SCOPRENDO ELLITTICO
di Kanji
(Eccovi un reportage di Kanji sugli amici ellittici, da lei incontrati a Roma qualche settimana fa. Buona lettura. M.U.)
Ormai sono tre volte che percorriamo il vicolo avanti e indietro.
"Ma dov’è, sta Taberna?"
Sono quasi le dieci (p.m.), il reading iniziava alle nove! Controllo per l’ennesima volta le indicazioni. Siamo nel vicolo giusto.
Torniamo indietro e ripassiamo la civica numerazione, ma i conti non tornano. Snocciolando empiamente un blasfemo rosario, mi accorgo che il vicolo si snoda a T. Imbocchiamo la laterale, ed ecco l’agognato n.5.
"Ma sarà qui?"
"Per forza!"
"Ma così, scusa. Niente insegna, niente campanello, la porta tutta nera e la fiaccola accesa. Ma dove cazzo siamo finiti, in un covo di vampiri?"
"Che t’importa? Proviamo a bussare!"
Apre Jonathan, il proprietario. E’ gioviale, e privo di canini appuntiti.
Mi basta!
"Buonasera, è qui il reading di Ellittico?"
"Si, si. Prego, lasciatemi le giacche. I ragazzi sono di sotto."
Già m’immagino le occhiate truci, di questo collettivo dalla grafica in bianco e nero. Tutti seduti, l’oratore serio in piedi concentrato, e io fresca fresca a passarci in mezzo. Perché figurati, se gli unici posti rimasti liberi non sono quelli in prima fila!
Ho un po’ d’agitazione che mi sguazza nella pancia. Chissà come sono questi Ellittici. E’ da qualche mese che li leggo, nel loro sito e da Markelo. Con sEp ci siamo scambiate un paio di battute via e-mail, è socievole, però non è detto che l’apparenza combaci con la sostanza virtuale. Vabbè, ormai ci siamo. Discesa la prima rampa, già sento vociare in accento e alto tono romano. In fondo alle scale mi trovo davanti un bancone enogastronomico gremito di gente.
"Non hanno ancora iniziato!"
"Grandi!"
Sono in ritardo mostruoso e non farò nemmeno la figura della ritardataria ritardata. Tanto per cominciare, mi ordino un bel bicchiere di rosso corposo da una lista niente male, che funziona anche come scappatoia, al primo imbarazzo mi sparo un goccetto!
Aguzzo i padiglioni auricolari nella speranza di riconoscere le ellittiche forme. Ho letto dal loro sito l’articolo che "Repubblica" gli ha dedicato, cercavo gli identikit, ma le foto sono talmente sgranate che per quanto mi risulta potrebbero aver immortalato i "Sette nani" o la "Banda bassotti".
"sEp sta per see Emily play……"
Eccoci! Localizzo la vocina ma non la proprietaria, che è evidentemente più bassa dei suoi interlocutori. Non è detto che sia sEp in persona, ma comunque ci provo. Mi avvicino. La conversazione del gruppetto rallenta e si blocca, i tre mi guardano, io mi schiodo.
"Scusate l’interruzione. Suppongo tu sia sEp."
"Si."
Mi guarda con gli occhioni interrogativi, ma è una perfetta padrona di casa e non mi mette a disagio, se gli dicessi "sono Caronte e vengo dal regno dei morti", non farebbe una piega e mi chiederebbe com’è andato il viaggio.
"Piacere, io sono Kanji."
S’assetta e distende la faccia per far posto al sorriso che mi vuole regalare.
"Kanji, benvenuta, ti aspettavamo!"
Ha una bella voce. Mi presenta Tommaso alla sua sinistra, e Tullia alla sua destra, poi parte al volo denudandomi l’effetto dell’incontro.
"Che strano, sei così diversa da come t’immaginavo! Credevo portassi i dread e fossi più…ragazzina, credevo tu fossi…insomma, avevo l’impressione che tu…vivessi un pò tra le farfalle!"
