RACCONTO GIAPPONESEX
di Fabio Viola
Quinta puntata.
(Una nuova puntata del nipporeportage plurititolato di Fabio Viola. Argomento preponderante: il sesso.M.U.)
Innanzitutto: io ora, proprio adesso, sto assaporando un earl grey muffin (esatto: un muffin al gusto di tè al bergamotto) mentre sorseggio un hot mocha chocolate latte (sic!) davanti a uno schermo al plasma ultrapiatto widescreen. Sul mio bicchierone di carta c’é scritto, in italiano: "Mi dia un caffè!"
Poi: io posso dire di aver provato un banana kurogoma (= sesamo nero) mocha frappuccino. E voi no.
E inoltre: ieri sera ho mangiato ume soumen (= spaghetti di farina di frumento all’ume, cioè alla prugna - spaghetti rosa!) in salsa fredda di soia et altera. Meravigliosi.
E infine e soprattutto, finalmente Essa esiste! Cioè: la mia nuova, fiammante macchinetta fotografica digitale. Ho scelto una Fujifilm Finepix f440, di colore grigio argentato. E’ fichissima ed è piccola, molto piccola. Prezzo: 33mila yen (= circa 260 euri) ma inclusa nel prezzo ho avuta una schedina di memoria da 128 mega, che si aggiunge a quella da 16 mega in dotazione alla macchinetta. In breve: posso eternare ogni fotogramma della mia non più vuota vita (a proposito di consumismo…), ma anche fare brevi filmati con il sonoro. In regalo il commesso mi ha appioppato anche un oggetto che definire giapponese dentro è definire poco. Trattasi di una specie di supporto giallo per appoggiare la macchinetta sopra alle bottiglie, in modo da facilitare le foto con autoscatto laddove non si possa chiedere a nessuno di scattare per noi. Per esempio chessò, in un bosco. O su una zattera in mezzo all’oceano. O a Isernia. Tanto si sa che al mondo ci sono molte più bottiglie che persone.
Passando ad altro. Tra una settimana torno a Forza Italia e comincio già da ora ad accumulare tristezza. Più che altro mi sembra di non essere mai arrivato. Come se dovessi ancora atterrare al Kansai. Forse i molti anni (troppi) passati a pensare il Giappone mi hanno reso eccessivamente partecipe della cosa. Ho l’impressione di aver vissuto qui molto a lungo. Di dover partire per la vacanza tornando in Italia e non viceversa.
Qui finora sono stato davvero molto bene, ma in un modo complesso, diciamo sfaccettato. Ma non mi va di stare a dire perché. Mi dispiace tornare a Roma punto e basta. Ma magari ci torno, neanche troppo in là.
Oggi me ne vado a Shinsaibashi (zona di Osaka) a fare qualche foto (con la mia nuova, fiammante macchinetta fotografica digitale Fujifilm Finepix f440, che da qui in avanti chiamerò per amor di brevità soltanto "fiammante macchinetta fotografica digitale Fujifilm Finepix f440. Si tratta di un quartiere scanalato da una sequenza imponente di shoutengai (= specie di gallerie piene di negozi e ristoranti, diciamo tipo la Galleria di Milano ma meno acchittate). La cosa bella di questa zona, che parte da Namba e arriva fino quasi a Yodoyabashi (a voi frega una ceppa, ma è per quartierizzare la spiegazione, insomma per far presente la notevole estensione della cosa in questione) è che tra una shoutengai e l’altra ci sono dei ponti su alcuni dei fiumicini che attraversano Osaka, e che da essi si può godere di un gran bel panorama. Palazzi rivestiti di insegne luminose e non, tutti appiccicati uno all’altro e affacciati sui corsi d’acqua. La mia amata (a posteriori) professoressa D’Angelo al liceo avrebbe definite quelle viste "sublimi", e avrebbe cominciato a parlare di Kant e Caspar David Friedrich. O se pure non avesse avuto voglia di farlo, lo faccio adesso io e oso tirarla in ballo. Poi andrò a Temmabashi e farò le foto anche lì. Perchè è fico. (Si, mi sono affezionato a Osaka. embè? La mia passione per Pesaro doveva pure portarmi da qualche parte).
