DARWIN, UNA BIOGRAFIA NON AUTORIZZATA
di Lorenzo Galbiati
(Ecco la seconda puntata della serie su Darwin. La prima è andata in rete giovedì 20 gennaio. Buona lettura. M.U.)
Seconda parte
Una testa che scoppia
Già nel 1832, quando era sul Beagle, Charles Darwin conosceva come le sue tasche i due volumi del libro Principi di geologia di Charles Lyell, la Bibbia dell’attualismo (o uniformismo). Secondo questa scuola di pensiero la Terra, creata da Dio all’inizio dei tempi (quando? nessuno si azzardò a dirlo) era cambiata grazie all’intervento di cause fisiche presenti tutt’ora, le quali mantengono intensità costante in ogni epoca geologica. La Terra, quindi, non può che mutare gradualmente; anche gli eventi più drastici non si configurano come catastrofi in grado di cambiare considerevolmente la vita sul pianeta. Questa teoria (non corretta) si opponeva al catastrofismo, concezione (ancora più scorretta) che postulava il cambiamento repentino della Terra attraverso grandi catastrofi, come il diluvio universale.
Lyell era l’interprete più illustre dell’attualismo e fu amico anzi maestro di Darwin. Nella sua visione il mondo, sebbene statico, attraversa dei cicli eterni e nel passaggio da un ciclo all’altro si verifica l’estinzione di molte specie (come documenterebbero gli strati presenti in molte rocce con i rispettivi fossili). Poiché le specie sono immutabili, e quindi non evolvono, in corrispondenza di ogni grande estinzione si verifica la creazione di nuove specie che rimpiazzano le defunte. In pratica, secondo Lyell il buon Dio in cielo è un gran giocherellone che continua a distruggere specie e a costruirne altre: modella l’argilla, la mette sulla Terra, le insuffla il soffio vitale e voilà: una nuova specie!
Vi chiederete come sia possibile che Lyell sia stato un maestro di Darwin. Me lo chiedo anch’io! Lyell non fu neanche un precursore delle idee di Darwin, tuttavia la sua insistenza sul gradualismo delle trasformazioni della natura penetrò per bene nella mente di Charles; inoltre, Lyell si poneva le domande in modo corretto: moltissime specie si sono estinte e altre sono comparse dopo sulla Terra: come? È stato sempre il Gran Giocherellone a crearle? Possibile che non stia fermo un attimo? Darwin non era convinto dell’idea di una creazione perpetua e quindi seguì la pista di Lyell cercando di risolvere l’enigma. E cominciò ad avere i primi mal di testa.
Come già detto, fu la visita alle Galapagos che instillò i primi dubbi a Darwin. Quando tornò in Inghilterra, Charles diede al famoso ornitologo John Gould gli uccelli che aveva raccolto su quelle isole e attese con ansia che li classificasse. Quando seppe che i tordi raccolti su tre differenti isole delle Galapagos appartenevano a tre specie diverse, Darwin concluse che queste dovevano essere derivate da un’unica specie progenitrice appartenente al Sud America. Aveva infatti già notato che “la maggior parte delle specie dell’arcipelago Galapagos hanno caratteri nettamente sudamericani e soprattutto in ogni isola del gruppo esse si presentano con piccole differenze caratteristiche” (Autobiografia).
Era diventato un evoluzionista. Evviva! Già, ma come spiegare i meccanismi dell’evoluzione? La testa di Darwin era in fermento. Problemi di ogni tipo affioravano nella sua mente e lo misero a dura prova. Basti dire che la teoria che stava formulando gli fece perdere la fede in Dio, e dal 1838 si proclamò agnostico.
