The FK experience

December 14, 2004

35 ANNI DA PIAZZA FONTANA

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 11:47 am

(Ricevo da Marco Rovelli a.k.a. Alderano e pubblico. M.U.)

 

35 anni da Piazza Fontana. Mercoledì 15 dicembre, al Leoncavallo di Milano, il Circolo Anarchico Ponte della Ghisolfa ha organizzato una serata ‘per non dimenticare e per desiderare il futuro’. Prima, alle 20,30, la presentazione del libro ‘ Pinelli, una finestra sulla strage’ di Camilla Cederna. A seguire, performance di Dario Fo, Franca Rame e la Compagnia degli Stracci. Alle 23, concerto de Les Anarchistes.

Di questi ultimi, vi presentiamo qui l’anteprima di uno stralcio dal libretto (scritto da Marco Rovelli, prodotto da StampAlternativa) che accompagnerà il prossimo cd – il quale sarà centrato attorno al tema dei luoghi di reclusione e di esclusione nella modernità biopolitica (e in questo rientrano le collaborazioni con Moni Ovadia, Giovanna Marini, la Compagnia teatrale della Fortezza diretta da Armando Punzo).

 

"Costellazione di passaggi, abitudini brevi, senso precario che fa fronte alla storia. In un galeone che ha mollato per sempre gli ormeggi dai porti sicuri, l’anarchia trova la sua voce nel canto popolare.

Anarchia è esilio ed esodo, e il canto traccia la sua via di fuga. I canti degli anarchici sono briciole che non indicano un senso, ma fanno spazio ai sensi. Sono cristalli di neve pronti a dissolversi appena apparsi. An-architetture. De-costruzioni. Martelli.

L’anarchia è ciò di cui non si può dire, e che occorre mostrare. Come? Attraverso figure. Figure del silenzio. Soggetti al silenzio.

E la prima figura, non può essere che quella di Sante Caserio.

Fornaio. Nomade in terra di Francia, offrì un mazzo di fiori al presidente della repubblica Sadi Carnot. Erano fiori a doppio taglio, il pugnale infilò il cuore di Carnot. Il 16 di agosto del 1894 una lama di ghigliottina mise fine ai vent’anni di Sante Jeronimo Caserio.

(Questo canto è stato salvato dalla grande maestra amica e compagna Caterina Bueno – che, successivamente ne ha approvato l’esecuzione…)"

 

Entra la corte

Esamina il Caserio

E gli domanda se si era pentito

Cinque minuti m’avessero dato

Un altro presidente avrei ammazzato

Lo conoscete voi vostro pugnale

Sì, io lo conosco

C’ha il manico arrotondo

Nel cuore di Carnet l’ho penetrato a fondo

Li conoscete voi vostri compagni

Sì, io li conosco

Io son dell’anarchia

Caserio fa il fornaio

E non la spia

December 13, 2004

RICORDARE

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 4:35 pm

di Gabriella Fuschini

 

( Ricevo e pubblico questa poesia di Gabriella scritta di getto il 12 dicembre, cioè ieri. Siamo fuori tempo massimo? Non credo proprio. Si parla di ricordare. E noi abbiamo buona memoria. Buona lettura. M.U.)

 

Ricordare, non dimenticare

e fu strage tempo fa

si aggiunsero morti a morti

qualcuno volò da una finestra

qualcun’ altro morì senza sapere

e fu strage tempo fa

nella piazza la banca saltò

lacrime dolore

accuse mai risolte

ora non ricorda più nessuno

trentacinque anni sono tanti

troppi per ricordare

come andò veramente

in questo paese ove tristemente

a tarallucci e vino si ottenebra la mente

forse nella testa di bambina l’orrore

volle un posto fisso da cui non poter

scappare

forse per questo mi è difficile dimenticare

e io desidero ostinatamente ricordare

quel dodici dicembre di tanti anni fa

AUGURI A…

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 1:27 pm

 

 

 

 

 

Galbiati. Da oggi trentaquattrenne. Per il nome di battesimo vedi foto. No, niente paura: quella è una "proiezione" in un futuro molto remoto. Non avevo una foto attuale del nostro amico. Trattasi in verità di bel giovane di sana e robusta costituzione, 183 cm x 78 kg. Signore care, soprattutto voi, fate passare un bel compleanno al nostro amico!

