L’OPERA STRUGGENTE DI UN FORMIDABILE
di Ennio Veruziis
(Ecco un pezzo di Ennio- il suo blog tra i miei link- su un provino immaginato?. Ogni riferimento ecc.ecc.è puramente casuale ecc.ecc. Buona lettura. M.U.)
I provini sono finiti e Pippo, stanco di tutto o quasi, si guarda intorno circospetto. Nessun’altra piccola nessuna gli andrà davanti saltellando e fingendo di ballare. Nessun’altra sciacquettata si leccherà le labbra inumidita dal misero desiderio di beccarsi il posto nel corpo di ballo della sua trasmissione. Pippo ha pensato alla fine dell’ultimo provino che tutte le ragazze che si erano presentate erano buone solo per essere infilzate e poi ributtate giù per la strada da sole e con una spallina calata. Se le immaginava tutte così, con la spalla destra nuda, il rossetto sbafato e la bocca un po’ impastata. Umiliate ma zitte. Piagnucolanti e remissive.
Quando Pippo si è alzato dalla sedia con le zampe di metallo e ha sentito il sangue riprendere a scorrergli nelle chiappe non si aspettava di vedere la porta aprirsi di nuovo, con quel cigolio umile che sottolineava la disposizione al sopruso delle ragazze che l’attraversavano. Uno avrebbe detto che l’ambizione portava sacrificio e il sacrificio porta umiltà, ma lui se era dov’era c’era perché all’umiltà aveva preferito la determinazione, e perché i ruoli che gli uomini ricoprono nello spettacolo non richiedono quasi mai prestanza o disponibilità sessuale. Richiedono semmai una simpatia generica da dopo pranzo di Ferragosto. Una chiacchiera stopposa da ammazzacaffè, quando lo stomaco è troppo pieno perché lo spettatore si chieda qualsiasi cosa e al massimo si fa una finta risata anche a voce alta se è in compagnia. Quindi, con la porta che si è aperta nuovamente e i primi squarci di gambe che si sono insinuati nella stanza, e Pippo è là che guarda giù dalla finestra le ragazze provinate che si confrontano e raccontano cosa avevano dovuto fare, si è riaperta anche se solo per un attimo la sequenza di estenuanti evoluzioni cui tutti dovevano assistere. Un ultimo provino.
Pippo si è voltato verso la ragazza abbandonando le chiacchiere delle piccole sfigate ignare di essere state escluse già prima di aver sostenuto le prove e l’ha squadrata come si squadra un ciauscolo prima di sceglierlo. L’annusata con gli occhi, l’ha tastata con gli occhi, la soppesata con gli occhi, l’ha già umiliata sforzandosi di fare una smorfia di indisposizione.
Alla ragazza Pippo ha subito e seccamente chiesto il nome. Ha scartabellato tra i fogli sul tavolo senza leggerli e dando a vedere che si stava chiedendo chi cazzo fosse questa qua ora. Lei gli ha risposto che era Melinda Marlowe e era la numero centoquarantanove. Era stata saltata perché a causa di un problema alle pareti dell’utero era dovuta correre al pronto soccorso per farsi installare un tampone che ne bloccasse le continue e copiose e inspiegate perdite. Pippo l’ha squadrata di nuovo e col sopracciglio più alto che poteva le ha detto "Quindi lei non può ballare", e ha raccolto i suoi fogli per comunicare alla ragazza precarietà e imminenza di fine. Lei gli ha detto "Sì, volendo posso anche ballare. Spero solo che regga il tampone". Così gli ha detto e Pippo il boss ha sorriso ai suoi collaboratori come a dire "Facciamoglielo pure il provino, ma tanto…". La ragazza se n’è accorta e un po’, c’è da dire, si è scomposta. Ma tant’è.
