CI SONO ATTIMI
di A.S.
(Torna Nonalzarsidalletto. Con un nuovo racconto. Cinico. Stavolta si è alzato dal letto. E’ andato a far visita al mondo di fuori. Meglio non uscire, certe volte. Buona lettura. M.U.)
Ci sono attimi, brevi e sfuggenti come un amore estivo, in cui pare che il mondo non faccia così schifo. A volte riesco pure a convincermi di questa asserzione: guardo la luna che se ne sbatte, ascolto Paolo Conte canticchiare dallo stereo, leggo dei drammi della mente di Moravia, penso a qualche vecchia fidanzata e mi viene duro. No, il mondo non fa così schifo, penso. Sono attimi però e gli attimi, come detto, non sai nemmeno quantificarli che sono già fuggiti. Le esperienze dolorose non sono attimi, sono ricordi passati e situazioni presenti che ti trafiggono anche mentre Paolo Conte picchia su un tasto d’avorio del suo pianoforte a coda.
Le esperienze le quantifichi, sai quanto durano, sai che una visita al centro commerciale può durare un’ora come 5 minuti. Sai altrettanto bene, però, che il ricordo di questa esperienza infetterà gli attimi in cui il mondo ti farà meno schifo del solito, come la bava di una lumaca ti rimarrà addosso e ti sporcherà anche le mani quando cercherai di pulirti.
Cerco sempre di evitarli i posti in cui si riuniscono gli animali quando aprono le gabbie. I centri commerciali il sabato pomeriggio, il centro storico la domenica dopo le 5 (che prima ci sono le partite da vedere al bar).
Sabato scorso, purtroppo, non mi sono potuto esimere: mancava il lime per preparare la bacinella del monito, dovevo andarci io che passo davanti al centro commerciale tornando a casa per cambiarmi. Schifato, cerco parcheggio camuffandomi dietro la visiera di un cappellino e sgattaiolo verso il supermercato tentando di incrociare meno sguardi bovini possibile. Quando entro, mi rendo conto che non c’è nessun Virgilio che mi possa guidare, che Paolo e Francesca limonano davanti al negozio che vende cappottipiuminicamiciemaglionituttoa5euro, che Ciacco è un bambino obeso che addenta il bigmac facendo cadere la maionese a terra sotto lo sguardo scazzato della madre. È un inferno, esseri vestiti in maniera inguardabile, capelli unti, forfora che si parla da una giacca all’altra, gente che urla per parlare più forte della forfora, bambini che schiamazzano e genitori che, mentre i bambini schiamazzano e rompono i coglioni a quelli che sono in coda alla cassa solo per pagare il lime per il mojito, parlano amabilmente del grande fratello. “Povero Guido, però è giusto mandarlo via, le bestemmie mi danno troppo fastidio e poi, se l’avrebbe fatto in un altro momento, ma in diretta no! L’ha sentita anche Nicolas!”. Nel frattempo, il marito, a due passi di distanza, tira un sacramento da scomunica perché il piccolo Nicolas ha fatto cadere il cellulare nuovo, nuovodipacca. “Bastardo” sibila il padre e raccoglie il telefonino riattaccandolo alla cintura (ma lo copre col maglione “perché quelli che tengono il cellulare in vista son troppo cafoni”).
Come un flash Seneca mi attraversa la mente: Homo sum, nihil humano alieno puto e provo un’infinità pietà per il bambino, Nicolas. Non ha colpe, lui, forse potrebbe ancora essere salvato. Quando scarta la merendina e getta a terra la carta penso che non c’è più niente da fare. Padre e madre vedono e non dicono un cazzo, anzi, pensano “magari la cassiera non l’ha vista e non ce la fa nemmeno pagare”. Muoviti Nicolas, mangiala prima che sia finita la fila, mangiala in fretta che tanto sei già in sovrappeso a 7 anni, mangiala in fretta che sennò comincia Bonolis, mangiala e saziati che stasera la mamma scongela la pizza e poi guardiamo “C’è posta per te”. C’è Adriano che racconta di quando era povero stasera Nicolas, sei contento?
Fanculo, io filo via per non vomitare, non entro nemmeno in libreria che sullo scaffale principale ci sono le barzellette di Totti e i libri di tutti quelli dello Zelig. Mi fiondo in macchina e accendo lo stereo, Paolino sussurra
avevo una passione per la musica
di ruggine
nerastra tinta a caldo di caligine
metropoli
le tentazioni andavano e venivano
cosa farò di me?
“No, Nicolas, non credere a tuo padre che ti dice che la caligine è una malattia della pelle” penso guardando il lime. Stasera me la bevo tutta io la bacinella del mojito, me lo merito.
Abbiamo molta fiducia in loro, per il futuro. Per una rinascita del cinema italiano. Basta col cinema ombelicale, basta con Muccino & Compagni. Basta con le sovvenzioni statali date agli improvvisatori. Basta con le deprimenti non-pellicole girate in digitale. Basta con lo sguardo deprimente sulle deprimente realtà urbana. Basta coi film "carini". "Carini" e basta. Via il carinismo dal nostro cinema, una volta per tutte. Ritorniamo al b/n. Che i registi si riguardino i film di De Sica e le tette della Lollobrigida, prima di ingaggiare Margherita Buy. Basta con Castellitto che fa Maigret (un romano in Francia…)
Eccolo, il piccolo grande uomo. Un uomo di spettacolo che salvi l’America dalla società dello Spettacolo. Credo non ci sia tempo da perdere. Cominciamo la nostra campagna "Danny De Vito For President". Subito. Tra quattro anni Bush si toglierà per forza dai coglioni, ma cosa ci proporranno le due majors della politica americana? Meglio andare sul sicuro. E il sicuro è De Vito, che oltretutto sarebbe il primo presidente italoamericano della storia degli Stati Uniti. Un Reagan illuminato e in grado soprattutto (diversamente dal defunto cowboy edonista californiano) di intendere e di volere. Cominciamo da qui. Attendo adesioni da parte vostra ( e suggerimenti e critiche, certamente). Dobbiamo muoverci fin d’ora. Vi prometto che non lascerò nulla d’intentato, in questi prossimi 4 anni, come Presidente del "Danny De Vito For President Italia".Ed è anche giusto che il movimento "Danny for President" nasca dal Paese dei suoi avi, la nostra Italia. Credo in Danny. Un grande. Credeteci anche voi. Grazie.