December 12, 2004

PACE E BENE

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 11:32 pm

 

 

"Non chiedetemi se credo in Dio. Chiedetemi piuttosto se ci non ci credo. Se lo farete, vi risponderò di no…"

(Padre Ernesto Tersilli)

LUI SI CHE AVEVA CAPITO TUTTO…

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 8:55 pm

"Conservatore: un uomo politico affezionato ai mali esistenti, da non confondere con il progressista che invece aspira a rimpiazzarli con mali nuovi."

(Ambrose Bierce)

SCOPRENDO ELLITTICO

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 2:06 pm

di Kanji

 

(Eccovi un reportage di Kanji sugli amici ellittici, da lei incontrati a Roma qualche settimana fa. Buona lettura. M.U.)

 

Ormai sono tre volte che percorriamo il vicolo avanti e indietro.

"Ma dov’è, sta Taberna?"

Sono quasi le dieci (p.m.), il reading iniziava alle nove! Controllo per l’ennesima volta le indicazioni. Siamo nel vicolo giusto.

Torniamo indietro e ripassiamo la civica numerazione, ma i conti non tornano. Snocciolando empiamente un blasfemo rosario, mi accorgo che il vicolo si snoda a T. Imbocchiamo la laterale, ed ecco l’agognato n.5.

"Ma sarà qui?"

"Per forza!"

"Ma così, scusa. Niente insegna, niente campanello, la porta tutta nera e la fiaccola accesa. Ma dove cazzo siamo finiti, in un covo di vampiri?"

"Che t’importa? Proviamo a bussare!"

Apre Jonathan, il proprietario. E’ gioviale, e privo di canini appuntiti.

Mi basta!

"Buonasera, è qui il reading di Ellittico?"

"Si, si. Prego, lasciatemi le giacche. I ragazzi sono di sotto."

Già m’immagino le occhiate truci, di questo collettivo dalla grafica in bianco e nero. Tutti seduti, l’oratore serio in piedi concentrato, e io fresca fresca a passarci in mezzo. Perché figurati, se gli unici posti rimasti liberi non sono quelli in prima fila!

Ho un po’ d’agitazione che mi sguazza nella pancia. Chissà come sono questi Ellittici. E’ da qualche mese che li leggo, nel loro sito e da Markelo. Con sEp ci siamo scambiate un paio di battute via e-mail, è socievole, però non è detto che l’apparenza combaci con la sostanza virtuale. Vabbè, ormai ci siamo. Discesa la prima rampa, già sento vociare in accento e alto tono romano. In fondo alle scale mi trovo davanti un bancone enogastronomico gremito di gente.

"Non hanno ancora iniziato!"

"Grandi!"

Sono in ritardo mostruoso e non farò nemmeno la figura della ritardataria ritardata. Tanto per cominciare, mi ordino un bel bicchiere di rosso corposo da una lista niente male, che funziona anche come scappatoia, al primo imbarazzo mi sparo un goccetto!

Aguzzo i padiglioni auricolari nella speranza di riconoscere le ellittiche forme. Ho letto dal loro sito l’articolo che "Repubblica" gli ha dedicato, cercavo gli identikit, ma le foto sono talmente sgranate che per quanto mi risulta potrebbero aver immortalato i "Sette nani" o la "Banda bassotti".

"sEp sta per see Emily play……"

Eccoci! Localizzo la vocina ma non la proprietaria, che è evidentemente più bassa dei suoi interlocutori. Non è detto che sia sEp in persona, ma comunque ci provo. Mi avvicino. La conversazione del gruppetto rallenta e si blocca, i tre mi guardano, io mi schiodo.

"Scusate l’interruzione. Suppongo tu sia sEp."

"Si."

Mi guarda con gli occhioni interrogativi, ma è una perfetta padrona di casa e non mi mette a disagio, se gli dicessi "sono Caronte e vengo dal regno dei morti", non farebbe una piega e mi chiederebbe com’è andato il viaggio.

"Piacere, io sono Kanji."

S’assetta e distende la faccia per far posto al sorriso che mi vuole regalare.

"Kanji, benvenuta, ti aspettavamo!"

Ha una bella voce. Mi presenta Tommaso alla sua sinistra, e Tullia alla sua destra, poi parte al volo denudandomi l’effetto dell’incontro.

"Che strano, sei così diversa da come t’immaginavo! Credevo portassi i dread e fossi più…ragazzina, credevo tu fossi…insomma, avevo l’impressione che tu…vivessi un pò tra le farfalle!"

