ESISTE UN SENTIERO INTELLETTUALE PER L’ILLUMINAZIONE?

(Ricevo da Cristiano Prakash e pubblico. M.U.)
“Esiste un sentiero intellettuale per l’illuminazione?”
“Innanzitutto non esiste nessun sentiero. L’idea stessa di sentiero è fallace. Il sentiero, necessariamente, ti conduce lontano; ti porta da questo a quello, da qui a lì, da ora a dopo. Affinché l’illuminazione accada non occorre alcun sentiero; infatti l’illuminazione implica essere qui. Un sentiero sarebbe una distrazione, tutti i sentieri sono distrazioni. Seguendo un qualsiasi sentiero seguiresti un sentiero sbagliato; non esistono sentieri giusti.
Lascia che questa realtà penetri profondamente nel tuo cuore: non esistono sentieri giusti, i sentieri in quanto tali sono sbagliati. Seguire un sentiero significa andare in una direzione sbagliata, perché ti allontaneresti sempre più da te stesso. Non nella realtà, ma nei desideri e nei sogni. Ecco perché tutte le religioni sono diventate ultramondane, trascendenti: sono tutte sentieri.
Per poter costruire un sentiero è necessario che Dio sia lontanissimo. Più è lontano e meglio è, perché in quel caso si può creare il sentiero. Il cristianesimo, l’induismo, l’islam, il buddismo hanno potuto creare dei sentieri. Dio deve essere veramente lontanissimo, così lontano che il sentiero non abbia mai fine, in questo modo i preti possono continuare a sfruttare.
Dostoevskij narra questa parabola:
……………………
avere Gesù troppo vicino sarebbe pericoloso per il prete. Perché in tal caso il prete non sarebbe più necessario. Il mediatore, l’agente, non sarebbe più necessario. Quando Gesù è al tuo fianco non hai più bisogno di qualcuno che lo rappresenti. Dio dev’essere lontano, anzi lontanissimo, affinché il prete possa assumere il ruolo di suo messaggero. Solo così può diventare un ponte tra te e Dio.
Tutti i sentieri sono creati dai preti. I Buddha non ti danno mai nessun sentiero. Ti aiutano a comprendere che non devi andare da nessuna parte; devi solo essere in silenzio nella tua interiorità, allora troverai ciò di cui hai bisogno. Il divino non è all’esterno; è nella tua interiorità. Il divino non è un oggetto: è la tua soggettività. Tu sei divino. Quindi dove stai andando? Di quale sentiero hai bisogno?
No non occorre alcun sentiero; nessun sentiero è quello giusto.
Mi chiedi: esiste un sentiero intellettuale verso l’illuminazione?
Innanzitutto, non esiste alcun sentiero. In secondo luogo, nessuna singola parte di te è in grado di riconoscere il divino. Puoi riconoscere il divino solo con la totalità del tuo essere. Non esiste un sentiero dell’intelletto, così come non ne esiste uno dei sentimenti: né con la mente, né con il cuore. Giungi al divino solo in quanto essere totale, ogni parte di te è inclusa: il tuo intelletto, le tue emozioni, la tua logica, il tuo amore, il tuo sangue, le tue ossa, le tue viscere. Ogni parte di te è inclusa nella totalità del tuo essere; viceversa i sentieri saranno inevitabilmente frammentari, nessun sentiero può essere totale. Perciò esistono sentieri intellettuali: in India vengono chiamati ghyana yoga , il sentiero della devozione; e infine ci sono i sentieri dell’azione, o Karma yoga.
Nell’essere umano ci sono tre livelli: il sapere, il sentire e il fare. La presenza di questi tre livelli in ogni essere umano ha dato luogo a quei tre sentieri. Con l’intelletto puoi acquisire nozioni ma non puoi sentire. Con i sentimenti puoi sentire, ma non puoi acquisire nozioni. Mediante l’azione puoi fare, ma non puoi acquisire nozioni e non puoi sentire. Il sapere non può agire, i sentimenti non possono agire. L’uomo è questa trinità, questo triangolo: agire, sapere, sentire. Questi tre livelli devono integrarsi in un’unità. Solo in quest’unità l’uomo può conoscere il divino.