Tra il 1837 e il 1838 lesse moltissimi libri, non solo saggi scientifici ma anche filosofici e teologici. E incappò nell’opera di un filantropo: il Saggio sul principio di popolazione (1798) del pastore anglicano Thomas Robert Malthus. In quest’opera di demografia si postula che le popolazioni aumentano in progressione geometrica (1-2-4-8-16 ecc.), mentre le disponibilità alimentari si accrescono solo in progressione aritmetica (1-2-3-4-5 ecc.). Di conseguenza gli individui di una specie sono in competizione tra loro per accaparrarsi le risorse: è questa la struggle for life. “Affermiamo,” scriveva Malthus, “che la popolazione quando non venga frenata, si raddoppia ogni venticinque anni.” Malthus sosteneva che, se non si fosse intervenuto con mezzi artificiali, le popolazioni sarebbero andate inevitabilmente incontro a gravissime crisi alimentari periodiche, che ne avrebbero determinato la decimazione per fame e malattie. Per evitare queste disgrazie Malthus, ispirato dalla carità cristiana, proponeva ai poveri di evitare di sposarsi e quindi di astenersi dalle pratiche sessuali, che dovevano essere riservate ai ricchi, ossia a coloro che avevano naturalmente i mezzi per allevare i figli. Era assolutamente contrario allo stato sociale, all’assistenza sanitaria gratuita, a ogni “sperpero” di soldi per individui che non avevano i mezzi necessari per la sopravvivenza. Quando un fedele, fuori dalla chiesa, gli chiedeva: “ma nel Vangelo non c’è scritto: ‘dai da mangiare agli affamati’?”, il reverendo Malthus aveva una crisi di nervi, quindi esclamava: “la natura non distribuisce pasti gratis!”
Charles Darwin quando lesse Malthus, nel 1838, era già convinto dell’esistenza della lotta per la vita e il saggio sulla popolazione costituì un punto di appoggio decisivo per la teoria della selezione naturale, che aveva già maturato. Malthus colpì Darwin per il suo approccio quantitativo, per la sua aritmetica popolazionale: il Nostro si convinse che alcuni individui dovevano per forza essere “eliminati” mentre potevano sopravvivere e avere discendenti solo quelli in possesso di “variazioni individuali vantaggiose”.
Evito di entrare nel merito delle controversie sulla veridicità o meno delle affermazioni di Malthus, e su quanto le sue idee di economia politica abbiano influenzato il pensiero di Darwin. Mi limito a dire che molto di ciò che viene imputato a Darwin (e che ha portato al cosiddetto darwinismo sociale) è invece da attribuire all’opera di un suo contemporaneo, Herbert Spencer, il quale non diede alcun contributo positivo alla biologia.
Nel 1839, all’età di trent’anni, Charles Darwin aveva nella testa, aggrovigliata come un gomitolo di lana, una delle teorie più complesse e rivoluzionarie della storia delle scienze. Per evitare di impazzire del tutto iniziò a srotolare il gomitolo scrivendo un importante manoscritto, l’ Essay, che completò nel 1844. Questo documento sovversivo rimase però nel cassetto, poiché quel fifone di Charles credeva che la comunità scientifica non fosse ancora pronta per una teoria evoluzionistica come la sua. Darwin era talmente consapevole dell’importanza dell’ Essay che diede istruzione alla moglie Emma di pubblicarlo in caso di sua morte.
Charles ed Emma
Non appena videro loro fratello sbarcare dal Beagle, le sorelle di Charles si accorsero con preoccupazione di quanto fosse cambiato: aveva l’aspetto di un uomo di 40 anni, parlava tra sé e sé e quando gli fu di fronte le riconobbe a stento. Una sola cosa le rassicurò: puzzava ancora, se possibile più di prima. Ma questo non bastò a rasserenarle. Bisognava fare qualcosa prima che Charles diventasse uno zombie. Una donna: ecco la soluzione! Già, ma dove trovarla? L’unica possibilità era combinare un matrimonio al buio… oppure convincere una persona di famiglia, una ragazza non troppo bella, con spirito di sacrificio, senza tante pretese e amante della vita di campagna. Una sfigata, insomma. La trovarono: la cugina Emma Wedgwood.
Quando la presentarono a Charles, il loro beneamato fratello la squadrò da capo a piedi, soffermandosi sui fianchi, quindi disse: “brava Emma, sei cresciuta bene e ora sei proprio una bella manza, quei fianchi sono adatti a sfornare dei bei cuccioli! Sì, tu sarai la mia femmina!”
Ed Emma grugnì di felicità.
