The FK experience

October 19, 2004

POLITICAMENTE CORRETTO

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 1:54 pm

di Riccardo Ferrazzi

(Un Ferrazzi in gran forma, questo, secondo me. Eccovi il suo ultimo pezzo. M.U.)

A militare mi è capitato più volte di fare lo spazzino e non è escluso che, prima di lasciare questa valle di lacrime, mi capiti di doverlo fare ancora. Avviso tutti gli interessati: se mi vedete in tuta con una scopa di saggina in mano e mi chiamate “operatore ecologico”, ve la rompo sulla testa. E vi dico perché.

In che cosa migliora la mia situazione se mi cambiate nome ? Cambiatemi stipendio, piuttosto. Non avete i soldi per farlo ? E allora state zitti. Le parole non costano niente ma non danno niente. O meglio, mi correggo: non danno niente a me. A voi invece qualcosa danno.

Voi passate per la strada, mi vedete lavorare in mezzo alla sporcizia, e vi sentite colpevoli per il vostro vestito immacolato, per le sospensioni dell’auto che preservano il vostro culo da urti troppo violenti, per il climatizzatore che vi tiene al calduccio, ecc. ecc. E allora, in un empito di solidarietà sociale, siete presi dalla compassione per me (così come compiangete i negri e i pellerossa - pardon: le “persone di colore”, deprecate la sorte degli animali dello zoo - pardon: il “bioparco”, gli storpi e gli sciancati - pardon: le “persone diversamente abili”) e decidete: qui bisogna fare qualcosa !

Ma ci deve pur essere qualcuno che pulisca le strade dalle schifezze che ci lasciate cadere voi. Di questo siete vagamente consapevoli. E allora che si fa ?

Perbacco, eliminiamo almeno il fastidioso senso di colpa che ci prende quando pronunciamo la parola “spazzino”. Allo spazzino non gli cambierà la vita neanche un po’, ma vuoi mettere come staremo meglio noi ? Perché dovremmo perdere tempo ed energie per fare in modo che la pulizia delle strade sia un lavoro ben remunerato e addirittura ricercato ? Per quanti altri mestieri dovremmo ripetere un’operazione di questo genere ? Non basterebbero le risorse della comunità ! E allora salviamoci l’anima. Chiamiamo lo spazzino “operatore ecologico” e con questo brillante esercizio di ipocrisia abbiamo soddisfatto le esigenze del nostro egoismo. Non abbiamo tirato fuori un quattrino, non ci siamo impegnati a nulla, non abbiamo migliorato la condizione di nessuno, non abbiamo cambiato neanche i nostri veri sentimenti nei confronti di Tizio o di Caio per il lavoro che fa o per la per la pelle che ha, ma gli abbiamo appiccicato in fronte un’etichetta diversa, e questo basta per appagare la nostra coscienza.

Be’ io non ci sto. Avrò una coscienza fatta in un modo strano, ma voglio chiamare cose e persone con il loro nome. E se questo mi procura dei sensi di colpa vuol dire che me li gestirò. Ogni volta che ci si sente in colpa c’è qualcosa che non va e siamo noi a doverci impegnare per cambiare le cose - le cose, non le parole. Cambiar nome alla realtà non è affrontare i problemi: è barare al gioco.

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