A GRANDE RICHIESTA: IL RITORNO DEL BISCELA. IO (CIOE’ LUI) E I CAMALEONTI
Torna il Biscela. Un sessantenne sprint nato e cresciuto al Giambellino, uno dei quartieri più popolari di Milano. Un milanese doc. Uno che sa parlare il dialetto. Protagonista di alcune mie interviste apparse qui nei mesi scorsi sulla vecchia mala milanese. Un uomo onesto cresciuto in un quartiere difficile. Un uomo di una simpatia prorompente. Alla faccia di quelli che dicono che i milanesi sono tutti stronzi e non hanno senso dell’umorismo. Si, al 90%, forse. Forse addirittura meno. Ma poi, comunque, ci sono sempre delle magnifiche eccezioni.
Incontro il mio amico Biscela al solito bar. La cinese porta un caffè a lui e un marocchino a me. “Caffè/ malochino/ plego…” “ Glazie”, dico io come al solito. Il Biscela è in gran forma, col suo dolcevita rosso granata. Dimostra non più di 50 anni. E’ anche questione di spirito. (In quello a dire il vero ne dimostra 16…) E’ da un bel pezzo che dobbiamo parlare delle sue vecchie frequentazioni musicali ma non si trova mai il tempo, per un verso o per l’altro. Si parte dai Camaleonti, un complesso (come si diceva 30 anni fa) in voga appunto nei 60/70. Quelli di “L’ora dell’amore” , “Applausi”, “Perché ti amo”, “Io per lei”.
M.U. Allora Biscela, diamoci sotto: dimmi un po’ come sei arrivato ai Camaleonti.
B.Beh, la cosa era così: io frequentavo i vari locali di Milano, tra i quali il famoso Santa Tecla…
M.U. Frena, frena. Quando? In che periodo?
B. Eh, si parla dal 63 in poi… Insomma, non mi interrompere, dai… Ti dicevo che il Santa Tecla in particolare era la pista di lancio di tutti i gruppi nascenti in quell’epoca. Poi c’era anche il Parco delle Rose, però ci si andava d’estate. Insomma, i Camaleonti non erano nessuno, tutti ragazzi della mia età eccetera.
M.U. Vabè… Senti, vai un po’ a fondo, descrivimi il gruppo a quei tempi.
B. Niente; c’era il Ricky Maiocchi, quello che è morto l’anno scorso, ne abbiamo parlato, ricordi? Lui era il cantante. Poi c’era Tonino Crepezzi, tastiere e cantante anche lui, il Jerry, Paolo il batterista e Livio il chitarrista. Il fratello del Livio era il ragioniere del gruppo. Ho simpatizzato con loro alla grande lì al Parco delle Rose, sono diventato amico, giravo con loro nei locali, dal 64. Finivo di lavorare in tipografia e via nei locali, lo sai come facevo, te l’ho raccontato, no?
M.U. Si, e m’hai fatto una testa così… Senti, dov’è che andavi più spesso col gruppo?
B. Eh lì, alla trattoria Il Casotello, in via Fabio Massimo, prima del Parco delle Rose. In quella trattoria c’era il passaggio di tutti i gruppi nascenti, tutti squattrinati. Mangiavano lì prima di esibirsi.
M.U. Chi hai visto al Casotello?
B. E beh, c’era Fausto Leali, i Profeti… Prima ancora c’erano i Trappers, hai presente?
M.U. No. Chi erano?
B. Cazzo, nei Trappers c’era il Tonino Crepezzi prima che andasse nei Camaleonti. Quello era un gruppo della madonna anche se durò pochissimo; ci suonavano anche Mario Lavezzi, Alberto Radius e Chicco, il batterista della Formula 3.
M.U. Grandissimo Radius… E no, io non ci sto/ e no io non ci sto/ lasciatemi nel ghetto ancora un poooo’… “Nel ghetto”, grandissimo pezzo!
B. Si, fortissimo. E poi c’erano anche i Casuals, hai presente?…
M.U. Veramente no. I Casuals mi mancano…
B. Beh, erano quelli che si vestivano da nordisti… Poi c’era Teo Teocoli e altri, però ora non me li ricordo tutti, dai che ho fatto la notte… E lì al Casotello ho conosciuto la mia prima morosa, che si chiamava Luisetta. Ci sono stato assieme fino al 79, mi pare…
M.U. Cosa facevi coi Camaleonti?
B. Beh, ci vedevamo spesso in un negozio che loro avevano in Piazza Beccaria dove vendevano jeans. Questo nei primi anni 70. Io al pomeriggio quando potevo andavo lì al negozio a rompere le palle. E ci veniva parecchia gente per vedere se c’erano.
M.U. Era il loro periodo di maggior successo, quello.
B. Eh si. Ma erano bravi ragazzi, simpaticissimi, non se la tiravano per niente.
M.U. Adesso Biscela raccontami un aneddoto su te e i Camaleonti. Qualcosa di gustoso, dai!
B. Mi ricordo che una volta ero a Loano, dove andavo in ferie, era il 75 o giù di lì, insomma una sera sono andato ai Pozzi di Loano e lì ci siamo rivisti, saranno stati un paio d’anni che non ci vedevamo. Cioè, io ero andato ai Pozzi perché avevo visto fuori le locandine; sono andato ai camerini e lì mi hanno fatto una festa pazzesca. Poi dopo siamo andati al ristorante tutti assieme. Comunque, prima dello spettacolo, quando eravamo nei camerini a parlare dei vecchi tempi, a un certo punto siamo andati sul terrazzo, sopra i camerini c’era un terrazzo, te capì? E il Livio, il più spiritoso, mi fa’: Tè, Biscela, metti la giacca dei Camaleonti e saluta il pubblico là sotto’. E così ho fatto; ho alzato il braccio per salutare i fans che stavano sotto. I riflettori erano puntati verso di loro, cioè il pubblico, mentre io ero in penombra; e così mi presero per uno del gruppo e mi beccai un sacco di applausi. Le risate! Troppo divertente!
M.U. Ti ci vedo, lì che saluti il pubblico con la giacca dei Camaleonti!
B. Si. Ah, e mi ricordo che il Livio era goloso di olive, lì al Casotello era capace di mangiarsene anche due piatti una dietro l’altra… E sempre lì al Casotello li sentii dire con le mie orecchie: ‘ Quando saremo famosi torneremo sempre qui!’… Ecco si, questa cosa qui la disse proprio il Livio, me lo ricordo bene. Stavamo mangiando gli spaghetti alle vongole, mi ricordo. Era pure la sera che con la Luisetta decidemmo di metterci assieme, è stata una serata importante, quella. Insomma Markelo, con loro c’avevo proprio un bel rapporto di amicizia, e il gruppo era unito, mai una discussione, sempre allegria, niente invidia. Erano amici dall’infanzia, cresciuti praticamente assieme, te capì?
M.U. Ho capito Biscela. Grazie. E ora intoniamo: “ Applaaaausi/per gente come noi/ applausi/ tatatatata… E poi come faceva?
B. Canta ancora/ canta ancora/…
M.U. Si, si. E poi ?… Boh?
B. Boh? Bella canzone, però. Vabè, io vado a giocare la tris, tu che fai?
M.U. Ho da fare, vacci da solo. Grazie mille Biscela, caffè pagato.
B. E vorrei anche vedere… Quando va in onda il pezzo?
M.U. Ancora non lo so. Qua c’ho un palinsesto come la radio, te capì Biscela? Anzi, sai che ti dico, pagami tu il marocchino, fa il bravo…
(Segue, da parte del Biscela, il classico gesto dell’ombrello…)