IL TRADIMENTO TEDESCO
A seguito del mio pezzullo di domenica “Tremaglia: un surrealista inconsapevole”, è nato un piccolo dibattito nel quale si è parlato – non incidentalmente – di nazismo e fascismo. Io me la sono sbrigata al volo (d’altra parte i blog sono così: spesso, o forse sempre, non si ha il tempo di approfondire). Allora mi è venuta l’idea di sottoporre alla vostra attenzione un testo di venti anni fa nel quale si parla, per più di 400 pagine, del rapporto tra nazisti e fascisti, con particolare riferimento all’ultimissima fase della guerra. Autore de “Il tradimento tedesco”, questo è il titolo del libro edito in Italia nell’83 da Rizzoli, (non so se è stato ristampato in seguito) è Erich Kuby, giornalista e storico tedesco di grande spessore, famoso come “anticonformista in servizio attivo”. Soldato semplice della Wehrmacht dal 1939 al 45 – gli ultimi tre anni passati sul fronte russo. Questo libro non vuole asssolutamente cancellare le pesanti responsabilità di chi si trovò, dalla parte dei fascisti, implicato in quei tragici fatti, ma, a mio avviso, tenta di dimostrare, dati alla mano, anche questo: nazismo e fascismo erano due sistemi politici simili, i rispettivi dittatori erano invece profondamente diversi; con quel che ne conseguì. E fu perpetrato, da parte di Hitler e dei suoi accoliti, quello che Kuby chiama “un tradimento alla tedesca” ai danni dell’alleato. Vi riporto integralmente le note di copertina:
Riprendendo un atteggiamento nei confronti dell’Italia che nei paesi tedeschi era già stato corrente a partire dal primo conflitto mondiale, a causa dell’entrata in guerra del nostro paese contro gli Imperi Centrali di cui era alleato, la propaganda nazista giustificò l’atteggiamento della Germania nei confronti dell’Italia – sin dalla campagna di Russia – come risposta a un presunto tradimento dell’alleato tedesco da parte del nostro paese: legittimando così tra l’altro l’invasione della penisola, l’esautorazione dei comandi italiani, le requisizioni, la spogliazione dell’industria, la deportazione di oltre 600.000 soldati italiani. Finora, la storiografia italiana ha visto il periodo che va dal settembre 1943 all’aprile 1945 soprattutto dal punto di vista della Resistenza: mancava una indagine puntuale sull’operato degli occupanti nazisti nel nostro paese – così come, da parte tedesca, mancava anche una seria raccolta di fonti sull’argomento.
Erich Kuby – il giornalista che il premio Nobel Heinrich Boell ha definito “uno che tira sassi in piccionaia senza mai fallire il bersaglio”, autore di indagini sensazionali quali quella sul caso della “ragazza Rosemarie”, e di ricerche che hanno rivoluzionato le idee correnti su tutta una serie di temi storici (I Russi a Berlino), si è assunto con appassionata tenacia il compito di colmare questa lacuna: per raccogliere il vasto materiale egli ha impiegato tre anni, estendendo le proprie ricerche fino ai capi superstiti delle SS che si sono rifugiati, dopo la guerra, nell’America del Sud.
Kuby riscrive in questo libro la storia dei rapporti tra Hitler e Mussolini, tra nazismo e fascismo, e dimostra come sia stata la Germania nazista a ingannare sistematicamente l’”alleato” italiano su tutte le questioni fondamentali di politica estera (per esempio i rapporti con Stalin, l’annessione all’Austria, la questione di Danzica, l’entrata in guerra) e di politica interna (per esempio nel campo delle persecuzioni antisemite).
Intorno a questo tema fondamentale Kuby organizza tutta la storia del secondo conflitto mondiale, utilizzando una grande massa di informazioni in buona parte inedite e documenti di estrema drammaticità (come le registrazioni delle conversazioni telefoniche di Hitler, o le intercettazioni di quelle di Mussolini e di altri gerarchi fascisti) e fornendo nuove interpretazioni di molti episodi e nuove valutazioni dell’operato di molti esponenti del nazismo e del fascismo.
Per concludere, riporto dall’introduzione alla edizione italiana, dello stesso Erich Kuby:
Riconosco di non aver superato del tutto uno scoglio. Perché mi accorgo io stesso di aver collocato Mussolini in una luce forse troppo favorevole, che rischia di urtare il lettore italiano. Ma vorrei pregarlo di non dimenticare che io ho proceduto a un’analisi comparativa fra il sistema fascista e la persona del duce da un lato e il nazionalsocialismo e la persona di Hitler dall’altro, e di tenere presente la verità ormai storicamente provata che la dittatura tedesca applicò, perfezionandole via via, pratiche delittuose contro l’umanità, un obbrobrio che fu risparmiato, per loro fortuna, agli italiani.