L’uomo non ha scisso solo se stesso, ha scisso anche Dio: Dio il padre, Dio il figlio, Dio lo spirito santo. Oppure - secondo la mitologia indiana – la trimurti , i tre volti di Dio. Dio non ha faccia: è senza volto. Dio non ha forma, come potrebbe avere un volto? Dio non è trino. Dio è uno. Non è neppure giusto dire che è “uno”, perché l’uno crea l’idea del due, il due del tre e così via.
Il divino è, semplicemente. Né uno né trino, né uno né molteplice. Il divino è semplice “essenza”. E quando sei nella tua “essenza”, sei nel divino, tu sei divino. Ricorda, non vedrai il divino, non incontrerai il divino, non raggiungerai l’intuizione: “ ecco questo è il divino”. Quando senti che il divino è in te, tu sei divino. Il divino non è qualcosa al di fuori da te, è il nucleo più profondo del tuo essere, è il centro del ciclone.
Quindi, non esiste alcun sentiero. Non esiste un sentiero dell’intelletto, così come non esiste un sentiero dei sentimenti o di qualsiasi altro genere. Non esiste alcun sentiero: devi diventare un tutto unico, e proprio in quella totalità diventi divino.
L’intelletto può continuare ad indagare all’infinito. È arido, analitico, logico, non può sentire. La scienza è nata grazie all’intelletto; ecco perché non può affermare l’esistenza di Dio. La scienza deve negare l’esistenza di Dio; questa negazione nasce dai suoi stessi presupposti. Infatti la scienza crede solo nella ragione, e crede in una ragione estremamente distaccata in cui tutti i sentimenti non dovrebbero mai entrare. Dovresti rimanere freddo, distaccato, indifferente a qualsiasi cosa stai osservando. Dovresti essere solo un osservatore, senza sentimenti, senza cuore. Il tuo cuore non dovrebbe pulsare, il tuo sapere dovrebbe esser privo di qualsiasi sentimento.
Naturalmente la materia percepisce la materia. Non perché esista solo la materia, ma a causa della propria metodologia: quella metodologia è tale da non permettere di cogliere la consapevolezza. La consapevolezza rimane esclusa fin dall’inizio, il metodo stesso la esclude.
La logica ci ha dato la scienza. L’amore ci ha dato le cosiddette religioni; le religioni del passato, che non sono più così importanti, perché erano parziali come la scienza. Ecco perché la scienza e la religione erano tanto in conflitto tra loro: quel conflitto non era casuale. Era un conflitto di metodo. La religione era basata sull’emozione, sul sentimento; rinnegava la logica e vietava la ragione. Andavano benissimo le lacrime e le preghiere , ma non l’uso dell’intelletto: quello era il nemico. Ecco perché, quando la scienza cominciò ad affermarsi, naturalmente la chiesa e i suoi rappresentanti si trovarono in conflitto con essa. La religione del passato era tanto parziale quanto lo è la scienza attualmente.
Nessuno è mai riuscito a vedere l’essere umano nella sua totalità. Ora quel momento è arrivato; adesso l’uomo non è più infantile. Quel momento è arrivato: è arrivato il momento in cui quell’idea, l’idea della totalità, dev’essere accettata. E quando arriva il momento in cui un’idea dev’essere accettata, nessuno può evitare che lo sia. Tutti gli sforzi parziali sono falliti. Sono fallite la scienza, la religione e la politica: la politica significa l’azione. Sono tutti sforzi falliti. Di fatto, è fallita la parzialità.
L’oriente è fallito perché propendeva troppo per i fallimenti. Ne sono conseguite la povertà e l’infelicità, perché la scienza non ha potuto affermarsi. Senza la scienza è inevitabile che arrivi la povertà, senza la scienza è inevitabile che sorgano mille e un problema di tipo materiale.
