The FK experience

April 30, 2005

RICCIOLO DI DONNA

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 2:36 pm

 

di Riccardo Ferrazzi                                         

Ci risiamo. A Milano viene esposto un gomitolo di fil di ferro arricciato a mo’ di pelo pubico e subito scattano: 1) il finto scandalo dei (sedicenti) benpensanti, 2) le sussiegose risposte degli “artisti d’avanguardia”, 3) le liti fra i critici (ben contenti di avere un’altra occasione per mandarsi reciprocamente affanculo), 4) i peana dei giornalisti che gridano: “L’arte è ancora viva !”.

È un canovaccio che si ripete ormai con una frequenza imbarazzante. Sempre a Milano, un po’ di tempo fa, erano stati impiccati a un albero tre o quattro bambolotti. Per ravvivare le (sempre più stanche) polemiche, c’era stato anche il numero da circo del proletario di buoni sentimenti che andava a staccare i bambolotti dai rami e a momenti si spaccava l’osso del collo.

Io mi domando che bisogno c’è di queste sceneggiate. Intendiamoci: l’arte ha sempre fatto scandalo. Ma non è detto che dove c’è scandalo ci sia anche arte. Caravaggio dipinse la caduta di san Paolo sulla via di Damasco con tre quarti del quadro occupati dal cavallo, e fece scandalo. Ma anche il più ignorante fra gli scandalizzati era costretto a riconoscere che si trattava di un’opera d’arte. A quei tempi si dava per scontato che l’arte dovesse raggiungere tutti, sapienti e analfabeti.

Da quando l’arte è diventata “concettuale” ha perso il contatto con le masse, è diventata un fatto esoterico e solo gli amici intimi di un artista possono essere sicuri di interpretare correttamente le sue opere. Esagero ? Sì, ma mica tanto. Anzi, già che ci sono, esagero davvero: cosa ne direste di un po’ di “realismo socialista” ? Così, tanto per tornare a capirci qualcosa.

Dopo l’astratto e l’informale gli artisti si sono guardati attorno e non hanno visto più niente: avevano fatto tabula rasa di tutto. Una volta ho conosciuto un pittore/scultore che organizzava mostre nelle quali non si esponeva niente: la “installazione” era costituita dal luogo dell’incontro e dagli amici che venivano “a vedere”, bere prosecco e sgranocchiare salatini. Le foto che si scattavano tra loro erano l’unica testimonianza di questa “opera d’arte” programmaticamente caduca e transeunte.

Ma, a parte questi estremi, gli artisti hanno dovuto tornare alle cose riconoscibili per ricuperare il “concetto” (e siccome la merda è sì riconoscibile, ma quella d’artista non è diversa dalle altre, è stato necessario metterla in scatola e scrivere sull’etichetta le indicazioni necessarie per certificare l’origine).  

Ora, da semplice cittadino che ogni tanto gradirebbe vedere, ascoltare, leggere qualcosa di bello, gradirei essere stimolato dalla bellezza in quanto tale, e non dai clamori della stampa intorno a un concetto più o meno comprensibile. È dai tempi di Filippo Tommaso Marinetti che gli artisti si preoccupano più di fare scandalo che di fare arte. Non so voi, ma io ne ho un po’ piene le palle. Sono cento anni che la menano. Pensano di andare avanti così in eterno?

(Nella foto: una matassa di cavo elettrico, indispensabile per una corretta installazione…) 

No Comments

No comments yet.

RSS feed for comments on this post. TrackBack URL

Sorry, the comment form is closed at this time.

Powered by WordPress