The FK experience

November 21, 2004

LA MENSA E’ POPOLARE!

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 2:42 pm

di Kanji

 

(Eccovi un racconto di vita vissuta di Kanji. Come si dice: giovedì gnocchi, venerdì pesce, sabato trippa… E domenica? Io oggi vado di brasato con polenta. E voi?… Buona lettura. M.U.)

 

"Buonasera Adele."

Che sfigati, salutiamo in coro come davanti al papa.

"Ciao ragazzi, veloci a chiudere la porta che mi scappa il caldo."

In tono freddo servito piatto non ci degna di uno sguardo.

"Eh, eh, eh" mi sghignazzi all’orecchio, "è un’entusiasta la sciùra Adele! Ma poi scusa, se gli esce un pò di fumo non è meglio? Magari si distingue il sapore che ha la roba che ci mette nel piatto".

"Oh, non cominciare, che qui si viaggia sull’onda popolare. Vuoi spender poco

e mangiar bene? E allora non stressare!"

"Ho capito, ma quando usciamo i vestiti li possiamo buttare nel cesso. Fumano anche le zampe di cervo dell’appendiabiti, cazzo!"

"Ma smettila, cos’hai stasera, il naso snob? Guarda, che non è che la tua macchina profuma proprio di violette! Però è vero, tutte ste teste imbalsamate mi fanno uno schifo!"

"Infatti! Dì un pò invece, ma tu vieni qui per farti controllare il culo?"

"Ma che cavolo dici?"

"Non ti girare. C’è il tavolo nell’angolo, quello di fronte al bancone, sono in cinque che giocano a carte, e non ce ne è uno che non ti stia controllando la circonferenza del culo. Secondo me, ci scommettono sopra!"

"Ma ci scommettono sopra a cosa?"

"Scommettono se dall’ultima volta che siamo venuti qui a mangiare, ti è aumentato il culo! Anzi, fa un pò vedere."

"Ma vai a cagare, va!"

"Su ragazzi! Non vi dovrò mica accompagnare al tavolo, dai veloci!

Guardate che lo stinco è finito, anche le patate al forno e anche i pizzocheri."

Ce lo urla dalla cucina nella sua vestaglietta bianca fin sotto il ginocchio, l’Adele.

"Ma scusa sono le otto, a che ore mangiano qui? Alle sei?"

"Bhò, vediamo un pò sulla lavagna cos’è rimasto."

"La trippa, evvai! Che buona, cazzo! Buona come la fa l’Adele la fa solo la Marta

in paradiso!"

"Ma che Marta?"

"Ma si, la Marta, quella che quando Cristo insegnava, lei invece che sedersi ad ascoltare, cucinava."

"Sarà, ma io questa Marta non l’ho mai sentita."

"Ma si, la Marta, la sorella di Lazzaro, quello che poi è morto e risorto.

Insomma, Gesù era un loro amico, era di casa. Ogni volta che arrivava si sedeva e iniziava a parlare, e tutti lì seduti ad ascoltare, a pendergli dalle labbra. A parte la Marta, lei sta in cucina tutto il tempo e si lamenta che nessuno le da una mano. Allora Gesù si scoccia e le dice: "Dai Marta, vieni a sederti con noi, che se poi manca qualcosa, te lo moltiplico io!"

E la Marta: "E’ no, Cristo! Che poi tu da una focaccia ne fai qua venti, e non sanno mai di niente!"

"Che stronzata!"

Arriva la sciùra ciabattando.

"Ragazzi vi arrangiate voi, vero? Ecco le tovagliette, le posate e i tovaglioli sono lì dietro. Guarda un pò, girati bel giovanotto! Che sono lì, che ti guardano sulla mensola. Adesso vi porto il pane. Vino o birra?"

"A dire il vero acqua, naturale, grazie" sorrido un pò deforme.

"Va bene, ah, tieni cara, ti lascio il foglio, segna tu cosa volete mangiare.

Dai che lo so che sei brava, che io qui divento matta con tutta sta gente!"

