The FK experience

November 30, 2004

UN CAPOLAVORO. QUASI

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 3:42 pm

di Elio Paoloni

 

(Se avessi fatto in tempo, questo sarebbe stato tra i commenti all’intervista di Tiziano Scarpa a Nicola Lagioia qualche tempo fa su Nazione Indiana).

Il primo libro, Tre sistemi per sbarazzarsi di Tolstoj, non mi sembrava granché. Non dovrei parlarne perché non l’ho letto ma non l’ho letto perché quando l’ho avuto per le mani ho deciso che non valeva la pena di comprarlo, il che, pur non costituendo prova, è un indizio. Pesante perché raccolto da un segugio di libreria. Perciò quando Tiziano Scarpa su Nazione Indiana se n’è uscito, come niente fosse, a dire che Occidente per principianti è un Capolavoro, la mia risposta è stata: bum. Mentre sbuffavo ho anche ruotato la testa e sollevato le sopracciglia fino al soffitto. Ma Scarpa non è D’Orrico, così quando anche un altro critico mi ha detto che l’aveva trovato ottimo, ho capito che non potevo ignorarlo. Anche perché Nicola è nu paesano.

E appena ho cominciato a leggere ho capito che Tiziano non scherzava: stavo sbattendo contro una cosa che non ti si para davanti tutti i giorni, compatta come un container ma con strati a vista come una torta millefoglie. Pagine ferme, sapienti, una locomotiva che non può deragliare, un’ironia leggera che ondula all’occorrenza la superficie satinata. La certezza che questo qui sa esattamente dove vuole andare a parare, che ha già tutta la visione ben chiara in mente e che questa visione è chiara proprio perché è sfumata. Che faccio, gioco agli ossimori, come un critico ben temperato? Beh, è così. Guai se una visione del mondo non è ambigua. Ambiguità non è l’incertezza dell’autore, è la sostanza del reale che si dispiega prepotentemente.

Che fa, in questi casi, un grande amatore come me? Esclama cazzocazzocazzo, come nei film americani, e si lecca i baffi scavandosi più profondamente la cuccia nella poltroncina, sforzandosi di ottemperare alle condizioni richieste da Calvino per la lettura di Se una notte d’inverno un viaggiatore.

Tutto si tiene, come in ogni romanzo che si rispetti, come in quelli, sempre additati, d’oltreoceano. Nelle prime venti pagine profondità e leggerezza, recitazione e torture, eroi e sanguisughe, si incastrano e si potenziano. C’è la visione. E’ nata una stella (che restiamo anche in tema).

Dopo, però, pian piano, le cose smettono di tenersi. Il Tema che mi appassionava viene buttato via, le ruote perdono denti, le stelle si allontanano, poi scompaiono e vengono sostituite da altre, sempre magnificamente fotografate e sempre meno necessarie. Quando finisco il libro non avverto la sensazione di dispiacere che l’abbandono di un capolavoro comporta.

Mentre cerco di raccogliere le idee mi imbatto nella recensione di Alfonso Berardinelli. Godo, mi inchino e decido che non c’è nessun bisogno di parafrasare male quello che lui ha colto ed espresso in modo eccellente: "Lagioia è uno dei talenti letterari più brillanti oggi in attività… possiede in alto grado la DENSITA’ PERCETTIVA, l’originalità ritmica, la tecnica straniante che fa vedere tutto come per la prima (o l’ultima) volta. Interi micro e macrocosmi vengono stipati dentro un breve capitolo o in mezza pagina". Berardinelli cita il passo sulla prospettiva, uno di quelli che mi hanno lasciato a bocca aperta, soffermandosi sul “passaggio dal rallentamento mentale all’accelerazione cinetica: la sintassi ora si dilata e ora si spezza. I piani temporali scivolano l’uno sull’altro, dall’avvicendarsi delle epoche storiche alla fretta di uscire".

Però Nicola Lagioia "non ha la pazienza del narratore. Il suo sistema nervoso è quello di un poeta. A forza di scariche elettriche e di accelerazioni ritmiche… crea un’eccitazione e un’attesa che poi non riesce a governare e non sa come soddisfare". Appunto.

Nel saggio di Berardinelli c’è poi un passo che mi fa comprendere meglio l’immediata sintonia di Tiziano Scarpa (che nell’intervista su NI utilizzava per lo stile di Lagioia, oltre al bellissimo "mondovoro", un aggettivo usato anche da Berardinelli: prensile): "Lagioia è troppo bravo, troppo informato, troppo intelligente e travolto dal piacere di scrivere e di sorprendere per riuscire a raccontare davvero con convinzione qualcosa". Questa è esattamente la considerazione che mi viene di fare quando leggo i libri di Tiziano. Come nel campo delle arti figurative, gli scrittori non creano più gruppi scultorei ma Installazioni, lucenti vuoti a perdere dentro il quale il fruitore è invitato ad aggirarsi meravigliato per un po’. Padiglioni da smantellare. Suggestioni che non puoi incartare e portare a casa.

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