SU DI UN DIPINTO DI JACKSON POLLOCK: NUMERO 1. 1948
di Mario Bianco
Ma perché questo intrico di filacci neri?
Di gocce di colature
dal pennello
dalla latta ?
Non si capisce niente…..
mi dice un coglione qualsiasi….
E’ tutta una colatura uno spruzzo un lampo qua
E’ un tutto che ti si spande addosso e si incolla
sulla tua carne sui tuoi occhi, qua.
Qua gocciola via, scivola via il minuto l’ora della mia vita
e non si capisce perché…..
qui si consuma la mia quarantesima Lucky Strike
e si esaurisce l’ultima goccia del mio Bourbon
si consuma…e come !…Lo capisci tu!?:….
La mia vita spesa su questo sforzo di questa tela di queste ore
arse a guardare e a rovistare
in quella vita di fuori e di dentro
che fugge di istante in secondo
come il lampo sui vetri della sopraelevata
che trema e balena qui …di fronte.
Come vuoi che io ti spieghi
l’inspiegabile di questo mondo maledetto
in cui mai sostano tormentosi pensieri
mentre i dollari si bruciano in un momento.
Questo flusso proprio non so controllare….
senza direzione alcuna
per i cazzi propri se ne va.
Lo vedi …mi colano addosso
come stille di piombo fuso
i più vani rivoli di vita
che io ti faccio qui vedere
come gomitoli di fili di ferro
che mi avvolgono, mi stringono, mi strozzano
e fanno colare giù
il mio sudore
il mio sangue
il mio sperma
e tutta la mia essenza vitale.
( 16.10. 2000)