SENZA TITOLO
Sono a letto con mia moglie, è stata una giornata pesante, quei bastardi m’hanno veramente rotto il cazzo, meno male che adesso la concorrenza è sotto di brutto, la loro striscia quotidiana va a farsi fottere sempre più.
Mia moglie, mah, che cazzo, sempre la stessa minestra ripassata, sono troppo stanco, non mi va nemmeno di andare di là e farmi il whiskino, ma vaffanculo, torno in camera da letto, la mia signora dorme, russa persino, sono talmente stanco che non ce la faccio a prendere sonno e domani ho un’altra maledetta riunione con i capistruttura, spengo la luce e che dio m’assista, sfilano in brutta mostra nella mia testa le immagini della giornata, vivo di immagini, picchio col tubo catodico, io, finita da un pezzo l’era dei manganelli, non lasciamo lividi ma facciamo più male, lo diceva Montanelli, lui criticava la cosa, vaffanculo a lui e al contempo pace all’anima sua, aveva ragione ma questa è la legge della giungla.
Un’ombra, mia moglie si sveglia, ha il sonno leggero, un’ombra, l’ombra si avvicina, chi cazzo è? si avventa su di me, un ladro, un assassino, mi tira una coltellata, vedo la luce argentea della lama che risale per il colpo successivo, ora scende, mi prende a un orecchio, la mia signora urla, tenta di ammazzarci, l’assassino, il ladro, il marocchino, lo zingaro, colpisce con un coltello, riesco a schivare i colpi decisivi, mia moglie urla, io pure, è la fine? no, non mollo, questo lo sistemo, io ce l’ho duro, gli tiro un cartone in faccia, è un mingherlino, cade, il bastardo, mia moglie accende la luce, trema, urla.
E’ mio figlio! mio figlio! mio figlio! mio figlio!, fa cadere il coltello, ha gli occhi spenti, siamo in un lago di sangue ma siamo vivi, non ricordo nient’altro, mi risveglio all’ospedale, che per carità non si sappia, che per carità non si sappia, io la tivu la faccio, non voglio essere fottuto dalla tivu, figlio mio assassino ti perdono ma che non si sappia, che la tivu non lo dica, io la tivu la conosco, io la tivu la faccio.