IPOCRISIA E BUSTARELLE
di Riccardo Ferrazzi
L’Inghilterra, o più precisamente il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, ha una popolazione e un prodotto interno lordo più o meno uguali a quelli italiani. La sproporzione di peso politico fra Regno Unito e Italia sta in alcune circostanze: il R.U. ha vinto l’ultima guerra, l’Italia l’ha persa; nel R.U. si bofonchia una lingua che ha qualche somiglianza con quella spiccicata negli USA, in Italia si parla l’idioma del Canton Ticino; gli uomini politici inglesi danno sempre l’impressione di dire ciò che pensano, gli uomini politici italiani… be’, lasciamo perdere.
Già. Ma sono questi motivi sufficienti per rassegnarci a una così evidente disparità di trattamento ? No. C’è dell’altro. La reputazione di un paese si forma anche (e forse soprattutto) nel modo con cui la sua classe politica gestisce i paradossi. I paesi a cultura idealista non li tollerano, li attaccano frontalmente, emanano leggi severissime, spesso persecutorie, e ne ricavano poco. I paesi pragmatici affrontano i paradossi di fianco, più nelle loro manifestazioni che nella loro essenza, emanano disposizioni tutto sommato ipocrite, ma qualche effetto lo ottengono.
È curioso notare come il R.U. passi per “la culla della democrazia moderna” anche se in realtà conserva molti tratti tipici di una aristocrazia. Politicamente tutto si decide alla Camera dei Comuni, è vero, però i ministeri, l’esercito, la marina, le università, e insomma, tutto ciò che conta nell’amministrazione dello stato, è nelle mani dei rampolli di (si dice) cinquantamila famiglie, le stesse che da dieci secoli detengono la proprietà terriera dell’isola. A titolo di esempio, forse non tutti sanno che il suolo di buona parte del centro di Londra appartiene tuttora al duca di Gloucester, il quale non lo vende, concede solo il diritto di superficie e riscuote ogni anno lauti affitti.
Nell’amministrazione dello stato le carriere più importanti e prestigiose vengono di fatto attribuite per cooptazione. Se tu sei nipote del quindicesimo conte di Vattelapeach, anche se non hai diritto al titolo e alle proprietà, un posto al ministero non te lo leva nessuno, e stai tranquillo che fra te e Roger Nobody (che a forza di borse di studio ha ottenuto la laurea a Cambridge con 111 e lode, abbraccio accademico, ecc. ecc., ma è figlio di un elettricista) il direttore generale (che è nipote del quattordicesimo marchese di Fuckmeonemoretime) tenderà sempre ad affidare a te le pratiche più riservate.
Perché diavolo succede tutto ciò ? Com’è possibile che i laburisti non ci abbiano mai messo rimedio ? Ehm… le risposte arrivano in tono imbarazzato.
“Vedete, voi italiani sapete bene che cos’è la corruzione. Dove ci sono affari, appalti, commesse, ci sono anche le… how do you say ? bustarelle ? oh yes, bustarelle. Un po’ come la prostituzione, you know ? impossibile eliminarla, si può solo circoscriverla, renderla meno sfacciata. Dunque, affidare i ministeri, l’esercito, l’apparato dello stato, ai rampolli delle cinquantamila famiglie ci garantisce perché: 1) è gente che ha ricevuto una educazione di buon livello, 2) fin dalla più tenera età hanno imparato che dai loro atti, anche minimi, discendono conseguenze, anche gravi, per molti altri: cioè, sono stati educati a portare il peso delle responsabilità, 3) siccome le pecore nere ci sono dappertutto e anche fra i nobilastri c’è chi si vende, almeno non si venderà a chiunque e per quattro soldi. Quest’ultima considerazione è tutt’altro che marginale. Anzi, è importantissima. Infatti, il modo più efficace per ridurre la corruzione è renderla molto cara. E per far questo bisogna canalizzarla attraverso pochi intermediari (in America li chiamano lobbyist) i quali provvedono a renderla ancora più cara.”
Come si può vedere, si tratta di un discorso molto cinico e pragmatico, che sembra fatto apposta per fare inorridire le anime belle che abbondano nel Bel Paese. Per di più, niente garantisce che una ricetta inglese funzioni anche all’estero. Però mi par di ricordare che di “mani pulite” in Inghilterra non c’è mai stato bisogno.