E’ andata, mi ha conquistata! Farei carte false, per vivere tra le farfalle! Scoppio a ridere e s’imbarazza un pò. Mi piace quest’atmosfera, spontanea da "Tana libera tutti". sEp mi presenta il Viola (Fabio), me lo immaginavo basso e magrolino, influenzata dall’aspetto del Volo (Fabio). Invece scopro quest’omaccione armadiuleo, munito di occhiali in versione Clark Kent con una bottiglia di birra in mano. Dopo due minuti ci convoglia serio in una saletta stretta e lunga, una cantina dal soffitto a volte, con i tavoli occupati da ellittici e spettatori intenti a mangiare, il palco sullo sfondo è guarnito da una grata portabottiglie e un paio di pouf. A malapena riusciamo a sederci, il locale è gremito, ma vi assicuro che ci si sta da dio, si può anche fumare! Il reading lo apre il Viola, estemporaneo e conciso giustifica la mancanza della presentatrice abituale. Attacca leggendo "Liberty". L’avevo già assaggiato da Markelo, così sorrido in anticipo sulle battute. Nell’esibizione riconosco altri ellittici, li associo a pezzi letti nel sito, che ripropongono, e agli indizi corrispondenti al "Chi siamo". Insomma, mi faccio un quadro sull’onda del "più o meno, all’incirca", visto che durante il reading si presentano a mozzichi, qualcuno si, qualcuno no. Hanno un’ottima scaletta, piacevolmente varia sia per oratoria che per contenuti. Il pubblico partecipe considera un delitto muoversi, e io m’ingoio l’insalata una foglia per volta stando attenta a non far tintinnare la forchetta e a non sviscerare rumorismi masticatori. sEp legge un pezzo di Gianluca Colloca, l’esibizione della signorina meritava, da sola, questa mia trasferta capitolina. Attacca ridendo, e la sindrome si diffonde regredendo dal palco alle ultime file. Il Viola spapparanzato su un pouf che gli aggrada solo la zona lombare, viste le dimensioni dell’umano, la beffeggia bisbigliando, innescando uno scanzonato delirio cabarettistico. La signorina non resiste.
"Scusate!"
S’arrossa giustificandosi mentre sussulta, ma non riesce a trattenersi. L’ilarità calza perfettamente al pezzo, e il tutto fila liscio incatenandoci l’attenzione.
Sul finale legge Pincio, dal suo ultimo pargolo cartaceo underconstruction. Mi si svela sfavillante, manovrando un personaggio che non usa vocali nel dialogo. Mi avvinghia gli entusiasmi infantili, e m’immagino a canticchiare o a contorcermi il fiato in scioglilingua con le consonanti come unico ingrediente.
Il Viola chiude il tutto con un impeccabile grazie.
E cazzo, mi dispiace per davvero che sia già finita.
E’ una settimana che dormo in media quattro ore per notte, sono entrata alla "Taberna" che era ieri, sapendo che ne sarei uscita domani, eppure ve lo giuro, non mi è mai scappato uno sbadiglio. Piano, piano, incontro tutti gli ellittici presenti. Qualcuno si ferma, come Flavia dai capelli color carota, la pelle porcellanata e la voce profonda, che questa sera ci ha condotti due volte, in tono mistico, scandendo bene le parole, attraverso le sue visioni, surreali, per poi riporci ai nostri posti ancora trasognati. Qualcuno scappa, come Daniela la signora del gruppo, e Claudia, ma entrambe non scordano di ringraziare gli ospiti. Insomma, mi piacciono questi ellittici! Sono molto diversi tra loro, sia in apparenza che in sostanza, e ho l’impressione si debbano mettere continuamente in discussione, valorizzando il lavoro del collettivo.
Mi faccio un ultima birretta con sEp e Tommaso, in piedi ci raccontiamo i fatti nostri, siamo i rimasugli di questa serata informale. Alle due di mattina ci salutiamo, io e sEp, in tono un po’ alticcio, ci diamo appuntamento ai prossimi reading (Pordenone il 18/12, Roma il 22/12). Tommaso dice che mi stupirà con uno scioglilingua privo di vocali. Ridendo usciamo dal locale, mentre Jonathan il non vampiro, avvita la serratura alle nostre spalle. Roma è benigna, e ci accoglie all’aperto, o almeno questa è la mia nordica impressione, con una notte dalle temperature primaverili e serene.