AL MIO VECCHIO
Immagino tu stia bene
lassù dove ti trovi
(assistenza gratuita, pasti caldi, amore, libri belli da leggere, sole imperituro).
Mi parlavi, da vivo, di colline pietose
bombardate, e di fossati rosasangue
e parlavi parlavi parlavi
fino ad ammutolire (io sbadigliavo).
Negli ultimi tempi
ci passavamo le sigarette come in cella;
ti riportai al vecchio vizio, io, giovane bastardo, giovane infingardo.
Il morbido sorriso, l’età affrettata
sul tuo viso scuro di non ancora vecchio
di divenuto stancamente solo…
Venni a riprenderti lontano, dopo la fine
ti appoggiai una mano sulla nuca col pensiero nero
e ti lasciai andare per sempre
tra quelle colline lucide di veli d’erba
nell’estate dei cardi e dei vecchi ricordi.
Non piango più da un pezzo, su di te.
E sono contento che tu non esista
qui, in questo mondo porco
in questo mondo fottuto
e ubriaco fradicio, e vivo per miracolo.
Ti amo.