The FK experience

March 20, 2005

YARDBIRD SUITE

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 3:43 pm

di Rififi

 

(Prendo di peso dal suo omonimo blog – tra i miei link- e pubblico con il consenso dell’autore questo a mio avviso bellissimo e recente pezzo di Rififi sull’immenso Charlie Parker, scritto in occasione dei 50 anni dalla sua prematura scomparsa. Buona lettura. M.U.)

 

Ha suonato tre sax: un King super 20, un Conn 6m "Naked Lady" e persino un sax di plastica Grafton.
Suonava il contralto, una volta provò un tenore, ma gli venne strappato di mano da Ben Webster; non si suona così un tenore, no problem, il suo strumento non è il sax, è lui stesso, ma suonò, da allora, sempre il contralto.

"CHARLIE PARKER
assomigliava a
Buddha
CHARLIE PARKER
che è morto da
poco, sorride a
un gioielliere alla Tv
dopo settimane
di dolore
e di malattia
Lo chiamavano
il musicista perfetto
e l’espressione sul suo
viso era calma, bella e
profonda come
l’immagine del
Buddha"

(Jack Kerouac 1959)

Il musicista perfetto, lo davano per rivoluzionario del jazz, ma lui era il jazz, è il jazz.
"Bird lives" si scriveva sui muri poco dopo la sua morte, lo scrissi anch’io, in bomboletta blu, ventotto anni fa.
Lo chiamano "Bird", ma il nick vero è "Yardbird", pollastro; si era guadagnato quel nomignolo quando aveva trovato un galletto e se lo era tenuto nelle camere degli alberghi pulciosi per tutta una tournè; Yardbird, a chi non lo conosce è difficile raccontarlo.
E’ insieme l’alibi e la tomba del moderno saxofonista, "era pazzo", "nei suoi temi c’è l’alfabeto del jazz", ne ho sentite d’ogni su di lui, ma quello che fece fu di mettersi in gioco totalmente, musicalmente e umanamente intendo, si trascinava dietro un fallito di talento, Miles Davis, amava e odiava il Maestro e amico Dizzy Gillespie, che non lo seguiva nelle sue visite al lato oscuro, ma, diceva, è l’unico che può capire veramente quello che suono.

Gli aneddoti su Charlie Parker sono simili a luoghi comuni, si dice ad esempio che se ci fossero le royalties sull’improvvisazione tutti i musicisti jazz dovrebbero pagargliele indipendentemente dallo strumento che suonano, non conosco nessuno di cui si possa dire la stessa cosa e nessuno che andrebbe esentato da questa decima.
E’ vertiginoso, tocca tutti i tasti dell’anima, mai si ha l’impressione che sia dominato dalla tecnica, ha la freschezza di un bambino e la sottigliezza di un serpente affilato, dolcezza e precisione infallibile, "impara lo strumento, poi dimenticalo e suona" diceva.
Un petto scoperchiato che spara le macerie del cuore in ritmi perfetti, in stringhe armoniche senza fiato, scivola come una lontra dove molti arrancano su pendii impossibili, gioca dove tutti lavorano per anni, trova dove tutti cercano.
E’ l’oriente e l’occidente, l’Africa e la grande mela, nato a Kansas City, da li venivano i "duri" ma non è un duro, Bird, non è niente, è solo il suo suono.
Non c’è biografia, qualche aneddoto soltanto, Chan moglie amata che lo amava, ma amava Charlie Parker, Yardbird, amava un suono insieme all’uomo.
Dire che era un drogato è inesatto, è meglio pensare che rimosse, smantellò tutto quello che non serviva, che passò il suo suono e il cuore nel crogiuolo Hipster al calor bianco traendone tutto l’oro, la luce e la tenebra.
Si ricorda di solito la lezione più grande che i mister muscolo dell’attuale jazz non vogliono sentire, l’incisione di Lover man per la Dial, cui seguì uno degli innumerevoli ricoveri; la voce cola sangue, la rima sonora canta un singhiozzo, a un tratto gli senti la nostalgia di stare bene, di essere felice; a tradimento fu registrata, solo per il piccolo cinismo di una persona che lo amava  possiamo ascoltarla.

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