JIM CARROLL 1-2-3-4

Sempre di ritorno nelle strade, devastate e bagnate,
affaticate dalla stanchezza del centro, tardo pomeriggio,
quando i furbi pedoni incanalano il flusso dei taxi
o si voltano verso il cielo per staccarsi parole bagnate
dalle palpebre.
Gli sconosciuti dai capelli unti sono soliti
strangolare scolarette a queste ore riflesse.
E i contorni ombreggiati sono logori e la luce è trainata
da autobus e lo sballo è infranto nella precipitosa altezza
dei palazzi federali più in basso. Guardo quest’isola
dove anch’io sono nato e ho trascorso la giovinezza a
camminare, non a destarmi.
Camminando sul grigio sul verde in Central Park portavo
jeans squarciati e una maglia giamaicana azzurra e gialla
con il cappuccio e molti bottoni rossi che non mi
apparteneva.
POESIA
I miei passi nelle basse
pozze oceaniche, le labbra avvelenate
degli anemoni permettono ai miei occhi
di volare all’orizzonte, la memoria del tempo
vedo passare un’unica nave,
priva d’ombra, quella che non è mai
arrivata mentre tu anni prima
aspettavi nel porto, vestita per l’amore,
i tuoi seni liberi a pulsare come se sotto
minuscoli pesci si stessero nutrendo del tuo cuore.
PER ELIZABETH
E’ inverno, giunto alla fine terrena.
I pianeti si allineano domani
in marzo, e aumentano la distanza
dal sole e fra loro
come soldati dispersi e spossati in ritirata
da un nemico che non esiste più.
E’ una primavera mite in purgatorio.
Nel limbo verde i bambini le cui fronti sono asciutte,
le cui mani non crescono, vengono trasformati essi
stessi
in stagioni, o in uccelli che aggirano un obelisco
di mercurio tremante. A nessuno è concessa
una preda. A nessuno è concesso il becco adunco del
paradiso.
Sono rondini radiose, o colibrì
con spine al posto delle lingue
per nutrirsi del mercurio cangiante
della mitologia della mano di Dio
che io non posso infrangere, nemmeno ora,
sotto questo sguardo doloroso.
Ci ho provato.
Mi sto lasciando attraversare
da una dichiarazione di morte.
Tu, catalizzatrice di un ricordo così distorto.
In quel limbo i bambini si muovono
in una strana grazia. Il loro Signore è furioso.
Sono morti con la loro innocenza non messa
alla prova.
Nessuno sa cosa siano stati
o saranno. Ogni giorno cambia
senza cambiare. Capisci
cosa sto dicendo? E’ la vita che hai scelto
su questa terra. La vita di tossici e menzogne.
Ma quella non eri tu. Io ti conoscevo.
Avevi labbra perfette, occhi come
una vera bambina. I seni non formati.
Questo luogo in cui ora ti ho messa,
è una stagione maledetta, una linea
sgraziata, un cerchio imperfetto. Un serpente in fiamme
che divora ciò che domani diventerà lui stesso.
POESIA
Alcuni confidano che il lupo
che hanno allevato dalla nascita
non si rivolti contro di loro.
Alcuni mettono la propria vita
in mani le cui dita
sono cinque silenziosi coltelli.
Alcuni non rammenteranno
niente, o moriranno
di quel ricordo.