The FK experience

January 27, 2005

SUL DIBATTITO DEI GIORNI SCORSI

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 5:20 pm

Alla fine non ci sono riuscito. Avevo sintonizzato la radio sulle frequenze milanesi di Fahrenheit per ascoltare il dibattito tra Carla Benedetti, Loredana Lipperini e Benedetta Centovalli. Poco dopo le 15 un’incombenza urgente mi ha costretto a uscire di casa. Mi sono perso la trasmissione, ecco. Certo, il dibattito era nato su Nazione Indiana ed era proseguito nei giorni scorsi a reti unificate, per così dire, con Lipperatura. Per cui a me, come ad altri, è capitato di fare  lo stesso commento sui due blog. Le mie idee, devo dire la verità, sono sempre più confuse. Intendiamoci: dai commenti ho appreso alcune cose importanti, le questioni sono state sviscerate a volte visceralmente, spesso con viscerale cognizione di causa. Hanno commentato critici, giornalisti, scrittori, blogger (cioè scrittori della rete in odore o addirittura in procinto di passare alla carta stampata o della carta stampata che si cimentano anche nell’etere di queste nostre pioneristiche "radio da leggere"). A me personalmente manca l’ultimo pezzo, il finale radiofonico. Se qualcuno che ha ascoltato la trasmissione volesse dire la sua anche in questo spazio ne sarei felice. Ancora oggi, su Lipperatura, il dibattito continua. Ci sono degli interventi davvero degni di nota, come quello di Maurizio Becker, per esempio. Ma, come dicevo, le mie idee rimangono lo stesso confuse. Avrei voglia di dire -forse cinicamente – che le storie, tutte le storie, anche quelle vere, non fanno che ripetersi ossessivamente. Ma è ovvio che tra la società letteraria di un secolo fa e quella attuale molte cose sono cambiate. Ma l’essenza? Io cerco l’essenza, e non la trovo. Credo di aver capito – e qui smentisco il mio abituale cinismo- che tutti hanno le loro ragioni, direi sacrosante. Mi è sembrato, per una volta, di aver assistito e partecipato a uno scambio di idee che andava ad afferrare il nocciolo del "problema letteratura". Mi è sembrato di assistere a un salto di qualità eseguito da questo nostro mezzo di comunicazione - parlo dell’uso che si fa comunemente dei blog. Vedete, io qui faccio ormai l’editore. Non ridete. O meglio, ridete pure, ma fino ad un certo punto… Insomma, qui ho messo in piedi (non so nemmeno come) una specie di rivistina sprint &spray. Un contenitore, anche se non pippobaudesco diomenescampieliberi. Cerco di alternare pezzi acutamente gravi e pezzi acuti con minor forza di gravità, diavolo in me e acquasanta per tutti, alto q.b. (quanto basta) e moderatamente basso. Dite che il moderatamente basso prepondera? Puo’ darsi, anche se ho i miei dubbi. Ma insomma, su NI e dalla Lipperini mi è sembrato che questo nostro strumento di conoscenza e comunicazione così nuovo e ancora a parer mio inesporato – il blog - nella fattispecie di questa discussione sui massimi sistemi editoriali abbia fatto un salto di qualità. La partecipazione di alcuni esponenti delle interconnesse categorie, scrittori critici e lettori (che poi, a ben guardare, queste tre figure le incarniamo tutti a seconda della situazione) ha liberato dalle arse gole di molti alcuni rospi che andavano evidentemente sputati. Dite che sono troppo generico? Può darsi, ma non sono qui per fare il riassunto di una convention.  La letteratura, questo è quello che penso perlomeno con una certa chiarezza, non è popolare. Si, esiste la letteratura popolare, ma all’interno del "mondo letteratura" questa, spesso,  risulta impopolare. Gli editori macinano titoli a raffica a fronte di una domanda (so che la parola non è quella esatta, perchè non parliamo di generi di prima necessità, nonostante tutto) tutto sommato esigua. Non c’è contraddizione, a mio parere, tra ricerca del profitto e ricerca della qualità. E non è vero, sempre a mio sommesso parere, che la letteratura di progetto non ha spazio. La letteratura cosiddetta di progetto ha pochi lettori, tutto qui. Vedo sui giornali e sulle riviste libri di piccoli editori opportunamente recensiti, oltretutto. Le recensioni fanno poco, ha scritto più o meno Loredana Lipperini in suo commento di qualche giorno fa. E dunque? Se la televisione mostra altro (la televisione ha la sua fiction, che è quella dei telegiornali, e dalle sue fiction cinematografiche – vedi Buzzanca ultimo atto- provvede ad aprire dibattiti su temi come l’omosessualità vista da destra), i libri possono farsi vedere (per dire che esistono) solo sui giornali, in settori e spazi sempre più ristretti. E possono farsi sentire alla radio, nelle splendide nicchie come quella di Fahrenheit. La letteratura, in sostanza, è genere per pochi. E’ un genere. Un genere borghese concepito e consumato da borghesi. Oggi è così. Perlomeno, io la faccenda la vedo così.

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