The FK experience

January 20, 2005

DARWIN, UNA BIOGRAFIA NON AUTORIZZATA

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 1:05 pm

di Lorenzo Galbiati

(Comincia oggi una nuova serie in 3 puntate. Di Galbiati. Su Darwin. A scadenza settimanale. Buona lettura e… stay with us! M.U.)

NOTA: L’autore dell’articolo avverte che tutte le informazioni di rilevanza storica e/o scientifica ivi riportate sono attendibili; non altrettanto si può dire delle informazioni riguardanti la vita privata di C. R. Darwin e delle altre persone menzionate. L’autore inoltre si dichiara disponibile a fornire chiarimenti a eventuali domande dei gentili lettori nello spazio dei commenti.

Prima parte

Quant’è bella giovinezza…

Charles Robert Darwin nacque il 12 febbraio 1809 a Shrewsbury, quinto dei sei figli del medico Robert Darwin. La madre, Susannah Wedgwood, morì quando Charles aveva solo otto anni, ed egli fu allevato dalle sorelle maggiori.

Da piccolo Charles era un bambino come tutti gli altri, ma ciò che lo caratterizzava era una forte attrazione per il mondo naturale e una altrettanto forte repulsione per l’acqua. Non si trattava solo della resistenza che molti bambini manifestano quando si devono lavare, no, era una sorta di allergia che gli provocava vertigini, eritemi, gastroenteriti, sciatalgia e crisi di identità al solo contatto e, a volte, alla sola vista dell’acqua. Per questo motivo Charles iniziò ben presto a bere vino, e sviluppò una forte tolleranza all’alcol che lo immunizzò dalle sbronze. Darwin, insomma, bevve come una spugna per tutta la vita, ma rimase sempre sobrio, dannatamente sobrio e lucido.

Il ragazzo amava pescare, cacciare, andare a cavallo e raccogliere campioni di piante e insetti. Più che uno sportivo, era un animale alla stato brado: non vi sarà quindi difficile immaginare quanto la scuola fosse per lui un pesante fardello di insegnamenti teorici e noiosi. A 16 anni il padre lo iscrisse a medicina, ma quando vide che Charles non riusciva a sopportare la vista del sangue e i metodi usati nelle sale operatorie, decise di spedirlo a Cambridge e di indirizzarlo alla carriera ecclesiastica. Ancora una volta Charles deluse i desideri paterni e a Cambridge si distinse per la sua capacità di raccogliere e classificare animali di ogni tipo. A quel tempo, inoltre, erano numerosi i teologi esperti di zoologia, botanica e geologia, cosicché Darwin nei suoi anni universitari ebbe modo di acquisire un bagaglio di conoscenze naturalistiche fuori dal comune. Scrisse: “a Cambridge nessuna occupazione mi interessò tanto e mi dette tanto piacere quanto la raccolta degli insetti”: Charles li osservava, li toccava, ci giocava e infine li infilzava per avere una collezione con ogni specie che vedeva. E non c’è da stupirsi, cos’altro ha di meglio da fare un giovane di vent’anni se non raccogliere insetti?

Darwin aveva molti amici a cui spiegava la sua passione per gli scarafaggi e la sua visione della vita: “negli stadi giovanili il nostro compito è quello di nutrirci, mantenerci sani e attivi, nella vita adulta il nostro scopo è trovare la femmina, sedurla e farle sfornare tanti cuccioli. Il resto è un dettaglio.” Intorno al 1830 Darwin ritenne di essere diventato adulto e cercò di passare dalle parole ai fatti. E così a Cambridge quasi tutte le ragazze ventenni venivano fermate da un giovane che le ricopriva di complimenti: “quando corri hai la grazia di una cavalletta che salta”, “hai un fondoschiena più bello di quello di una cimice” eccetera; dopo il complimento seguiva invariabilmente la frase: “non credi sia ora di dare il tuo contributo alla specie facendoti montare da una giovane maschio sano e di buona famiglia?” Purtroppo questo approccio, che oggi sarebbe oltremodo gradito da molte ragazze ventenni, allora risultava troppo ardito e non portò fortuna al Nostro.

