SOPRAGGIUNTA MATURITA’
“Forse era questo, pensavo. Forse stavo diventando troppo vecchio per quel genere di seigiorni che stavo facendo, fratelli. Ormai avevo diciotto anni compiuti. A diciotto anni non si è più tanto giovani. A diciotto anni Wolfgang Amadeus aveva scritto concerti e sinfonie e opere e oratori e tutta quella sguana, no, non sguana, musica celestiale. E poi c’era il vecchio Felix M. con la sua ouverture di un Sogno di una notte di mezza estate. E poi c’erano tutti gli altri. E c’era questo poeta francese messo in musica dal vecchio Benjy Britt, che aveva scritto tutte le sue poesie migliori all’età di quindici anni, O fratelli miei. Arthur, si chiamava di nome. Quindi a diciotto anni non si era poi così giovani. Ma che dovevo fare?
Camminando per le strade buie in quel freddo inverno bastardo dopo aver pistonato fuori da questo sosto per il cià e caffè, continuavo a locchiare delle specie di visioni, tipo queste vignette nella gazzetta. C’era il Vostro Umile Narratore Alex che tornava a casa dal lavoro e si metteva davanti a una buona cenetta calda, e c’era questa quaglia tutta sorrisi di benvenuto e saluti tipo amorosi. Ma lei non la vedevo affatto cinebrivido, fratelli, e non sapevo chi potesse essere. Ma ebbi l’idea improvvisa che se andavo nella stanza accanto a questa stanza dove c’era il caminetto e dove c’era il tavolo con la mia cena calda, avrei trovato quello che veramente volevo, e ora tutto si collegava, quella foto ritagliata dalla gazzetta e questo incontro con Pete. Perché nell’altra stanza c’era una culla con un bambino che gorgogliava gu gu gu. Sì sì sì, fratelli, era mio figlio. E ora sentivo questo gran tamagno vuoto dentro le macerie, ed ero molto sorpreso. Sapevo quello che mi stava accadendo, O fratelli miei. Io stavo tipo maturando.
Sì sì sì, proprio così. La giovinezza deve andarsene, oh sì. Ma la giovinezza è un po’ come essere un animale. No, non proprio come un animale ma come uno di quei migni giocattoli che vendono per le strade, tipo dei piccoli martini fatti di latta e con una molla dentro e una chiavetta fuori e tu lo carichi trrr trrr trrr e quello pistona via, tipo camminando, O fratelli miei. Ma cammina in linea retta e va a sbattere contro le cose, sbam, e non può farne a meno. Essere giovani è come essere una di queste migne macchinette.
Mio figlio, mio figlio. Avrei spiegato tutto questo a mio figlio quando fosse stato abbastanza bigio da capire. Ma d’altra parte sapevo che non avrebbe capito o non avrebbe voluto capire e avrebbe fatto tutte le trucche che avevo fatto io, sì, forse avrebbe persino ammazzato qualche povera pulcella bigia circondata da ràttoli e ràttole miagolanti, e io non sarei stato capace di fermarlo. Né lui sarebbe stato capace di fermare il figlio suo, fratelli. E sarebbe andata avanti così fino alla fine del mondo, gira e rigira, come un tamagno martino gigantesco tipo Zio in Persona (per gentile concessione del Korova Milkbar) che girava e rigirava tra le grinfie gigantesche una lezzosa arancia saloppa.
Ma prima di tutto, fratelli, c’era questa trucca di trovare qualche mammola che volesse fare da madre a questo figlio. Avrei dovuto cominciare a cercare da domani, pensavo. Era tipo aver qualcosa di nuovo da fare. Era qualcosa in cui dovevo mettermi subito, un nuovo capitolo che cominciava.
Allora ecco che si fa, fratelli, ora che sono arrivato alla fine di questa storia. Siete stati dappertutto col vostro piccolo soma Alex, avete sofferto con lui e avete locchiato qualcuno dei più lezzosi buggaroni che il vecchio Zio abbia mai creato, tutti addosso al vostro vecchio soma Alex. E tutto per via che ero giovane. Ma ora che sto finendo questa storia, fratelli, non sono giovane, non più, oh no . Alex tipo maturando sta, oh sì.
Ma dove pistono adesso, O fratelli miei, solo solicello, voi non ci potete venire. Il domani è tutto tipo fiori profumati e la lezzosa terra continuerà a girare con le stelle e con la vecchia Luna lassù e col vostro vecchio soma Alex tutto solicello che si cerca tipo una compagna. E tutta quella sguana. Un terribile mondo lezzoso e buggarone per davvero, O fratelli miei. E così adieu dal vostro piccolo soma. E a tutti gli altri personaggi di questa storia profondi sguerzi di musica labiale prrrrrr. E possono baciarmi le bacche. Ma voi, O fratelli miei, ricordatevi qualche volta di me che fui il piccolo Alex vostro. Amen. E tutta quella sguana”.
(Anthony Burgess - Arancia Meccanica)