PENSIERI PER IL PRESENTE PROSSIMO
di Cristiano Prakash
Qualche anno fa, pochi anni, scrissi questo per gli amici. Il periodo, come si evince dalla stessa, è lo stesso di ora: fine dicembre, fine anno, come ogni anno, pressappoco ogni anno.
Corrisponde al tentativo di fare gli auguri a persone che conoscevo. Qualcuno più caro di altri, ma tutti importanti.
Ora, grazie al blog, non sono più io a propormi a qualcuno; ora qualcuno sceglie di passare di qua e, visto che c’è, farsi fare gli auguri da me.
Ed è perciò che ribadisco il concetto: auguri, veri e sinceri.
Sono gratis.
Ma per me valgono.
Pensieri per il presente prossimo
Fuori, oltre la finestra accanto al computer acceso, un cielo bianco confetto coperto di nuvole sembra indifferente al tempo.
Testimone e interprete diretto di quello atmosferico, rimane comunque impassibile anche quando si scatena investendo delle proprie esigenze il pianeta terra, puntino al quale riserva la stessa attenzione di quegli altri che lo abitano; un neo nel suo immenso corpo inconsistente e concreto.
Preso da questi pensieri vacanzieri di fine dicembre, penso all’enorme sproporzione dei nostri affanni terreni e a quale valore attribuiamo al tempo, nell’accezione moderna: quello che passa veloce, che rincorriamo e contrastiamo sperando, piccoli come siamo, di poterlo condizionare. Il tempo che ci contiene da quando veniamo a quando lasciamo, con un corpo-custodia, questa bellissima e saporita esistenza terrena.
Così la linea della vita, con agli estremi i grandi misteri su cui ci interroghiamo, spesso sbattendo il grugno sul nulla, territorio estraneo alle dinamiche della mente razionale, scorre placida: semplicemente iniziando quando può e finendo quando deve; senza fretta, senz’astio; scivolando fluida ed eterea.
Ma un piccolo essere di passaggio su un mondo immenso per lui, anche se, come si diceva poche righe fa, relativamente piccolo nell’universo, a fine dicembre pensa all’anno nuovo.
E il piccoletto, che sarei io, ci pensa in termini inflazionati e tipicamente umani: cosa farò nell’anno nuovo; come sarò/à; quali meraviglie e /o tragedie mi riserverà; riuscirò a stillare, almeno una, perla di saggezza, un intento degno di essere ricordato ogni giorno?
Metaforicamente lacerato dai dubbi circa la possibilità di riuscire in almeno uno dei bei propositi cui sopra, mi prometto, spergiuro e imperfetto quale sono, almeno di tentare questo:
visto e considerato che il tempo è un’invenzione, lo spazio è un concetto, le fedi sono un’armatura con la quale ripararsi dalle incertezze, dovrei progettare qualcosa che dipenda solo da me, dalla mia consapevolezza, dalla mia capacità di essere presente a me stesso;
ergo: vivere ogni momento come fosse il più importante di tutti, sì da trasformare passato e presente soltanto in verbi; sì da rimanere il più possibile in compagnia della mia solitudine che è l’unica certezza che ho, senza isolarmi; sì da essere generoso e disponibile con gli altri perché fa bene a me e non perché ne sarei ripagato; sì da non perdere tempo ( ecco che torna) a preoccuparmi di cose inutili.
Ecco, questo ho pensato in questa giornata fredda ma non troppo, triste ma forse no, in fin dei conti bella a saperla guardare con lo sguardo innocente di chi se ne frega di considerarla e catalogarla.
Un augurio a tutti di saper vivere il più intensamente possibile ogni momento che ci è concesso in questa inebriante vita: questo è il mio augurio, non tanto per l’anno nuovo, ma per l’attimo che inizierà subito dopo questo appena passato.
Un abbraccio a tutti.
Cristiano Prakash.