The FK experience

February 24, 2005

JIM CARROLL 1-2-3-4

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 2:17 am

Sempre di ritorno nelle strade, devastate e bagnate,

affaticate dalla stanchezza del centro, tardo pomeriggio,

quando i furbi pedoni incanalano il flusso dei taxi

o si voltano verso il cielo per staccarsi parole bagnate

dalle palpebre.

Gli sconosciuti dai capelli unti sono soliti

strangolare scolarette a queste ore riflesse.

E i contorni ombreggiati sono logori e la luce è trainata

da autobus e lo sballo è infranto nella precipitosa altezza

dei palazzi federali più in basso. Guardo quest’isola

dove anch’io sono nato e ho trascorso la giovinezza a

camminare, non a destarmi.

Camminando sul grigio sul verde in Central Park portavo

jeans squarciati e una maglia giamaicana azzurra e gialla

con il cappuccio e molti bottoni rossi che non mi

apparteneva.

POESIA

I miei passi nelle basse

pozze oceaniche, le labbra avvelenate

degli anemoni permettono ai miei occhi

di volare all’orizzonte, la memoria del tempo

vedo passare un’unica nave,

priva d’ombra, quella che non è mai

arrivata mentre tu anni prima

aspettavi nel porto, vestita per l’amore,

i tuoi seni liberi a pulsare come se sotto

minuscoli pesci si stessero nutrendo del tuo cuore.

PER ELIZABETH

E’ inverno, giunto alla fine terrena.

I pianeti si allineano domani

in marzo, e aumentano la distanza

dal sole e fra loro

come soldati dispersi e spossati in ritirata

da un nemico che non esiste più.

E’ una primavera mite in purgatorio.

Nel limbo verde i bambini le cui fronti sono asciutte,

le cui mani non crescono, vengono trasformati essi

stessi

in stagioni, o in uccelli che aggirano un obelisco

di mercurio tremante. A nessuno è concessa

una preda. A nessuno è concesso il becco adunco del

paradiso.

Sono rondini radiose, o colibrì

con spine al posto delle lingue

per nutrirsi del mercurio cangiante

della mitologia della mano di Dio

che io non posso infrangere, nemmeno ora,

sotto questo sguardo doloroso.

Ci ho provato.

Mi sto lasciando attraversare

da una dichiarazione di morte.

Tu, catalizzatrice di un ricordo così distorto.

In quel limbo i bambini si muovono

in una strana grazia. Il loro Signore è furioso.

Sono morti con la loro innocenza non messa

alla prova.

Nessuno sa cosa siano stati

o saranno. Ogni giorno cambia

senza cambiare. Capisci

cosa sto dicendo? E’ la vita che hai scelto

su questa terra. La vita di tossici e menzogne.

Ma quella non eri tu. Io ti conoscevo.

Avevi labbra perfette, occhi come

una vera bambina. I seni non formati.

Questo luogo in cui ora ti ho messa,

è una stagione maledetta, una linea

sgraziata, un cerchio imperfetto. Un serpente in fiamme

che divora ciò che domani diventerà lui stesso.

POESIA

Alcuni confidano che il lupo

che hanno allevato dalla nascita

non si rivolti contro di loro.

Alcuni mettono la propria vita

in mani le cui dita

sono cinque silenziosi coltelli.

Alcuni non rammenteranno

niente, o moriranno

di quel ricordo.

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