La vita con Charles non fu facile per Emma, che dovette fargli da madre, amante, amica e, soprattutto, infermiera. La salute di Darwin, infatti, iniziò a deperire non appena si trasferì a Down House con la moglie, a causa di una serie di gravi disturbi psicosomatici. La teoria dell’origine delle specie che rimbalzava nella sua testa lo metteva di fronte a insostenibili conflitti interiori, che sfociarono in patologie funzionali del sistema nervoso autonomo: era soggetto a forti cefalee, attacchi quasi quotidiani di nausea uniti a disfunzioni dell’apparato gastroenterico, aritmie cardiache e crisi respiratorie alternate a periodi di grande affaticamento e prostrazione.
È quasi incredibile che, nonostante questo costante stato di malessere, Darwin sia riuscito a espletare in modo egregio quelle che si rivelarono le sue attività preferite della maturità: il sesso e la scrittura di opere scientifiche.
Darwin aveva mutuato le sue idee su come far l’amore dall’osservazione degli insetti. I concetti base erano piuttosto semplici: il maschio doveva tendere un agguato alla femmina sorprendendola alle spalle, quindi doveva violent… pardon, possederla violentemente e rapidamente. Come sempre, Darwin cercò di mettere in pratica ciò che aveva imparato. Di solito avveniva che, finita la cena, Emma sparecchiava e si sedeva su una sedia della cucina; allora Charles le si avvicinava furtivamente, la prendeva sotto le ascelle, la sollevava, la stendeva sul tavolo, la spogliava brutalmente, si apriva la patta e la prendeva da dietro. La copula durava dai 2 ai 4 minuti (preliminari, si fa per dire, compresi). Al termine dell’operazione, Charles le dava una pacca sul culo dicendole: “sei proprio una bella manza”, si chiudeva la patta e andava in bagno a cacare. Inutile dire che questa tecnica sessuale si rivelò alquanto efficace: i coniugi Darwin ebbero dieci figli.
Dicevamo che l’altra attività a cui Darwin si dedicò fu la stesura di opere scientifiche. Un bel giorno Charles disse a Lyell che aveva in mente di scrivere dei piccoli lavori di geologia, tanto per ammazzare il tempo; fu così che scrisse due saggi: Struttura e distribuzione delle barriere coralline (1842) e Osservazioni geologiche sul Sud America (1846) con i quali entrò nella storia delle scienze della Terra. Nel primo saggio fornì una teoria sulla formazione degli atolli che stupì Lyell e che è tutt’ora valida e confermata dalle ricerche più recenti; nel secondo la sua teoria sul sollevamento della catena delle Ande risulta a tutt’oggi compatibile con la moderna teoria della Tettonica a Placche, fondamento della geologia attuale.
Terminata la fase “geologica”, un bel giorno del 1846 Emma vide Charles intento a osservare degli strani animali; gli chiese: “cosa sono quelle bestie, Charlie?” “Sono dei cirripedi, crostacei che ho raccolto lungo le coste del Cile. Sono animali molto interessanti e ho intenzione di studiarli per scriverci un saggio breve, tanto per ammazzare il tempo… Emma, perché non vai in cucina?” Fu così che Darwin trovò un altro passatempo da alternare a quello dell’impollinazione della moglie: lo studio dei cirripedi, a cui dedicò ben otto anni della sua vita, al termine dei quali scrisse una dettagliatissima monografia su questi animali che nessuno aveva mai degnato di tanta attenzione.
Nel 1855 Darwin lesse un saggio del naturalista Alfred Russel Wallace sull’origine delle specie e rimase sconcertato: “c’è in giro un altro pazzo come me!” disse a Emma, che non capì: “Charlie, che dici?” “Niente Emma, dico che forse è ora di rivoluzionare la biologia, ma al solo pensiero mi vengono delle allucinazioni e vedo il vescovo Samuel Wilberforce che inizia ad accendere il rogo…”
di Vins Gallico
di sEp
"Il problema essenziale lo si puo’ esprimere molto semplicemente. E’ stato l’impulso evolutivo a indurre l’uomo a creare la civiltà. Ma ora si è arenato in una civiltà che gli blocca l’impulso creativo. Del tutto inconsciamente la nostra civiltà ha fatto suo il principio secondo cui non si vive per altro scopo che quello di restare in vita, con tutte le comodità possibili. Chi nel recarsi al lavoro passa davanti alle fabbriche enormi, agli immensi isolati d’uffici non vede in tutto quell’immane macchinario altro fine che di versargli una goccia di latte nel caffè e di permettergli di comprarsi un televisore a colori."