DELIRIUM
di Georg Trakl
La neve nera che dai tetti cola:
un rosso artiglio t’affonda nella fronte,
nella stanza colano ghiacci azzurri
sono gli specchi morti degli amanti.
In gravi schegge il capo si frantuma
e dietro l’ombra
pensa nello specchio dei ghiacci azzurri
il gelido sorriso
d’una morta sgualdrina.
In odor di garofani
Il vento della sera piange.
(Poche note per chi casomai non lo conoscesse: Georg Trakl (1887-1914) salisburghese, studia farmacia, prova a lavorare ma sempre senza successo, non resiste, morso dall’inquietudine fa pratica di droghe. Pubblica le prime poesie mentre è ufficiale sanitario nell’esercito dell’impero in Galizia, dove dovrà assistere una massa di feriti gravi, esperienza che lo colpirà in maniera decisiva tanto è vero che tenterà il suicidio, verrà salvato e poi il colpo fatale gli riuscirà pochissimo tempo dopo in un ospedale psichiatrico di Cracovia per mezzo di una overdose di cocaina. Una vita breve come uno sparo, nella quale ci sarà posto anche per un incesto consumato con l’amatissima sorella Grete, che a sua volta la farà finita poco dopo la morte del fratello. Due raccolte di poesie all’attivo, la seconda pubblicata postuma. Tra simbolismo e primi rauchi vagiti di espressionismo, quella di Trakl è poesia unica, tagliente, delirante. Pieno di ossessioni, mortalmente ferito da sempre, Trakl è stato un poeta rappresentativo della caduta dell’uomo solo e disperato all’interno della generale caduta dell’impero austroungarico. Straniero in patria e in definitiva tra tutti gli uomini, il poeta mette fine a sé stesso per manifesta incapacità di vivere. Anticipa gli espressionisti, è padre artistico di una lunga schiera di poeti tedeschi fino a oggi. Si è parlato di colorismo trakliano per l’uso dei colori in funzione simbolica: il rosso come sofferenza del corpo, come passione, come morte, nell’incupirsi fino al nero; il giallo come perversione e disfacimento; il bianco a dipingere l’ignoto.)