The FK experience

December 17, 2004

ALLA RICERCA DEL MINIMO COMUNE MULTIPLO

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 12:50 pm

(riflessioni autunnali dopo un convegno sull’identità di genere)

 

di Annalisa Busato

 

( Annalisa Busato - di cui potete ammirare le gesta poetiche nel suo blog "Quasi Adatti", tra i miei link- è una psicopedagogista. Eccovi alcune sue riflessioni pre-natalizie in esclusiva. Buona lettura. M.U.)

 

Vengono in soccorso a questa mia rêverie pre-natalizia, in fuga dal festone obbligatorio e dal kitsch kundera-avvertito, alcune reminiscenze scolastiche.

Come facevamo a scuola a "semplificare" ?

Elidere è più facile, mi ricordo la soddisfazione di mirare, e poi tirare, lanciando quelle due sbarrette "eliminatorie" e perentorie… Ma per semplificare adagio e correttamente una complicata espressione?

E’ questione non da poco, perfino esistenziale.

Imperativo categorico era quello di "mettere insieme" frazioni diverse e cifre, in quelle lunghe e labirintiche maratone di calcolo minuto, dense di passaggi, dove in ogni riga era fitta di trabocchetti (prima moltiplico? prima sommo?). E si arrancava attentissimi ad un risultato finale sempre miracolosamente pulito (un piccolo numero intero, di solito…).

Che tormenti pomeridiani, sopra quelle espressioni. Si riscriveva ogni riga mirando costantemente e virtuosamente ad una progressiva riduzione “ad unum” di affastellate costruzioni a due o a volte anche a quattro piani… Una ricerca dell’essenziale, del pulito…. Sì, era un assillo ad alto valore simbolico. E cosa cercavamo?

Cercavamo il denominatore comune!

Ma quale? Il minimo? Il massimo?

Ecco rispuntare, ripensando ai discorsi fatti nel convegno sull’identità di genere, un piccolo e sofferto paradosso: il mcm (minimo comune multiplo) è un numero niente affatto minimo e invece il Mcd (massimo comune denominatore), pur con tutto il suo altisonante appellativo di “massimo”, finisce con il consistere quasi sempre in un 2, un 3, un 5 o poco più. Come si trova, dove si trova un denominatore comune: nel massimo o nel minimo?

Quali operazioni avvengono negli incontri tra persone, quando più individui si affiancano ciascuno con la sua particolare “cifra”, con il proprio quoziente specifico?

Quali operazioni avvengono tra le differenti individualità, tra le culture personali di cui tutti sono portatori, tra le rispettive “sfere” emotive? Quale nuovo e complesso territorio comune dovrebbe formarsi? C’è un contatto moltiplicativo o riduttivo?

E nel caso che nell’incontro di mezzo ci sia anche la diversità di genere, c’è qualcosa di ulteriormente specifico che accade? Avvengono forse in modo implicito delle preliminari “operazioni”, dato che l’identità è contraddistinta, fin dal nostro primo comparire al mondo, dalla appartenenza ad un genere?

Riflettiamo: abbiamo visto questi meccanismi in azione quando abbiamo partecipato, nelle istituzioni di cui facciamo parte, di

Gruppi solo “maschili”

Gruppi solo “femminili”

Gruppi misti paritetici rispetto ai generi

Gruppi in cui un genere prevale?

Era diverso il clima, e il tono?

Esiste una “cultura” maschile, come esiste una “cultura” femminile. Non ne faccio una questione di valore o di lotta, constato l’esistenza di differenze da non ignorare. Alle due situazioni corrispondono caratteristiche differenti di educazione, di etica, di senso del proprio valore personale, di assertività, ecc. Alla prima differenza, di genere, spesso si affianca quella culturale in senso etnico. Davvero, all’interno di ciascuna cultura/etnia, ci sono due mondi che vivono a fianco e non si fondono. Nell’incontro (se si vuole evitare il confronto e lo scontro) ciascuno tiene per sé parecchie consapevolezze e porta a confronto solo parti del proprio “territorio…”. Se non vogliono scontri, i due generi inscenano incontri ritualizzati, nel territorio limitato dell’intersezione tra le rispettive sfere.

INCONTRI PARZIALI… che restano nella zona ristretta del Massimo comune denominatore. E con le culture, non accade spessissimo altrettanto?

Ma proviamo a passare all’altra posizione, per ragionare lucidamente nell’altro modo.

Quando si incontrano più frazioni diverse (possiamo rappresentare ciò che portiamo ad un incontro come una frazione di ciò che siamo, no?), si può decidere di raccogliere i diversi valori sotto un minimo denominatore comune. Trovare una base comune, fondando una nuova e ampia “cultura” di gruppo, con un orizzonte non riduttivo ma generoso, senza restrizioni. Non è cosa da poco. Tutti si devono "ri-moltiplicare" e cambiare, in funzione del nuovo denominatore.

Proviamo a pensare alla costruzione di un terreno comune, passando per il minimo comune multiplo.

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