Per chiudere questo pezzo sconclusionatissimo, un dialogo:
- Hai visto che troiacce le ragazze giapponesi?
- Eh?
- Eh.
- No, veramente non mi sembrava. Cioé, non tutte.
- Allora ti dico solo che spesso vengono qui a mangiare, ma solo per un motivo.
- E quale?
- L’uomo latino.
- E dov’è?
- Nella loro testa. Certo non qui, ma nella loro testa si.
- E quindi?
- E quindi vengono qui e fanno delle avances spudoratissime.
- Tipo…?
- Tipo che si aspettano che pizzichi loro il sedere, e se non lo fai tu ti prendono la mano e se la schiaffano sulle chiappe.
- Ma stiamo scherzando??
- No. A me è successo molte volte. Prova ad andare in un locale frequentato da stranieri una di queste sere. Ci troverai americani e inglesi e francesi arrapati che se ne trombano almeno una a sera.
- Ma…
- Ma che?
- Boh, che squallore.
- Puoi dar loro torto? Ma hai visto che sono gli uomini giapponesi?
- Che sono?
- Sono rudi. Basta che fai una gentilezza a una qualunque ragazzetta giapponese e quella ti tira le mutandine in faccia.
- In faccia? A me?
- Non dico proprio a te, ma anche a te. Sii gentile con loro, provaci.
- Ma no!
- Perché? Non sei curioso del Giappone?
- Si, ma del Giappone che dico io.
- Ma il Giappone é anche questo.
- Questo a me non interessa.
- Dovrebbe. Io sono un uomo sposato ( con una giapponese, ndr), e certe cose non posso più permettermele, ma tu sei giovane e libero.
- Ah, sono libero…
- Eh, non lo sei?
- Libero di fare che?
- Il cazzo che ti pare.
- Non saprei…
- Certo, sei anche libero di non fare assolutamente niente, se del mondo preferisci avere solo un’immagine, senza sporcarti mai le mani.
- Qui ti danno sempre fazzoletti umidificati e profumati, ogni volta che ti siedi in un bar o un ristorante.
- Cambi discorso?
- No.
- Hai bisogno di fazzoletti umidificati per sbatterti una di quelle troiette?
- Ma come parli? chi ti conosce!
- Hmm, é che qui non posso mai parlare italiano, scusa, mi sembrava di poter chiacchierare apertamente con te.
- Ti sembrava male.
- Ok, come non detto.
- Ma ormai l’hai detto.
- Devo lavorare adesso.
- Io no. Non adesso, comunque.
- Ammetti che ci stai pensando su però.
- Non ammetto proprio niente.
- Ma te lo leggo negli occhi.
- Ora sei pure oculista?
- Dai, permaloso.
- Che palle.
- Devo lavorare.
- Ma non riposi mai?
- Un giorno a settimana.
- E che fai?
- Guardo la televisione, chiamo i fornitori…
- Esaltante. Perché non studi il giapponese?
- E a che scopo?
- Sbatterti una troietta dopo averci almeno parlato?
- Ma parlato di che?
- Di qualcosa, che ne so!
- Non serve.
- Ma cosa serve?
- Boh, divertirsi nel tuo caso specifico.
- E ci si diverte solo scopando?
- Di solito si. Di sicuro tu si.
- Io si? Ma che ne sai tu di me?
- Te lo leggo negli occhi.
- Cosa?
- Che dovresti scoparti una di quelle troiette.
- A fanculo le troiette, tu e chi la pensa come te. Io domani mi compro gli occhiali da sole.
(Le precedenti puntate: le prime 2 mer. 29.9. La terza dom 3.10. La quarta dom.10.10.)