Nel 1831 Charles Darwin terminò i suoi studi e, pur non avendo un curriculum studiorum brillante, conseguì il baccalaureato in lettere. Era ancora alla disperata ricerca di una femmina (le sue tecniche seduttive andavano perfezionandosi, ma il fatto che non si lavasse non lo aiutava) quando il suo professore di botanica, il teologo Henslow, lo raccomandò come naturalista al capitano Fitz-Roy del brigantino Beagle (in italiano “bracchetto”, un cane da caccia), una nave che stava partendo per un viaggio intorno al mondo. Darwin tremava alla sola idea di imbarcarsi (“io muovermi sull’acqua? Mai!”) ma non ebbe il coraggio di opporsi al suo professore e accettò l’incarico. Fu l’evento che gli cambiò la vita. A ben pensare, cambiò anche la storia.

Darwin e Fitz-Roy

Il comandante del Beagle Robert Fitz-Roy era letteralmente in preda al panico nel periodo antecedente alla partenza, e ne aveva ben donde: veniva da una famiglia che annoverava molti casi di malattie mentali e il suo predecessore sul Beagle, il comandante Pringle Stokes, si era suicidato a bordo. Per scacciare presagi maligni - sognava ogni notte la sua testa dentro a un cappio che pendeva dall’albero maestro - considerò opportuno avere a bordo un suo pari, un uomo che fosse di buona famiglia e interessato alla scienza, esattamente come lui, e quest’uomo non poteva essere altri che il giovane Charles Darwin. Fitz-Roy decise di concedergli l’onore di averlo come ospite nella sua cabina, convinto che Darwin non aspettasse altro che dialogare con lui a proposito di zoologia, medicina, filosofia e quant’altro, come conveniva a un buon gentiluomo.

Non sapeva ancora cosa lo attendesse.

Charles era di umore umbratile e di carattere introverso, e le cose cui più teneva erano cacciare animali da riportare in patria e scrivere il suo diario. Va aggiunto che la sua più grande occupazione a bordo del Beagle fu un’attività corporale che non abbandonò più per il resto della sua vita: il vomito. Vomitava in modo sistematico, mattina, pomeriggio e sera; prima, dopo e durante i pasti. E soprattutto vomitava nella cabina che condivideva con Fitz-Roy. Ma questo non limitò in alcun modo Charles nelle sue attività, era un giovane alto, nerboruto e di bell’aspetto che sprizzava energia da ogni poro, un lavoratore infaticabile che si prodigava senza sosta nella sua doppia veste di medico e naturalista. Aveva imparato anche a scrivere il suo diario tenendolo di lato, e non di fronte a sé, in modo da non sporcarlo mentre vomitava. L’unica cosa che non faceva era parlare con Fitz-Roy: non lo sopportava! Per la sua arroganza con l’equipaggio, per la sua presunzione di naturalista da quattro soldi, per le sue ossessioni mentali: “il temperamento di Fitz-Roy è dei più sfortunati. Ciò per via non solo della sua passionalità, ma anche di attacchi di prolungata stizza verso coloro che, a suo giudizio, lo avrebbero offeso, […] sembra incapace di dare giudizi profondi e privo di senso comune”, così Darwin lo ricorda nell’Autobiografia.

Fitz-Roy avrebbe voluto rendere gloria al progetto divino della creazione attraverso le scoperte a cui lui e Darwin sarebbero giunti nel loro viaggio con il Beagle. Quel che accadde, invece, fu che per via delle scoperte che fece, Darwin cominciò a dubitare non solo delle teorie creazioniste ma addirittura dell’esistenza stessa di Dio. Fitz-Roy ne risentì a tal punto che cadde in preda all’angoscia. Ad ogni modo, era un uomo di buona tempra e riuscì ad arrivare alla fine del viaggio senza suicidarsi. “Ho superato la prova Darwin, la più dura che possa capitare sulla strada di un uomo”, disse fra sé e sé quando il Beagle tornò in acque britanniche. Fitz-Roy ce l’aveva fatta, non si può dargli torto, tant’è vero che si suicidò solo molto tempo dopo, nel 1865.

