The FK experience

April 19, 2005

AUGH!

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 2:55 pm


di Riccardo Ferrazzi

(Ricevo e pubblico questo Ferrazzi Doc Metodo Champenois, che dice la sua col consueto “gusto del bisturi” sui vari, accalorati interventi che si sono succeduti in questi giorni su NI attorno al tema della “restaurazione”. Buona lettura. M.U.)

Su Nazione Indiana i Sioux hanno dissotterrato l’ascia di guerra. Per i Comanches, i Chirikawa e gli Ar(r)apahos sono cazzi amari. Sotto il totem del Grande Spirito, Toro Seduto ha annunciato che, dopo aver fatto piazza pulita di tutte le tribù concorrenti, ai primi di maggio i Sioux daranno battaglia a Torino Little Big Horn contro le armate editoriali dei visi pallidi.

Per intanto, affilando le armi per lo scontro finale, abbiamo assistito ai cazzi amari: Caliceti, Montanari, Mozzi, Biondillo e perfino la Helena Janeczek (proprio lei, tanto incantevole quanto ragionevole !) sono stati messi in castigo, ammoniti, subissati di rimproveri e spediti a casa con una nota da far firmare ai genitori o a chi ne fa le veci.

Cos’hanno fatto questi discolacci ?

Ohibò ! Si sono permessi di opinare che, forse, accusare l’intero mondo editoriale italiano di velleità restauratrici è un po’ esagerato.

Si sono permessi di domandarsi: restaurare in che senso ? C’è stata forse una rivoluzione ? Non ce ne eravamo accorti. E quale sarebbe lo status quo ante al quale i cattivoni vorrebbero farci tornare ?

Si sono permessi di dire: lasciateci in pace a scrivere i nostri libri marginali.

Si sono permessi di insinuare che, in fondo, tutta questa chiamata alle armi si risolve in: 1) una presa di potere all’interno della Nazione Indiana (e vabbe’), 2) un tentativo di ottenere posizioni di potere nelle case editrici (cioè di sostituire gli attuali “restauratori” con “intellettuali” attenti alla qualità del prodotto, ma insensibili alla necessità di venderlo).

Non l’avessero mai fatto ! Le rappresaglie sono scattate immediatamente, dure e pure, nella migliore tradizione montagnarde (salvo Tiziano Scarpa, l’unico che, anche nell’infuriare della polemica, mantiene stile, misura e statura di artista). I risultati si sono visti: genuflessioni, silenzi, virate a 180°.

Per ora, gli unici a non cospargere il capo di cenere sembrano Mozzi ( et pour cause: è lui il generale Custer !) e Montanari (che, non avendo interessi da difendere, evidentemente dice quello che pensa perché ci crede).

E mo stiamo a vedere.

Dopo l’annunciata battaglia di Torino che succederà ? Gli editori, riuniti sulle sponde del lago Averno, giureranno di non pubblicare mai più Faletti (e De Carlo, Maraini, Melissa P. ecc. ecc.) ? Si impegneranno a valorizzare i cataloghi e a non far sparire i libri dopo sei mesi? I distributori la smetteranno di strangolare i piccoli editori ? I librai riserveranno le migliori vetrine a I canti del caos 1 e 2 ? Quando il rag. Brambilla andrà il libreria a chiedere un giallo da leggere sotto l’ombrellone si sentirà rispondere: “Si vergogni ! Legga qualcosa di impegnativo, come Puerto Plata Market” ?

Non so cosa ne pensate voi. Io ne dubito assai.

Secondo me la via maestra non è la presa del palazzo d’inverno. Secondo me le strade sono solo due (e sono sempre quelle, da una vita).

1) O ti rendi conto del fatto che il mercato è quello che è, e se vuoi davvero pubblicare cose che non si vendono devi sperare che un editore guadagni tanti di quei miliardi con una Melissa, una Tamaro o un Faletti da permettersi una scommessa persa in partenza come il tuo libro.

2) Oppure ti guardi allo specchio e ti dici: “Sì, io sono un grande artista e quindi sono capace di portare anche il rag. Brambilla a capire la problematica che mi interessa”. Dopo di che l’autonominato grande artista si cala nel rag. Brambilla, si domanda cosa cazzo può fare per appassionarlo, trova la giusta risposta e scrive il libro. Goethe, con “I dolori del giovane Werther”, fece così. Fu un grande libro e un grande best seller.

Se invece uno vuole scrivere solo ciò che piace a lui, nel modo che piace a lui, e pretende che gli editori pubblichino i suoi libri e li reclamizzino, e i lettori li comprino (e li leggano!) be’ allora, cosa posso dirgli ?

Augh…uri.

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