L’occidente ha sviluppato la tecnologia. Con essa, sono scomparse la povertà e molte malattie, è stata una benedizione; d’altro canto è scomparso anche l’uomo. L’uomo si è trasformato in una macchina. Il suo cuore non palpita più, l’amore non fluisce più in lui, si è inaridito il nettare dei sentimenti ed egli sta diventando un deserto. L’uomo si sente privo di significato ed è vicinissimo al suicidio: la gente si suicida con estrema facilità, il numero dei suicidi è in continuo aumento. E prima o poi – se non riuscirà a ritrovare l’equilibrio, se non riuscirà ad abbandonare la parzialità a favore della totalità – esiste la possibilità reale che l’uomo decida per un suicidio globale. Immensi preparativi sono già in atto.
In occidente è scomparso l’amore, così come in oriente è scomparsa la logica. Questa è una situazione comunque sbilanciata.
Il mio approccio è la totalità, l’interezza. Io definisco santo qualsiasi cosa sia intera, integra. Con me devi imparare questo: non devi scegliere una parte, devi scegliere la totalità. Tu devi essere un uomo intero; non devi rinnegare niente. Devi essere qualsiasi cosa tu sia, con grande accettazione. Accettare tutto è difficile perché, se accetti la logica, quando accetterai l’amore, cadrai in contraddizione. Se invece accetti l’amore, ti sembrerà difficile accettare la logica. Ma cosa ci puoi fare? Così stanno le cose. Non è un problema di scelte: così è fatto l’uomo e così funziona l’esistenza.
L’esistenza è un paradosso. E l’umanità ha sviluppato l’idea, folle e stupida, che l’uomo non deve essere un paradosso. Perciò, quando sceglie l’intelletto, distrugge i sentimenti, perché non sono in sintonia con l’intelletto. Ma che bisogno c’è che siano in sintonia? Oppure, quando sceglie i sentimenti, si trova in antagonismo con la logica e la ragione. Diventa superstizioso, perché ha paura che, se cedesse alla logica, dove andrebbe a finire la fede? La fede ne uscirebbe distrutta.
Io ti dico che non devi avere paura. Puoi accettare tutto; devi solo comprendere una cosa: la vita è un paradosso. E più sarai paradossale, più la tua vita sarà ricca. Se riuscirai a contenere le contraddizioni, sarai sconfinato; avrai in te una varietà, una molteplicità, conterrai tutte le dimensioni. E quella sarà la nascita reale dell’uomo.
L’uomo deve ancora arrivare, è ancora una promessa. Noi stiamo solo movendoci a tentoni, inciampando e barcollando, per far nascere l’uomo reale. L’uomo non è ancora nato, noi siamo nell’utero: ecco il perché di tanta ansia. E sembra che il giorno della sua nascita sia molto vicino: ecco il motivo di tanta crisi. Per la prima volta sta per nascere l’uomo; l’uomo nel senso della totalità e del paradosso. Nel senso della vastità che contiene le contraddizioni.
Un uomo dovrebbe essere un poeta e un amante e dovrebbe essere razionale e attivo. Un uomo dovrebbe essere tutto, senza che questo sia un problema. Di fatto se in te ci saranno contemporaneamente la logica e l’amore, la logica farà da sostegno all’amore e l’amore alla logica. La tua logica non si inaridirà mai, il nettare del tuo amore lo manterrà verde. I suoi colori saranno verde, rosso e oro. E se in te ci sarà la ragione, il tuo amore non diventerà mai folle, manterrà sempre una certa ragionevolezza; non ti porterà mai a degli estremi. Rimarrai nel giusto mezzo, equilibrato ed equidistante.
Non esiste un sentiero dell’intelletto, così come non esiste un sentiero dei sentimenti. L’interezza e la totalità sono i requisiti richiesti. Nulla al di sotto di questo potrà mai funzionare: devi affrontare il rischio di essere totale.
(Osho - da “ La canzone della vita”)