Senza parole comincio a scrivere mentre prendi i tovaglioli avvilito.

Attacchi: "Certo che sei proprio brava. Scrivi, scrivi, eh, eh, eh. E mi raccomando, bello grande, che se l’Adele non capisce ci fa pisciare nel piatto dal cane! Ma l’hai visto, quel cane che c’è sempre in cucina?"

"Bhè, almeno qui per fumare non serve chiedere il permesso!"

"Brava, mi hai fatto venir voglia, vuoi una sizza?"

Arriva l’Adele ciabattando più di prima.

"E’ no, bel giovanotto! Se vuoi fumare devi stare vicino al bancone, è cambiata la legge caro, qui non fuma più nessuno."

"Ma come, è cambiata la legge in una settimana?"

"Fuori, fuori, alza il culetto, dai! Hai finito di scrivere, cara? Brava, guarda che bella calligrafia grande, brava, così si fa! Io quelli che scrivono piccolo piccolo

i mazzeresi!"

Intanto te ne stai imbambolato contro il bancone, e mi fai segno con le mani se voglio fumarmi una sizza in compagnia.

No, caro, ti spiego con le mani anch’io. Non mi viene neanche in mente, di starmene in piedi con il culo a portata briscola! L’orazione gestuale è un pò complicata, infatti non capisci un cazzo e mi ripeti la stessa mimica domanda.

L’Adele ti passa davanti con due piatti fumanti di trippa, ti aspiri due centimetri di divieto in un tiro solo e compari giusto giusto sulla scia della locandiera, ti siedi al volo mentre ti sta appoggiando il piatto davanti.

Sghignazzo.

"Cos’è? Avevi paura che ti sgridasse davanti a tutti?"

"Ma va, che scema! E’ che dopo tutta sta fatica, mi scocciava mangiare la trippa fredda" e affronti il piatto attaccando col brodo.

Il coro della briscola:

"All’osteria numero nove

paraponziponzipà

la servetta fa le prove

paraponziponzipà

fa le prove col prosciutto

per veder se c’entra tutto…………."

"Ma dai, e che cazzo, i cori no! Ma proprio adesso?"

Mi urli addosso perché diversamente è impossibile capirsi.

"A me viene da piangereee!"

"Guarda che i cantori sono i tuoi aficionados, sono quelli della briscola!"

"Sarà contenta l’Adele, non io di certo. Così si sgolano tutto il vino che hanno nel fiato, e poi ne chiedono ancora!"

Il coro della briscola:

"All’osteria numero mille……….."

Ho finito al volo e ti guardo ingollare l’ultimo boccone senza prender fiato.

"Che ne dici, andiamo?"

"Perché? Non hai voglia di scrivere La torta della casa x 2, sul foglietto?"

"Dai scemo! Andiamo. Ho bisogno di nicotina!"

La sciùra Adele asciuga i bicchieri dietro il bancone rivestito di rame, in coordinato con l’orologio appeso tra le bottiglie di grappa, che non si capisce se vuole essere un sole o una lattina di chinotto esplosa.

"Ma come ragazzi, niente torta della casa stasera?"

Ovviamente non gliene frega niente di ascoltare la risposta, e continua.

"Allora bel giovanotto, l’acqua e le due trippe, fanno sei euro."

Hai solo un cinquanta nel portafoglio e io idem. L’Adele storce il naso, e poi caccia il resto dal portafogli che tiene nascosto in una tasca della vestaglietta.

Appena chiusa la porta col vetro zigrinato, mi guardi tra l’allibito e il divertito e attacchi a bofonchiare.

"Certo che sta Adele fa sempre storie per il resto, ma mai una volta che batta lo scontrino!"

"E vabbè, cosa pretendi per sei euro?"

Nel frattempo mi annuso la giacca che sa di verze e salsiccia alla brace, di cui sul menù non c’era traccia.

"Ci mancherebbe pure di pagarne di più, quella la prossima volta la trippa ce la fa portare da casa e vedi se non ci fa pagare sei euro uguale!"

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