The FK experience

March 27, 2005

NOSTALGIE

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 9:09 pm

 

di Riccardo Ferrazzi

(Un Ferrazzi nostalgico? Non fatevi ingannare dal titolo. Pasquale, anche se si chiama Riccardo? Nemmeno. Insomma: buona lettura. E mi raccomando: nonostante la festa, il tempo ecc., state su. M.U.)

Sarà perché piove, è Pasqua, io me ne sto qui a guardare fuori dalla finestra il grigiore di Milano e ascolto il Parsifal (e cosa se no ?). Sarà per questo e altri motivi, ma non ho potuto fare a meno di ripensare al ‘68.

Gente, chi non c’era non può neanche immaginare che razza di casino è stato. Non sono stati “anni formidabili”, credete a me, non date retta alle bugie di chi ne ha fatto una professione. A rivederli con gli occhi di allora mi viene quasi da piangere: quelli sono stati gli anni in cui ero giovane e volevo far saltare il banco della vita. A rivederli col senno di poi sono stati soltanto una penosa illusione ottica.

Basta vedere cosa ne è stato di protagonisti e comprimari. Quel trombone di Capanna (era trombone già allora) ci ha costruito sopra una carriera così così: tutto quel che può dire di aver combinato nella sua vita è di essere riuscito a campare bene senza aver mai timbrato un cartellino. Questo non è qualunquismo: è la realtà delle cose. Non c’è un operaio, non c’è un povero, un debole, un indifeso, che abbia mai ricavato il minimo giovamento dalle iniziative di Capanna.

Alle assemblee si vedeva spesso Mannheimer. Ricordo che anche allora nessuno è mai riuscito a capire veramente da che parte stesse. Stava dalla sua. Nel senso che tutto faceva brodo pur di prendere in mano il microfono, così come oggi tutto fa brodo per comparire in televisione o sul Corriere.

Si vedeva anche Meomartini, che ormai fa il semidirettore galattico con scrivania di pelle umana all’Eni, dopo aver fatto parte per decenni della corte dell’ex ministro Reviglio. C’era Pedol (quello del Tonno Nostromo, che, se non sbaglio, ha passato qualche guaio ai tempi di Mani pulite), militante PSI o sedicente tale. C’era Kostoris, che sembrava già avviato a incarichi di prestigio. Chissà dov’è. Sarà finito probabilmente in qualche ufficio studi e non avrà indovinato la strada giusta per farsi largo. E dove sarà adesso Papaleo, che proponeva collette per acquistare dinamite e benzina per far saltare gli uffici amministrativi dell’Università ? Cazzo, mi sembra di rifare la poesia di Villon: che fine hanno fatto les belles dames du temps jadis?

Vorrei sapere che fine ha fatto il mio amico Gigi Luini, forse il cervello più brillante di tutti. Capace di essere intristito dietro a una scrivania in qualche ente parastatale oppure di essere entrato in clandestinità. Era un tipo così straordinario che avrebbe potuto fare l’una o l’altra cosa.   

Era imprescindibile avere un background a base di Sartre e Marcuse. Noi di Economia ci torturavamo la testa su Baran & Sweezy, due illusi che pretendevano di giustificare le teorie economiche di Marx alla luce delle scoperte postkeynesiane (un po’ come giustificare Tolomeo alla luce di Copernico). Eravamo tutti così inebriati di noi stessi da non capire il significato dell’invasione della Cecoslovacchia, da non accorgerci degli scricchiolii dell’Urss. Eppure mancavano solo vent’anni al crollo del muro di Berlino.

Il fatto è che allora vent’anni erano la durata della nostra vita. Nessuno se ne rendeva conto, ma avevamo davvero la vista corta. C’era chi parlava di “terza via” e di “eurocomunismo” come se fossero state cose serie. C’erano quelli che gridavano “la Cina è vicina” e si salutavano tra loro augurando “lunga vita al glorioso presidente Mao”. C’era chi credeva che si potesse riformare (pensate un po’: riformare !) una rivoluzione che si era evoluta in un regime così marcio da implodere su se stesso.  

C’erano anche i missini, ed è stato guardando loro che ho cominciato a capire quanto è stupida la posizione dei nostalgici. Credevano di essere chissà quale baluardo per i valori nazionali, ma la loro unica funzione era quella di fornire agli intransigenti dell’una e dell’altra parte un motivo per diventare estremisti. E così nei ricordi della mia vita devo metterci anche gli anni di piombo, che mi hanno fatto passare ogni simpatia per la politica.

Ma non ho il diritto di lamentarmi: anche la nostalgia, la pretesa di rifondare ciò che è morto e sepolto, è qualcosa di umano (troppo umano !). Non c’è teoria condannata dalla storia che non lasci alle spalle una coda di nostalgia, di rimpianti per un’intransigenza che, spesso, è più favoleggiata che reale.

So che ciò che sto per dire farà incazzare molti, ma dalle nostalgie, dall’intransigenza e dalle indignazioni non ho mai visto uscire niente di buono. La realtà non funziona come la matematica e chi pretende che due più due faccia sempre quattro è destinato a parecchie delusioni. Dopodiché o tira fuori la P38 (e fa la fine che si merita), o si rassegna ad ammettere di non aver capito un cazzo.

Ecco. Pasqua 2005. Il disco è finito, continua a piovere e, porca puttana, sono più incazzato di prima. Vita di merda.

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