Pippo dopo qualche istante silenzioso passato senza alcun motivo a spostare i fogli fino a disegnare una grossa T le cui estremità indicavano le due possibili vie d’uscita dalla stanza (cioè le finestre e la porta) ha detto alla ragazza "Sicuramente lei, Melinda, sa suonare il pianoforte", sferrando il primo colpo all’autostima della vuota. La ragazza ha detto "Sicuramente" e Pippo ha alzato di colpo la testa dalla T sul tavolo e l’ha guardata. I collaboratori di Pippo hanno fatto un "oooo". Pippo, colpito ma non in positivo dal fatto che l’oggetto femmina sapesse suonare il piano, si è alzato di nuovo e è andato verso il suo cappotto verde scuro. Si è aggiustato gli occhiali bene sul naso e ha estratto uno spartito scritto a penna tutto mezzo scarabocchiato. È andato vicino alla tipa, l’ha presa per mano e dicendole "Venga venga. Vieni, su" l’ha trascinata fino al pianoforte a mezza coda piazzato in fondo alla sala, qualche metro dietro le schiene degli esaminatori. Melinda si è seduta, ha srotolato lo spartito e si è messa in quattro e quattr’otto a suonare. A qualche incertezza causata dalle cancellature e riscritture sullo spartito ha reagito accelerando sulle battute seguenti, cinguettando spedita sulle semibiscrome che, sadicamente, erano state seminate sul pentagramma a semi-casaccio. Inutili orpelli, ha pensato Melinda. Inutili e kitsch ha detto Melinda a Pippo una volta terminata l’esecuzione del brano. "A cosa ti riferisci ragazza?" le ha chiesto Pippo. "A tutte queste notarelle che appesantiscono la melodia qua e là" gli ha risposto Melinda con una voce improvvisamente tre toni e mezzo più bassa. "Sai chi è l’autore di questo brano?" ha detto Pippo con la gola che gli tremava per la rabbia e l’onta. "No" gli ha detto subito subito Melinda, con grande sicumera, "ma lo immagino" ha aggiunto poi. "E chi dunque?" l’ha incalzata Pippo. "Lei?" gli ha detto Melinda con un sorrisino forzato e ebete. "Brava cara" ha ripreso il conduttore, "e non è carino che tu ne parli così". "Massì massì" ha replicato Melinda, "il brano è discreto ma è un po’ ovvio e soprattutto è baroccamente barocco" ha concluso, poi. Pippo a questo punto si è indispettito. Ha strappato lo spartito dal leggio e se l’è messo in tasca alla bell’e meglio. Ha fatto qualche passo verso la finestra, poi è tornato verso Melinda. Si è fermato davanti a lei che è rimasta là con le mani tra le gambe poggiate sulla pelle marrone dello sgabelletto e le ha detto "Può andare Melinda, vada pure". "Ok" ha detto lei alzandosi con un balzello e trovandosi in un attimo già alla porta con la borsa in spalla e il cappotto appeso a un braccio. "Allora arrivederci" ha detto poi facendo capolino dalla porta. Nessuno le ha risposto. Pippo intanto è già tornato alla finestra e sta cercando le ragazze di prima, quelle che parlavano di come era andato il provino per il posto da ballerina. Non c’era più nessuno nel cortile. Solo qualche attimo dopo però comparve Melinda, col cappotto ancora appeso al braccio, che parlava al cellulare e rideva forte.
Aveva un nonsoché di giulivo che ha irritato ancora di più Pippo, era troppo sicura di sé. Pippo è tornato dai suoi collaboratori che erano rimasti assolutamente immobili sulle loro sedie con le zampe di metallo. Guardavano tutti ancora negli stessi identici punti di poco prima. Pippo gli ha detto "Questa Melinda Marlowe sicuramente no direi". Uno dei collaboratori, Giuliano Veruziis, gli ha detto "Signor Pippo, non abbiamo scelta. La Marlowe è la figlia del migliore amico del direttore Agostino. Lei è dentro comunque". Allora Pippo è andato su tutte le furie e per qualche istante, lo hanno sentito tutti, la voce gli si è strozzata e ha imprecato in falsetto.