The FK experience

April 21, 2005

PRUA VERSO IL MARE!

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 11:44 am

di Sergio Garufi

Tempo fa pregai un mio amico, che  considero il miglior narratore della mia generazione, di andare in tivu, perché vorrei che le sue parole si rivolgessero a un numero di interlocutori maggiore di quelli della biblioteca Calvairate (con tutto il rispetto, essendo io uno di loro). Ma lui mi disse di no, che in tivu non ci sarebbe andato. E poi glielo dissi, di andare, perché ho un naturale moto espansivo. Se amo un libro, un film o una mostra ne parlo agli amici e ne scrivo su Nazione Indiana o su Stilos, perché penso che la condivisione di un piacere sia l’unica cosa che anziché dimezzarsi raddoppia. In che misura poi andare in tivù possa comportare dei benefici credo dipenda da tanti fattori (il tipo di trasmissione, l’orario in cui va in onda, il tempo a disposizione per parlare, l’argomento di conversazione, l’abilità dell’oratore ecc), ma non è questo il punto. Il punto è promuovere e valorizzare chi ha qualcosa da dire, non lasciare che il mezzo di comunicazione di massa più potente e persuasivo sia gestito solo da parolai e saltimbanchi. Quando mi capita di   parlare di sensibilità, intelligenza e talento intendo proprio confutare la vulgata attuale della cultura come quantità di libri letti. Oggi tutto ha un valore quantitativo, il numero è l’unità di misura di tutto: le persone valgono per quanto guadagnano, le cose si valutano per quanto costano e l’essere colti per la cifra di libri letti. Il corollario di questa visione del mondo(Weltanschauung, tanto si sa che amo il vintage lessicale) è l’invito a mettere a frutto, a monetizzare anche gli hobby. Quante volte mi sono sentito dire: tu che leggi tanto perché non apri una libreria o metti su una casa editrice, come se questa passione priva di fini di lucro non avesse senso. Per chi la pensa così, un "lettore anomalo" (nel senso che non lo fa di professione)come me spreca le sue energie e il suo tempo. E per certi versi è vero: non ci pago le bollette e il mutuo, non ne ricavo prestigio sociale (anzi, a volte ispiri commiserazione). Ma la cultura è come i libri, i servizi di piatti, le tovaglie e la biancheria intima che Luchino Visconti pretese per il suo "Gattopardo". E quando la produzione obiettò che tutte quelle cose erano inutili e dispendiose perché non si sarebbero viste nelle scene, essendo nascoste nelle scaffalature, nei cassetti dei mobili e sotto gli abiti dei protagonisti, il regista replicò che era importante che gli attori sapessero che c’erano. In qualche modo, quegli oggetti invisibili avrebbero aiutato Claudia Cardinale, Alain Delon e Burt Lancaster a immedesimarsi nella parte, a vivere e sentire, più profondamente, l’epoca in cui si svolgeva la storia. A conti fatti, aveva ragione lui. La cultura è questa cosa nascosta e segreta che ci permette di capire e vivere meglio il nostro tempo. In ogni caso, per chi ha un’autentica passione letteraria non è mai il tesoro - inteso come l’utile, morale o materiale, che se ne può ricavare - che conta. Come disse Trewlaney (ne "L’isola del tesoro” di Stevenson) poco prima di partire: "Prua verso il mare! Al diavolo il tesoro. E’ l’incanto del mare che mi ha dato alla testa!"

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