Il viaggio sul Beagle

Il Beagle lasciò Plymouth il 27 dicembre 1831, quando Darwin aveva 22 anni, e rientrò in Inghilterra il 2 ottobre 1836. Cinque anni passati a fare il giro del mondo. Volete sapere il percorso? Dunque, il Beagle attraversò in mezzo a grandi tempeste la baia di Biscay (dove Charles vomitò l’anima, e la perse del tutto) e arrivò alla sua prima tappa, le Canarie, ma gli abitanti delle isole impedirono al brigantino di attraccare per paura che si diffondessero malattie dell’Inghilterra. Allora, avanti Savoia! fino alle isole di Capo Verde e allo sbarco in Brasile, dove Darwin vide per la prima volta gli schiavi. Quando sentì Fitz-Roy tessere le lodi della schiavitù e sostenere di aver sentito dagli schiavi stessi quanto essi siano soddisfatti della loro condizione, lo lasciò esterrefatto contraddicendolo davanti ai sottoposti: “e così lei crede che, in presenza del padrone, le risposte di uno schiavo abbiano qualche attendibilità?” Fitz-Roy schiumò di rabbia: “lei è un maleducato, mi perseguita, vuole la mia morte!” e così Darwin scappò impaurito e andò a vomitare sul ponte.

Le prime settimane furono talmente dure per Darwin, sia per la presenza di Fitz-Roy sia per il suo continuo mal di mare, che pensò di abbandonare la spedizione in Brasile. Tuttavia le ricerche che condusse in Sud America lo riempirono di entusiasmo e gli diedero la forza di proseguire. A Rio de Janeiro rimase per due mesi a terra per studiare la flora e la fauna del posto, soprattutto i suoi adorati scarafaggi, che raccolse a migliaia (in un solo giorno arrivò a classificarne 68 specie diverse). Ogni sera scriveva il suo diario di bordo (che pubblicò al suo ritorno) e spediva lettere agli amici, nelle quali descriveva le sue scoperte.

Nel giugno del 1834 il Beagle oltrepassò lo stretto di Magellano e si diresse a nord costeggiando il Cile; Darwin ebbe modo di osservare eventi sismici ed eruzioni vulcaniche lungo la Cordigliera delle Ande. Uno dei luoghi fondamentali per la formulazione delle sue teorie furono le isole Galapagos, nelle quali Darwin raccolse varie specie di uccelli che si assomigliavano tanto da sfumare le une nelle altre; nella sua testa cominciò a far capolino il dubbio: “ma sarà poi vero che le specie sono costanti e immutabili?” Nel 1836 il Beagle arrivò in Australia, quindi attraversò l’Oceano Indiano, dove Darwin studiò le barriere coralline e cominciò a riflettere su come potessero formarsi gli atolli. Poi la spedizione toccò l’estremo sud dell’Africa, fece di nuovo tappa in Brasile e risalì l’Atlantico per tornare in Inghilterra, a Falmouth, per la precisione. Mentre poggiava il piede sulla terra natia, Darwin mormorò: “con l’acqua ho chiuso”. E infatti, da allora, il Nostro non attraversò più neanche la Manica. Anzi, non attraversò più neanche un ponte. In compenso continuò a vomitare, ma con minor frequenza.

Nel 1836 Darwin si stabilì a Cambridge per classificare le sue collezioni di animali, ma il 7 marzo del 1837 si trasferì a Londra. Nel 1839 avvenne un fatto singolare: Charles Darwin si sposò. Vi chiederete come ciò sia possibile. Abbiate ancora un po’ di pazienza e ve lo spiegherò. Sappiate però fin d’ora che nel 1842 Darwin e consorte andarono ad abitare nel villaggio di Down nel Kent, in campagna, poco lontano da Londra. A parte qualche spostamento per andare in stabilimenti termali, o per sbrigare delle faccende a Londra, Darwin non si mosse da Down per il resto della sua vita. E forse fece male, perché si sentiva spesso down…

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