E’ andata, mi ha conquistata! Farei carte false, per vivere tra le farfalle! Scoppio a ridere e s’imbarazza un pò. Mi piace quest’atmosfera, spontanea da "Tana libera tutti". sEp mi presenta il Viola (Fabio), me lo immaginavo basso e magrolino, influenzata dall’aspetto del Volo (Fabio). Invece scopro quest’omaccione armadiuleo, munito di occhiali in versione Clark Kent con una bottiglia di birra in mano. Dopo due minuti ci convoglia serio in una saletta stretta e lunga, una cantina dal soffitto a volte, con i tavoli occupati da ellittici e spettatori intenti a mangiare, il palco sullo sfondo è guarnito da una grata portabottiglie e un paio di pouf. A malapena riusciamo a sederci, il locale è gremito, ma vi assicuro che ci si sta da dio, si può anche fumare! Il reading lo apre il Viola, estemporaneo e conciso giustifica la mancanza della presentatrice abituale. Attacca leggendo "Liberty". L’avevo già assaggiato da Markelo, così sorrido in anticipo sulle battute. Nell’esibizione riconosco altri ellittici, li associo a pezzi letti nel sito, che ripropongono, e agli indizi corrispondenti al "Chi siamo". Insomma, mi faccio un quadro sull’onda del "più o meno, all’incirca", visto che durante il reading si presentano a mozzichi, qualcuno si, qualcuno no. Hanno un’ottima scaletta, piacevolmente varia sia per oratoria che per contenuti. Il pubblico partecipe considera un delitto muoversi, e io m’ingoio l’insalata una foglia per volta stando attenta a non far tintinnare la forchetta e a non sviscerare rumorismi masticatori. sEp legge un pezzo di Gianluca Colloca, l’esibizione della signorina meritava, da sola, questa mia trasferta capitolina. Attacca ridendo, e la sindrome si diffonde regredendo dal palco alle ultime file. Il Viola spapparanzato su un pouf che gli aggrada solo la zona lombare, viste le dimensioni dell’umano, la beffeggia bisbigliando, innescando uno scanzonato delirio cabarettistico. La signorina non resiste.

"Scusate!"

S’arrossa giustificandosi mentre sussulta, ma non riesce a trattenersi. L’ilarità calza perfettamente al pezzo, e il tutto fila liscio incatenandoci l’attenzione.

Sul finale legge Pincio, dal suo ultimo pargolo cartaceo underconstruction. Mi si svela sfavillante, manovrando un personaggio che non usa vocali nel dialogo. Mi avvinghia gli entusiasmi infantili, e m’immagino a canticchiare o a contorcermi il fiato in scioglilingua con le consonanti come unico ingrediente.

Il Viola chiude il tutto con un impeccabile grazie.

E cazzo, mi dispiace per davvero che sia già finita.

E’ una settimana che dormo in media quattro ore per notte, sono entrata alla "Taberna" che era ieri, sapendo che ne sarei uscita domani, eppure ve lo giuro, non mi è mai scappato uno sbadiglio. Piano, piano, incontro tutti gli ellittici presenti. Qualcuno si ferma, come Flavia dai capelli color carota, la pelle porcellanata e la voce profonda, che questa sera ci ha condotti due volte, in tono mistico, scandendo bene le parole, attraverso le sue visioni, surreali, per poi riporci ai nostri posti ancora trasognati. Qualcuno scappa, come Daniela la signora del gruppo, e Claudia, ma entrambe non scordano di ringraziare gli ospiti. Insomma, mi piacciono questi ellittici! Sono molto diversi tra loro, sia in apparenza che in sostanza, e ho l’impressione si debbano mettere continuamente in discussione, valorizzando il lavoro del collettivo.

Mi faccio un ultima birretta con sEp e Tommaso, in piedi ci raccontiamo i fatti nostri, siamo i rimasugli di questa serata informale. Alle due di mattina ci salutiamo, io e sEp, in tono un po’ alticcio, ci diamo appuntamento ai prossimi reading (Pordenone il 18/12, Roma il 22/12). Tommaso dice che mi stupirà con uno scioglilingua privo di vocali. Ridendo usciamo dal locale, mentre Jonathan il non vampiro, avvita la serratura alle nostre spalle. Roma è benigna, e ci accoglie all’aperto, o almeno questa è la mia nordica impressione, con una notte dalle temperature primaverili e serene.

