanto ho letto e sentito.
(Continua, eventualmente, nella colonna dei commenti)