L’HOMO DEMENS
di Lorenzo Galbiati
Che cos’è la natura umana? Quali sono i tratti fondamentali che contraddistinguono la comparsa dell’uomo sulla Terra? Un’ipotesi di risposta è in questo mio patchwork compiuto su un libro di Edgar Morin, “Il paradigma perduto”, Ed. Feltrinelli.
Contrariamente all’opinione comune, vi è meno disordine nella natura che nell’umanità. Il regno dell’ Homo sapiens corrisponde a un massiccio aumento dell’errore all’interno del sistema del vivente. Ciò che caratterizza sapiens non è una maggiore razionalità, non è una diminuzione dell’affettività a favore dell’intelligenza, ma al contrario è una vera e propria eruzione irrazionale e psico-affettiva. L’uomo non soltanto si fa realisticamente cosciente della morte, ma rifiuta la morte, la supera e la risolve nel mito e nella magia. Il sogno notturno diventa polarizzato secondo ossessioni permanenti, si fa selvaggio e disordinato, e si confonde con stati della veglia; nascono i fantasmi. Compaiono il sorriso, il riso e le lacrime, che sono in relazione con l’attitudine di sapiens da un lato al piacere, all’ebbrezza, all’estasi e dall’altro alla rabbia, al furore e all’odio. La violenza, circoscritta negli animali alla difesa e alla preda del cibo, si scatena nell’uomo gratuitamente.
L’eros, che nei primati è ancora circoscritto al periodo fecondo, pervade nell’uomo tutte le stagioni, tutte le parti del corpo e alimenta anche le attività intellettuali più sublimi. La verticalizzazione del corpo rende anatomicamente possibile la congiunzione frontale – senza dubbio da subito sfruttata da sapiens. Muovendo dall’amore frontale si sono sviluppate caratteristiche erogene attrattive quali le labbra prominenti, i seni turgidi, il pene grosso e ciò senza che la zona posteriore venga sacrificata, poiché le natiche, piene e carnose, calamitano l’attenzione e le mani. Inoltre, e sebbene vi siano in questo campo grandissime variazioni individuali, forse anche etniche, l’orgasmo risulta, in sapiens, molto più violento e convulso che nei primati in generale; la donna prova un piacere profondissimo e spasmodico. Nelle società arcaiche come nelle società storiche troviamo la ricerca, il tentativo di raggiungere stati di ebbrezza, di parossismo, di estasi che talvolta sembrano unire il disordine estremo nello spasimo e l’ordine supremo nella pienezza di una integrazione con l’altro, la comunità, l’universo. Sarebbe impossibile concepire un’antropologia fondamentale che non facesse posto alla festa, alla danza, al rito, alle convulsioni, alle lacrime, al godimento, all’ebbrezza, all’estasi.
Di conseguenza si palesa la faccia dell’uomo nascosta dal concetto rassicurante e distensivo di sapiens. È un essere dotato di un’affettività intensa e instabile che sorride, ride, piange, un essere ansioso e angosciato, un epicureo ante litteram, ebbro, estatico, violento, furioso, incline ad amare, un essere che conosce la morte e che non può crederci, un essere che secerne il mito e la magia, un essere posseduto dagli spiriti e dagli dei, che si nutre di illusioni e di chimere, un essere soggettivo i cui rapporti con il mondo oggettivo sono sempre incerti. E nello stesso modo che chiamiamo follia il congiungersi dell’illusione, della mancanza di misura, dell’instabilità, dell’incertezza tra reale e immaginario, della confusione tra soggettivo e oggettivo, dell’errore e del disordine, siamo costretti a vedere l’ Homo sapiens come Homo demens. Lo sviluppo impetuoso dell’immaginario, le derivazioni mitologiche e magiche, le confusioni della soggettività, la moltiplicazione degli errori e la proliferazione del disordine lungi dall’essere un handicap per l’ Homo sapiens-demens, sono al contrario legati al suo prodigioso sviluppo e alla sua affermazione.
L’uomo è folle e savio. La vita umana comporta l’errore. L’ordine umano comporta il disordine.