December 11, 2004

IL MIO AMICO WILLIAM

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 6:35 pm

di Charles Bukowski

(Continua il "Bukowski Day". Pubblico con grande piacere, quindi, una delle poesie più toccanti del grande scrittore e poeta americano. M.U.)

il mio amico William è un uomo fortunato:
non ha abbastanza immaginazione per soffrire

ha conservato il suo primo impiego
la sua prima moglie

è capace di guidare per 50.000 miglia
senza una frenata

balla come un cigno
e ha gli occhi più belli e inespressivi
che ci siano da El Paso fino a qui

il suo giardino è un paradiso
i tacchi delle sue scarpe sono sempre allo stesso livello
e la sua stretta di mano è vigorosa

la gente gli vuol bene

quando il mio amico William morirà
non sarà certo di cancro o di pazzia

passerà davanti al diavolo
per andare in paradiso

stasera lo vedrete alla festa
sorridere
davanti al suo martini

beato e contento
mentre qualcuno
gli chiava la moglie
nel bagno.

SI, VIAGGIARE…

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 3:00 pm

 

 

 

 

 

 

"Viaggiare non è altro che una seccatura: di problemi ce ne sono sempre più che a sufficienza dove sei".

(Charles Bukowski)

December 10, 2004

IL RODODENTRO

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 7:40 pm

Anni fa andò in onda su Mamma Puttana RAI un programma che si chiamava "Il Rododentro". Lo conduceva il bravissimo regista cinematografico e attore Nanni Loy. Loy (da non confondersi con Ubaldo Lai - cioè col Tenente Sheridan di Casacci & Ciambricco) è stato un personaggio assolutamente singolare dello spettacolo italiano. Un po’ come Ugo Gregoretti, alternava la sua attività di uomo di spettacolo tra cinema e televisione. Memorabile il suo "Specchio segreto", versione italianissima della Candid Camera americana. Fece anche una bella versione di "Marcovaldo", tratta da Calvino, anche come attore. Un attore non attore, svagato, con una recitazione sotto le righe e per questo (ma non solo) di ottimo livello. Il suo film migliore come regista è stato forse "Le quattro giornate di Napoli", del 62. Ma torniamo a "Il Rododentro". In quella trasmissione, Loy chiedeva alla gente comune di sfogarsi, di dire, appunto, cosa gli "rodeva dentro". In un clima di simpatica e acuta ironia. Antesignano in qualche modo, quel programma, dei raid di quel matto secondo me quasi geniale che è Gianni Ippoliti. Ora, faccio questa modesta proposta sulla scorta di quella vecchia trasmissione: se qualcuno di voi ha qualcosa che gli "rode dentro" (immagino tutti quanti…) perchè non me la mandate e io la pubblico qui? Non voglio per forza sapere i vostri rosicamenti privati. Meglio quelli pubblici; ma insomma, fate vobis. Qualcosa che proprio non riuscite a mandare giù. Insomma: ve rode? Ditelo all’Uffenwanken.

SUPPLICA DEL DOLORE

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 2:39 pm

di Gianni Biondillo

 

(Prendo di peso - col consenso dell’autore - questa poesia postata qualche tempo fa su Nazione Indiana, ancora senza possibilità di commenti. Buona lettura. M.U.)


Popolo disperso, devastato, dislessico,
Popolo perduto, ignorante, immorale,
trangugiatore obeso, vitello d’oro,
traboccante, straripante,
tracannatore di vini contraffatti,
impellicciato, ingrassato, opulento,
razzista immondo, tifoso,
ululatore vigliacco, pronto alla delazione,
alla squadraccia, al pestaggio catartico…

Popolo bigotto e pornografico,
orda televisiva luccicante,
dissoluto, vizioso, questo sei,
colata di bitume, di asfalto, Sodoma e Gomorra:
Mostro. Borghese da operetta,
copia squallida, ridicola,
patetico riflesso del tuo eterno padrone.
Padre corrotto di corrotti figli,
Popolo spogliato, non più Popolo,
gentaglia, massa, marasma,
branco supino senza insolenza,
ghigno senza sorriso, senza espressione,
folla senza memoria, torma di non morti,
schiera abulica.
Padre mio, sangue del mio sangue,
lacrime delle mie lacrime,
ecco il mio corpo, ecco la mia carne,
ecco il mio dolore inutile,
il mio pianto dirotto, sommerso, sommesso,
ecco le mie ferite, il mio costato,
padre crudele eccomi, bevi il mio sangue,
mangia le mie membra
tu che mi hai diseredato,
sono io che ti prego,
io, il tuo figlio disconosciuto
io, il tuo figlio rinnegato
io, infetto del tuo sangue,
tuo specchio, tuo sembiante,
sbranami Padre, devastami.
Eternamente, dannatamente tuo:
ora e sempre e nell’ora della nostra morte.
Amen.

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