IMMERSIONE SENZA BOMBOLE NELLA DESOLAZIONE
di Marco Rovelli
(Giorni fa abbiamo inaugurato con Lorenzo Galbiati “Palcosceno”, la rubrica di critica teatrale. Da adesso abbiamo anche quella di critica televisiva. La chiamo col bellissimo titolo di questo pezzo. Di Marco Rovelli a.k.a. Alderano – primo dei miei link. Poeta e cantante del gruppo “Les anarchistes”, vincitore del Premio Ciampi. Non guardando quasi mai la tivu ci pare logico – a lui e a me – che debba occuparsi proprio lui di televisione. Siamo grosso modo nello spirito delle “prerecensioni”. Buona lettura. M.U.)
‘Su Hitler non mi viene in mente niente’ scrive Karl Kraus nella Terza notte di Valpurga. Niente. Il limite è stato raggiunto. (Nemmeno Kraus, con la sua potenza linguistica capace di immensi aforismi e di sublime satira, può dire più nulla). Non è solo questione di morale (anzi, la morale non c’entra per nulla). Il fatto è che nessuna parola può essere rovesciata, là dove vige il rovesciamento integrale. Dove regna il falso – dove esso è il fondamento – nessuna parola può essere vera. Dopo Hitler niente può più venire in mente. Guy Debord lo sa, e parla in questa desolazione – in questa wasteland.
“ Unreal city, / Under, the brown fog of a winter dawn, / A crowd flowed over London Bridge, so many, / I had not thought death had undone so many.”
Questi uomini cantati da Eliot - uomini infernali della città irreale, disfatti dalla morte - sono incapaci di parlare, espropriati della loro essenza spirituale: del loro linguaggio, della capacità di vivere nel linguaggio. Hollow men, uomini vuoti – vuoti perché non possono più darsi vita nel linguaggio creatore.
“« Do / You know nothing? Do you see nothing? Do you remember / Nothing?»”
Quello che viene in mente, è il vuoto. Gli uomini svuotati dallo Spettacolo – sformati dall’informazione (che peraltro fa il suo mestiere: mette-in-forma – e la forma è vuota). Homines viatori, in un esilio che attende il ritorno alla Patria Celeste – che si mostra nell’icona televisiva. Solo lì, è il vero. Il resto è solo degradazione, e ha realtà solo nella misura in cui partecipa dell’essere vero che lì si mostra.
Lo Spettacolo – Debord non si stanca di dirlo – non va identificato, come troppo spesso si fa, con i mass-media, o con la tv: esso è il sistema sociale globale. Ma la tv è pur sempre la sua icona, il canale dove esso si mostra: mostra la sua essenza realissima. E il reale dello Spettacolo, appunto, è il falso.
Se Blob rimane la trasmissione più efficace, è perché in esso si mostra compiutamente la degradazione e il rovesciamento del linguaggio nello spettacolo. L’impossibilità di dire il vero. E non a caso il vero inventore di Blob è proprio Debord, con i suoi film. Blob è immortale, perché immortale è lo Spettacolo.
Blob – che è l’unico programma che io segua quando posso – è davvero una profondissima Immersione Senza Bombole Nella Desolazione.
“« Are you alive, or not? Is there nothing in your head?»”