BERLINO, SOGNO

A Berlino che giorno è lo street fashion fa victims tutti i giorni appollaiati in Alexanderplatz dicono aufwiedersehn e Franz resuscita al Cafè Doeblin.
Nel frastuono techno, tra lounge minimal e ambient cova l’ansia
Unter den Linden,
ma poi svanisce nel terso sole.
Passo attraverso l’Hohenzollern Kanal sognando di fumare narcotici
del cartello di Medellin.
Nella Karl Marx Allee il da tempo defunto omonimo filosofo si rivolterebbe nella tomba
mentre—————————————————————————-
Hitler dall’inferno vede profilarsi, laddove sostava la cancelleria del Reich millenario
gente non proprio ariana e fuma di rabbia,
mentre Lucifero gli fa una testa così perché vuole sapere, da quasi 70 anni,
come diavolo
ha fatto a compiere i suoi diabolici scempi; si sente in soggezione.
Musica e cultura, Berlino è una supercittà tra inferno e paradiso,
sfilano mostri a novantotto teste, cadaveri vivi, pornoplastica, zum zum dada umpa
ein schoenen Tag, ich hatte die Hoden voll, wo bist du, ick bin ein Berliner
così disse JFK quella volta 40 anni e rotti fa, hier, in Berlin.
Ick bin ein Mann fuer alle Faelle, so sagte Harald Juhnke .
Udo Juergens canta ancora Sechsundsechzig Jahre, o forse era Peter Alexander o era
Heino?
Non era il viennese Falco, questo lo ricordo, alles klar Herr Kommissar.
Poeti algebrici mimano le contorsioni di mimi tubercolotici
nel paradiso berlinese.
Unter den Linden sfoggio la mia camicia gap, gas, giap, sono diventato
modaiolo freakciccarolo e me piace, mo’ vieni a magnà lo stinco de maiale, mortacci tua
dico a un romano di passaggio;
I’m sorry, do you know who I am?, chiede una signora del Minnesota a una del cantone di Uri.
C’è il destino, a Berlino.
Città cosmica, senza tregua, sconfinata nei suoi locali
e nelle architetture soffusamente deliranti.
Una gioia per gli occhi.
Birra siderale a fiumi.
Leggo Hammett e Ring Lardner sotto un albero seduto su una panchina del parco.
Ci sono vecchi nel parco che non vedresti a Milano, sono
ringiovaniti, ringiovaniscono.
E’ essenziale esserci, qui
ancora vivi, vivi di nuovo.
Fumo una Roth-Haendle pensando che questa era la patria di mio padre,
che io sono milanese e - lech mich am Arsch-, vivrei qui subito.
Fuggirei qui con me stesso.
Il mio aereo parte tra due ore soltanto, devo
affrettarmi.
Purtroppo.
Prendo un taxi Mercedes fino all’aeroporto, un’ultima birra prima dell’imbarco.
Sono nel cielo sopra Berlino senza Wenders tra i piedi,
con un amico americano di qualcuno
che mi dice sorry, e beve limonata.
Classe economica.
Atterro a Milano in perfetto orario.
La prossima volta, da Berlino, non fuggirò più.
Lo prometto alla mia felicità,
qualunque cosa questo significhi.